<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
	<channel>
		<title><![CDATA[Comunisti nella Federazione della Sinistra - Tutti i forum]]></title>
		<link>http://forumsinistra.info/</link>
		<description><![CDATA[Comunisti nella Federazione della Sinistra - http://forumsinistra.info]]></description>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 18:47:09 +0100</pubDate>
		<generator>MyBB</generator>
		<item>
			<title><![CDATA[Patto Bersani-Hollande per cambiare l'UE]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-patto-bersani-hollande-per-cambiare-l-ue</link>
			<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 10:10:27 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-patto-bersani-hollande-per-cambiare-l-ue</guid>
			<description><![CDATA[Queste sono notizie importanti, che possono far cambiare rotta all'Europa, certo poi i demagoghi alla Di pietro o Grassi non avrebbero più nulla da fare e non potrebbero più ripetere a machinetta i loro ameni slogan contro Bersani, ma probabilmente continuerebbero, basta far finta di non vedere oltre il proprio naso e continuare a mistificare le posizioni altrui, sperando che qualcuno ci caschi così da prendere qualche voto stiracchiato. Metodo Bossi.<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Patto Bersani-Hollande per cambiare l'Ue</span><br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/italia/patto-bersani-hollande-per-cambiare-l-ue-1.363294" target="_blank">http://www.unita.it/italia/patto-bersani...e-1.363294</a><br />
<br />
Pier Luigi Bersani e Francois Hollande uniti nella battaglia per cambiare il trattato europeo e modificare l'asse delle politiche dominati, contrassegnate dal binomio Merkel-Sarkozy. In conferenza stampa i due leader dei partiti maggioritari del centrosinistra italiano e quello francese, annunciano una battaglia comune contro la locomotiva franco-tedesca. <br />
<br />
Pier Luigi Bersani e Francois Hollande uniti nella battaglia per cambiare il trattato europeo e modificare l'asse delle politiche dominati, contrassegnate dal binomio Merkel-Sarkozy. In conferenza stampa i due leader dei partiti maggioritari del centrosinistra italiano e quello francese, annunciano una battaglia comune contro la locomotiva franco-tedesca. <br />
<br />
Nel mirino le norme che impongono il pareggio di bilancio, a prescindere dalle situazioni di contesto. «C'è il rischio di una spirale infernale recessione-austerità-recessione», dice Hollande che invita «a considerare una piega diversa da quella di oggi, da quella delineata da un patto» che non esita a definire «limitato e folle». Bisogna cambiare l'Europa dicono all'unisono Hollande e Bersani a cominciare «dalle politiche nazionali» osserva il francese. Una prospettica che il Pd «appoggia con grande forza e convinzione» perchè le conclusioni a cui è giunto il vertice europeo «non sono certe per i cittadini e per i mercati. <br />
<br />
Deve essere chiaro- dice Bersani- che noi difendiamo l'euro e che vogliamo darci una disciplina nei bilanci ma denunciamo con franchezza il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità». Le presidenziali francesi sono un tassello decisivo per la costruzione di una piattaforma comune dei progressisti europei. «Una vittoria in Francia di Francois Hollande- spiega Bersani- può aprire prospettive per una Europa che deve cambiare rotta colo sostegno dei progressisti».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Queste sono notizie importanti, che possono far cambiare rotta all'Europa, certo poi i demagoghi alla Di pietro o Grassi non avrebbero più nulla da fare e non potrebbero più ripetere a machinetta i loro ameni slogan contro Bersani, ma probabilmente continuerebbero, basta far finta di non vedere oltre il proprio naso e continuare a mistificare le posizioni altrui, sperando che qualcuno ci caschi così da prendere qualche voto stiracchiato. Metodo Bossi.<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Patto Bersani-Hollande per cambiare l'Ue</span><br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/italia/patto-bersani-hollande-per-cambiare-l-ue-1.363294" target="_blank">http://www.unita.it/italia/patto-bersani...e-1.363294</a><br />
<br />
Pier Luigi Bersani e Francois Hollande uniti nella battaglia per cambiare il trattato europeo e modificare l'asse delle politiche dominati, contrassegnate dal binomio Merkel-Sarkozy. In conferenza stampa i due leader dei partiti maggioritari del centrosinistra italiano e quello francese, annunciano una battaglia comune contro la locomotiva franco-tedesca. <br />
<br />
Pier Luigi Bersani e Francois Hollande uniti nella battaglia per cambiare il trattato europeo e modificare l'asse delle politiche dominati, contrassegnate dal binomio Merkel-Sarkozy. In conferenza stampa i due leader dei partiti maggioritari del centrosinistra italiano e quello francese, annunciano una battaglia comune contro la locomotiva franco-tedesca. <br />
<br />
Nel mirino le norme che impongono il pareggio di bilancio, a prescindere dalle situazioni di contesto. «C'è il rischio di una spirale infernale recessione-austerità-recessione», dice Hollande che invita «a considerare una piega diversa da quella di oggi, da quella delineata da un patto» che non esita a definire «limitato e folle». Bisogna cambiare l'Europa dicono all'unisono Hollande e Bersani a cominciare «dalle politiche nazionali» osserva il francese. Una prospettica che il Pd «appoggia con grande forza e convinzione» perchè le conclusioni a cui è giunto il vertice europeo «non sono certe per i cittadini e per i mercati. <br />
<br />
Deve essere chiaro- dice Bersani- che noi difendiamo l'euro e che vogliamo darci una disciplina nei bilanci ma denunciamo con franchezza il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità». Le presidenziali francesi sono un tassello decisivo per la costruzione di una piattaforma comune dei progressisti europei. «Una vittoria in Francia di Francois Hollande- spiega Bersani- può aprire prospettive per una Europa che deve cambiare rotta colo sostegno dei progressisti».]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Neonazista ammazza senegalesi a Firenze, non è follia è razzismo]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-neonazista-ammazza-senegalesi-a-firenze-non-%C3%A8-follia-%C3%A8-razzismo</link>
			<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:47:03 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-neonazista-ammazza-senegalesi-a-firenze-non-%C3%A8-follia-%C3%A8-razzismo</guid>
			<description><![CDATA[Frequentatore di Casa Pound <a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/foto/il_killer_era_iscritto_a_casa_pound-26545278/1/?ref=HREA-1" target="_blank">http://firenze.repubblica.it/cronaca/201...ref=HREA-1</a><br />
<br />
I fascisti cool che piacciono ai Sansonetti, ai Mughini, ai Telese, ai vecchi brigatisti e le loro zone grigie.<br />
<br />
NON E' FOLLIA E' RAZZISMO<br />
<br />
La provinciale reazione del sindaco di Firenze, Renzi, più preoccupato a dire che l'assassino non era di Firenze, "veniva da fuori", che a prendere atto della gravità della situazione e ad adoperarsi alla chiusura di tutti i centri fascisti. A questo siamo ridotti, al culto campanilista e tribale della comunità.<br />
<br />
A 5 mesi dalla strage in Norvegia <a href="http://forumsinistra.info/discussione-orrenda-strage-in-norvegia" target="_blank">orrenda strage in norvegia</a><br />
<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Firenze, spari contro i senegalesi<br />
estremista fa due morti e si uccide</span><br />
<br />
Il killer è Gianluca Casseri, 50enne con frequentazioni nella destra razzista. La follia probabilmente innescata da un diverbio: prima i colpi contro gli ambulanti in piazza Dalmazia, poi la fuga e altri spari. Circondato dalla polizia, ha rivolto l'arma contro se stesso di LAURA MONTANARI<br />
 <br />
<br />
<br />
Gianluca Casseri (ansa)<br />
 FIRENZE - La prima volta che appare in piazza Dalmazia non è armato. Si avvicina a un gruppetto di cittadini senegalesi che hanno le loro mercanzie per terra tra i banchi del mercato di un quartiere affollato della città. Succede qualcosa, probabilmente un diverbio. Gianluca Casseri, 50 anni, è un tipo solitario e ombroso 1. Abita a Firenze da poco tempo, ha passato il resto della sua vita in un paesino in provincia di Pistoia, a Cireglio sull'appennino. Ha frequentazioni nell'estrema destra, fondatore di una rivista oltranzista, "La Soglia".<br />
<br />
CONTINUA SU <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/news/firenze_gianluca_casseri_killer_senegalesi_suicida-26554634/" target="_blank">http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12...-26554634/</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Frequentatore di Casa Pound <a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/foto/il_killer_era_iscritto_a_casa_pound-26545278/1/?ref=HREA-1" target="_blank">http://firenze.repubblica.it/cronaca/201...ref=HREA-1</a><br />
<br />
I fascisti cool che piacciono ai Sansonetti, ai Mughini, ai Telese, ai vecchi brigatisti e le loro zone grigie.<br />
<br />
NON E' FOLLIA E' RAZZISMO<br />
<br />
La provinciale reazione del sindaco di Firenze, Renzi, più preoccupato a dire che l'assassino non era di Firenze, "veniva da fuori", che a prendere atto della gravità della situazione e ad adoperarsi alla chiusura di tutti i centri fascisti. A questo siamo ridotti, al culto campanilista e tribale della comunità.<br />
<br />
A 5 mesi dalla strage in Norvegia <a href="http://forumsinistra.info/discussione-orrenda-strage-in-norvegia" target="_blank">orrenda strage in norvegia</a><br />
<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Firenze, spari contro i senegalesi<br />
estremista fa due morti e si uccide</span><br />
<br />
Il killer è Gianluca Casseri, 50enne con frequentazioni nella destra razzista. La follia probabilmente innescata da un diverbio: prima i colpi contro gli ambulanti in piazza Dalmazia, poi la fuga e altri spari. Circondato dalla polizia, ha rivolto l'arma contro se stesso di LAURA MONTANARI<br />
 <br />
<br />
<br />
Gianluca Casseri (ansa)<br />
 FIRENZE - La prima volta che appare in piazza Dalmazia non è armato. Si avvicina a un gruppetto di cittadini senegalesi che hanno le loro mercanzie per terra tra i banchi del mercato di un quartiere affollato della città. Succede qualcosa, probabilmente un diverbio. Gianluca Casseri, 50 anni, è un tipo solitario e ombroso 1. Abita a Firenze da poco tempo, ha passato il resto della sua vita in un paesino in provincia di Pistoia, a Cireglio sull'appennino. Ha frequentazioni nell'estrema destra, fondatore di una rivista oltranzista, "La Soglia".<br />
<br />
CONTINUA SU <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/news/firenze_gianluca_casseri_killer_senegalesi_suicida-26554634/" target="_blank">http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12...-26554634/</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[ricordo di lucio magri]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-ricordo-di-lucio-magri</link>
			<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:15:05 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-ricordo-di-lucio-magri</guid>
			<description><![CDATA[<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_N5Ji1sfTrA&amp;feature=share"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_N5Ji1sfTrA&amp;feature=share" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object><hr />
LUCIO MAGRI - DILIBERTO: "INTELLETTUALE DI ENORME VALORE, CRITICO E MAI SCONTATO"<br />
 Inviato da : redazione | Mercoledì, 30 Novembre 2011 - 11:17 <br />
"Lucio Magri è stato un intellettuale e un dirigente di enorme valore per il movimento comunista e la sinistra italiana".<br />
Lo ricorda così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue "Critico attento, severo e mai scontato, il suo contributo alla discussione, dal Pci, alla fondazione del Manifesto, ai primi anni di Rifondazione dei quali conservo un affettuoso ricordo personale, fino all'ultimo suo libro 'Il sarto di Ulm', era una vera boccata d'ossigeno. Ne sentiremo tutti la mancanza. Esprimo il più sentito cordoglio a nome mio e di tutto il Partito".<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=7921&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank">http://www.comunisti-italiani.it/modules...=0&#x26;thold=0</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_N5Ji1sfTrA&amp;feature=share"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_N5Ji1sfTrA&amp;feature=share" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object><hr />
LUCIO MAGRI - DILIBERTO: "INTELLETTUALE DI ENORME VALORE, CRITICO E MAI SCONTATO"<br />
 Inviato da : redazione | Mercoledì, 30 Novembre 2011 - 11:17 <br />
"Lucio Magri è stato un intellettuale e un dirigente di enorme valore per il movimento comunista e la sinistra italiana".<br />
Lo ricorda così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue "Critico attento, severo e mai scontato, il suo contributo alla discussione, dal Pci, alla fondazione del Manifesto, ai primi anni di Rifondazione dei quali conservo un affettuoso ricordo personale, fino all'ultimo suo libro 'Il sarto di Ulm', era una vera boccata d'ossigeno. Ne sentiremo tutti la mancanza. Esprimo il più sentito cordoglio a nome mio e di tutto il Partito".<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=7921&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank">http://www.comunisti-italiani.it/modules...=0&thold=0</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Tangenti, arrestato Cristiani, PdL, vicepresidente della Lombardia]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-tangenti-arrestato-cristiani-pdl-vicepresidente-della-lombardia</link>
			<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:27:52 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-tangenti-arrestato-cristiani-pdl-vicepresidente-della-lombardia</guid>
			<description><![CDATA[Su Penati pendono le accuse dei denuncianti, due mesi a parlarne, questo invece pare che lo hanno trovato proprio con le mani nella marmellata in casa, vediamo che spazio verrà dato da Il fatto e gli altri mass-media:<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Tangenti, arrestato Cristiani (Pdl)<br />
vicepresidente della Lombardia</span><br />
<br />
Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), è stato arrestato all'alba dai carabinieri di Brescia. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Bonamartini nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro.<br />
 <br />
La tangente trovata in casa<br />
 Quando i carabinieri, questa mattina, hanno perquisito l'abitazione del vicepresidente del consiglio regionale lombardo, Franco Nicoli Cristiani, hanno trovato due buste che, in pezzi da 500 euro, contenevano un totale di 100mila euro che, secondo le indagini, avrebbe ricevuto nel settembre scorso dall'imprenditore Pierluca Locatelli, per agevolare l'iter di autorizzazione della discarica di Cappella Cantone, nel cremonese. Le banconote, che nel corso delle conversazioni intercettate erano chiamate 'Big Babol', sono state portate a casa di Nicoli Cristiani dall'imprenditore insieme con la moglie che dalle intercettazioni ambientali risultava preoccupatissima per il delicato trasporto. <br />
<br />
L'inchiesta<br />
 Le indagini, cominciate otto mesi fa e coordinate dai pm Silvia Bonardi e Carla Canaia, hanno portato anche al sequestro di alcuni cantieri della Brebemi in territorio di Milano e Bergamo. Destinatarie di ordinanze di custodia cautelare anche altre nove persone, tra cui un altro bresciano.<br />
 <br />
I reati: traffico di rifiuti illeciti e corruzione<br />
 Sono 150 i carabinieri del Comando Provinciale di Brescia, con personale del Ris e un elicottero di Orio al Serio che stanno arrestando imprenditori, funzionari pubblici e politici. I reati sono traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. Tra gli arrestati, oltre al vice presidente del Consiglio Regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani, anche il coordinatore degli staff dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della Lombardia.<br />
<br />
CONTINUA SU <a href="http://www.unita.it/italia/tangente-arrestato-cristiani-pdl-br-vicepresidente-consiglio-lombardia-1.357768" target="_blank">http://www.unita.it/italia/tangente-arre...a-1.357768</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Su Penati pendono le accuse dei denuncianti, due mesi a parlarne, questo invece pare che lo hanno trovato proprio con le mani nella marmellata in casa, vediamo che spazio verrà dato da Il fatto e gli altri mass-media:<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Tangenti, arrestato Cristiani (Pdl)<br />
vicepresidente della Lombardia</span><br />
<br />
Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), è stato arrestato all'alba dai carabinieri di Brescia. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Bonamartini nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro.<br />
 <br />
La tangente trovata in casa<br />
 Quando i carabinieri, questa mattina, hanno perquisito l'abitazione del vicepresidente del consiglio regionale lombardo, Franco Nicoli Cristiani, hanno trovato due buste che, in pezzi da 500 euro, contenevano un totale di 100mila euro che, secondo le indagini, avrebbe ricevuto nel settembre scorso dall'imprenditore Pierluca Locatelli, per agevolare l'iter di autorizzazione della discarica di Cappella Cantone, nel cremonese. Le banconote, che nel corso delle conversazioni intercettate erano chiamate 'Big Babol', sono state portate a casa di Nicoli Cristiani dall'imprenditore insieme con la moglie che dalle intercettazioni ambientali risultava preoccupatissima per il delicato trasporto. <br />
<br />
L'inchiesta<br />
 Le indagini, cominciate otto mesi fa e coordinate dai pm Silvia Bonardi e Carla Canaia, hanno portato anche al sequestro di alcuni cantieri della Brebemi in territorio di Milano e Bergamo. Destinatarie di ordinanze di custodia cautelare anche altre nove persone, tra cui un altro bresciano.<br />
 <br />
I reati: traffico di rifiuti illeciti e corruzione<br />
 Sono 150 i carabinieri del Comando Provinciale di Brescia, con personale del Ris e un elicottero di Orio al Serio che stanno arrestando imprenditori, funzionari pubblici e politici. I reati sono traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. Tra gli arrestati, oltre al vice presidente del Consiglio Regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani, anche il coordinatore degli staff dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della Lombardia.<br />
<br />
CONTINUA SU <a href="http://www.unita.it/italia/tangente-arrestato-cristiani-pdl-br-vicepresidente-consiglio-lombardia-1.357768" target="_blank">http://www.unita.it/italia/tangente-arre...a-1.357768</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[dimissioni di Berlusconi, nuovo governo Monti]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-dimissioni-di-berlusconi-nuovo-governo-monti</link>
			<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:33:44 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-dimissioni-di-berlusconi-nuovo-governo-monti</guid>
			<description><![CDATA["Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito<br />
pubblico italiano, fugare ogni equivoco o incomprensione"<br />
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:<br />
Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha<br />
oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto<br />
segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:<br />
1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio<br />
Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione<br />
diverrà operativa con l'approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;<br />
2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari<br />
sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;<br />
3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da<br />
parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente<br />
alle dimissioni dell'on. Berlusconi;<br />
4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del<br />
Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per<br />
dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.<br />
Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato<br />
periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni<br />
momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.350686...usconi.pdf" target="_blank">http://www.unita.it/polopoly_fs/1.350686...usconi.pdf</a> <br />
<br />
<br />
Con questo intervento Napolitano ha inchiodato Berlusconi, pensare c'è chi a "sinistra" lo insulta da anni, chissà cos'ha fatto contro il berlusconismo di concreto chi lo insulta, forse grandi analisi geopolitiche sulle lobby plutoniche e grandi autoaffermazioni di patenti rivoluzionarie.<br />
<br />
Link correlato: <a href="http://forumsinistra.info/discussione-po...6#pid22696" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-po...6#pid22696</a> <br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
GOVERNO: DILIBERTO (PDCI): SIC TRANSIT GLORIA MUNDI... MA NEANCHE GLORIA. CI SARA' TEMPO PER DISCUTERE DEL DOPO.<br />
<br />
<br />
pubblicata da Oliviero Diliberto il giorno sabato 12 novembre 2011 alle ore 22.13<br />
.<br />
<br />
<br />
<br />
Come al momento della caduta di Gheddafi Berlusconi ebbe a dichiarare, in questo momento vengono in mente le parole 'Sic transit gloria mundi...' ma quella di Berlusconi non è stata nemmeno gloria. Oggi è un giorno fausto per l'Italia. Ci sarà tempo per discutere del dopo ma intanto ci uniamo alla gioia di un popolo liberato.<br />
<br />
 <br />
<br />
Oliviero Diliberto<br />
Link pagina facebook<br />
<br />
<br />
<br />
Bersani: «Ora si può lavorare. Rimbocchiamoci le maniche»<br />
<br />
<br />
“E' chiaro che andando via Berlusconi non vanno via i problemi. Ma da domani si può cominciare a lavorare senza favole e mistificazioni. Rimboccandoci le maniche”. Prima una festa commossa in via dei Giubbonari, davanti a una delle sedi storiche del Pci con decine e decine di persone armate di tricolori e i cori “Bella Ciao”. Poi in un'intervista ai microfoni di Sky. Il segretario del pd Pier Luigi Bersani “festeggia” così la fine del quarto governo Berlusconi. Membri del Pd nel governo? “Noi – ha detto il segretario – non chiediamo garanzie di questo genere. Per noi la garanzia è Monti. La politica ha il compito di sbloccare ad esempio la legge elettorale, le riforme, il dimezzamento dei parlamentari. Il governo invece ha il compito drammatico della finanza”. Sulle ricette 'lacrime e sangue' che presumibilmente avanzerà il governo Monti risponde: «Senza equità non c'è ricetta che funzioni». Fra le idee in campo del Pd Bersani cita «un contributo dai grandi patrimoni immobiliari perché non possono essere sempre gli stessi a pagare». <br />
<br />
Bersani non esclude, “se necessario” un intervento sulla patrimoniale. “E' nei nostri programmi – spiega – un contributo a cominciare dai grandi patrimoni fiscali. Così come le liberalizzazioni e le semplificazioni burocratiche. Noi non mettiamo tempi né paletti a questo governo – aggiunge – e' difficile dire quanto durerà la tempesta, non si può far partire un governo azzopandolo in partenza”. E sulle consultazioni al Colle: “A Napolitano dirò che il Pd è a disposizione di un tentativo per un governo di emergenza e transizione che possa affrontare la crisi e che abbia carattere di totale novità”. Un governo puramente e semplicemente “tecnico”. <br />
<br />
Quanto alle condizioni che vorrebbe imporre il Pdl, "non hanno capito i problemi". E sui paletti che il partito dell'ex premier vuole mettere a Monti, Bersani aggiunge: "La garanzia non può essere Gianni Letta, ma Mario Monti che non ci farà arrivare letterine dalla Bce".<br />
 <br />
Poco prima, durante le festa in via dei Giubbonari, Bersani non poteva non citare il giaguaro caro a Crozza. "Ho già detto che abbiamo smacchiato la coda al giaguro ma per smacchiare tutto ci vorranno anni. A noi non interessano ribaltoni. siamo qui per dirlo e lo diremo anche a Napolitano". Quello di Monti, quindi, "sarà un governo di transizione". E sul pdl, sui paletti, sulle condizioni dettate da berlusconi al Presidente della Repubblica, il segretario del Pd ha deto: "Ci sono ancora delle contraddizioni e delle difficoltà ma siamo nel secondo tempo. E il tempo è ormai scaduto". <br />
<br />
<br />
<br />
<br />
12 novembre 2011<br />
<br />
<br />
Articoli Correlati<br />
Bersani: «Con Monti politica non abdica»<br />
D'Alema: «Monti è grande occasione»<br />
<br />
Vedi tutti gli articoli della sezione "Italia"<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/italia/bersani-ora-si-puo-lavorare-br-rimbocchiamoci-le-maniche-1.351900" target="_blank">http://www.unita.it/italia/bersani-ora-s...e-1.351900</a><hr />
Susanna Camusso: «Patrimoniale<br />
subito: così riparte la crescita»<br />
di Oreste Pivetta <br />
<br />
Susanna Camusso, segretario della Cgil, era in Puglia ieri. Ha incontrato i lavoratori della Teleperformance, un call center che minaccia di lasciare a casa quasi ottocento dipendenti (la cassa integrazione scade a dicembre), tra le sedi di Taranto e di Roma... Sembrava il call center il futuro per migliaia di giovani, la crisi ha rivelato la fragilità di un settore senza troppe regole, cresciuto in disordine, dimenticato daungoverno che di politica industriale non si è mai troppo occupato, malgrado tutto gli crollasse attorno. <br />
<br />
Segretario, in un giorno molto particolare, di preoccupazione e d‘attesa, tra la caduta di Berlusconi e la nascita, s’immagina rapida, di un nuovo esecutivo, che cosapuòaverle detto quell’incontro in “fabbrica”, tra tanti lavoratori, per lo più giovani? <br />
«Credo che quell’assemblea abbia in fondo raccontato il Paese, il suo stato d’animo. Solo ricordare che finalmente ci si è liberati da questo governo suscita consenso. Nessuno tra quei lavoratori ignora che in questi anni non s’è fatta politica industriale, non s’è fatta politica del lavoro, s’è cercato in ogni modo di mandareall’aria regole e diritti. Ovvio che si viva questa fine come unaliberazione. Ma l’ansia per il futuro è di tutti e tutti chiedono qualche certezza e qualche impegno. Vorrebbero non sentirsi abbandonati a se stessi». <br />
<br />
Un obiettivo è stato raggiunto. Lei ha più volte chiesto che il passo successivo alla caduta di Berlusconi fossero le elezioni. Probabilmente non sarà così. Continua a pensare che si dovrebbe andare alle urne?<br />
«L’esito naturale alla fine di una maggioranza è quello elettorale. Lo dico pensando alla distruzione della politica a cui abbiamo assistito, al trionfo dell’antipolitica, del qualunquismo, al crescere della sfiducia nella politica e nei politici, ridotti ormai nel sentire comune a casta di privilegiati. Per questo, per invertire la rotta, di fronte al tramonto di uno schieramento, credo che si dovrebbe restituire la parola, la responsabilità, la possibilità di scelta agli elettori. Capisco anche che non si possa infliggere a questo paese altri giorni di Berlusconi, perché ogni giorno in più di Berlusconi ci costa e abbiamo bisogno in una stagione d’emergenza di qualcuno che sia presentabile, di un governo di garanzia che sia credibile e restituisca credibilità al paese, per evitarci altri guai, altri danni». <br />
<br />
Per evitarci altri danni si continua a ripetereche il riferimento è la lettera dell’Unione europea. Voi avete sempre sostenuto che in quella lettera ci stanno indicazioni, che non possono rappresentare un diktat. Continuate a crederlo? <br />
«Non è la Bibbia la lettera. Qualsiasi governo autorevole si sarebbe presentato all’Europa per discutere. Ma il governo di Berlusconi, che fino all’ultimo ha fatto sapere di non credere nell’Europa, che cosa avrebbe potuto spendere in una discussione, in una trattativa? Un governo, autorevole appunto, già di fronte alle esitazioni della Merkel negli aiuti alla Grecia, avrebbe fatto sentire la propria voce. Invece niente, né prima né dopo». <br />
<br />
Non crede che il professor Monti, l’ormai senatore Monti, stimato, apprezzato, europeista convinto, con alle spalle un’importante esperienza europea, sia la persona giusta per contrattare con Bruxelles? <br />
«Intanto ricordiamoci che non esiste un governo Monti. Per rispetto, ora possiamo solo tacere. Quando Monti sarà effettivamente e formalmente incaricato dal Presidente della Repubblica allora potremo esprimerci. Chiunque diventi il capo del governo, dovrà comunque riprendere in mano quella lettera, che non indica la ricetta giusta e neppure l’unica ricetta per risollevare il paese.Che si debbano rimettere i conti in ordine lo vedono tutti. Che siano necessarie forti riforme strutturali è chiaro. La proposta della Ue è però nel solco delle politiche che hanno poi generato questa sofferenza. Bisognerebbe uscirne, per ridare slancio alla crescita ». <br />
<br />
Tra le misure necessarie lei ha sempre posto in primo piano qualcosa che crei equità fiscale. Non dovrebbe passare di lì, dall’equità fiscale e quindi dalla lotta all’evasione, un’autentica rivoluzione che potrebbe restituire coesione, forza, speranza a questo paese? <br />
«Quante volte abbiamo detto che si sarebbe dovuto ricostruire un patto di cittadinanza, perché un paese che deve rinascere deve darsi e deve saper rispettare un patto di cittadinanza. E su che cosa si regge il patto di cittadinanza, cioè la corretta relazione tra cittadini e Stato, se non sul principio che bisogna dare per avere e bisogna dare in rapporto alle proprie fortune? In questi anni s’è esaltato il contrario, si sono promossi i furbi, gli evasori, si sono alzate le tasse ai soliti e per gli altri si sono varati i condoni. Un cambio si realizza così: tassando conequità i redditi e tassando le ricchezze. Il primo passo è la patrimoniale. Serve riequilibrare, serve una decisa lotta all’evasione, serve ridistribuire. Non è solo questione di giustizia: così si recuperano risorse per la crescita, così si restituisce qualcosa ai redditi fissi più colpiti, alle pensioni, consentendo una ripresa dei consumi e quindi della produzione, così si può aiutare l’impresa che investe». <br />
<br />
SEGUE SU <a href="http://www.unita.it/italia/susanna-camus...a-1.351621" target="_blank">http://www.unita.it/italia/susanna-camus...a-1.351621</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA["Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito<br />
pubblico italiano, fugare ogni equivoco o incomprensione"<br />
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:<br />
Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha<br />
oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto<br />
segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:<br />
1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio<br />
Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione<br />
diverrà operativa con l'approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;<br />
2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari<br />
sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;<br />
3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da<br />
parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente<br />
alle dimissioni dell'on. Berlusconi;<br />
4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del<br />
Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per<br />
dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.<br />
Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato<br />
periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni<br />
momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.350686...usconi.pdf" target="_blank">http://www.unita.it/polopoly_fs/1.350686...usconi.pdf</a> <br />
<br />
<br />
Con questo intervento Napolitano ha inchiodato Berlusconi, pensare c'è chi a "sinistra" lo insulta da anni, chissà cos'ha fatto contro il berlusconismo di concreto chi lo insulta, forse grandi analisi geopolitiche sulle lobby plutoniche e grandi autoaffermazioni di patenti rivoluzionarie.<br />
<br />
Link correlato: <a href="http://forumsinistra.info/discussione-po...6#pid22696" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-po...6#pid22696</a> <br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
GOVERNO: DILIBERTO (PDCI): SIC TRANSIT GLORIA MUNDI... MA NEANCHE GLORIA. CI SARA' TEMPO PER DISCUTERE DEL DOPO.<br />
<br />
<br />
pubblicata da Oliviero Diliberto il giorno sabato 12 novembre 2011 alle ore 22.13<br />
.<br />
<br />
<br />
<br />
Come al momento della caduta di Gheddafi Berlusconi ebbe a dichiarare, in questo momento vengono in mente le parole 'Sic transit gloria mundi...' ma quella di Berlusconi non è stata nemmeno gloria. Oggi è un giorno fausto per l'Italia. Ci sarà tempo per discutere del dopo ma intanto ci uniamo alla gioia di un popolo liberato.<br />
<br />
 <br />
<br />
Oliviero Diliberto<br />
Link pagina facebook<br />
<br />
<br />
<br />
Bersani: «Ora si può lavorare. Rimbocchiamoci le maniche»<br />
<br />
<br />
“E' chiaro che andando via Berlusconi non vanno via i problemi. Ma da domani si può cominciare a lavorare senza favole e mistificazioni. Rimboccandoci le maniche”. Prima una festa commossa in via dei Giubbonari, davanti a una delle sedi storiche del Pci con decine e decine di persone armate di tricolori e i cori “Bella Ciao”. Poi in un'intervista ai microfoni di Sky. Il segretario del pd Pier Luigi Bersani “festeggia” così la fine del quarto governo Berlusconi. Membri del Pd nel governo? “Noi – ha detto il segretario – non chiediamo garanzie di questo genere. Per noi la garanzia è Monti. La politica ha il compito di sbloccare ad esempio la legge elettorale, le riforme, il dimezzamento dei parlamentari. Il governo invece ha il compito drammatico della finanza”. Sulle ricette 'lacrime e sangue' che presumibilmente avanzerà il governo Monti risponde: «Senza equità non c'è ricetta che funzioni». Fra le idee in campo del Pd Bersani cita «un contributo dai grandi patrimoni immobiliari perché non possono essere sempre gli stessi a pagare». <br />
<br />
Bersani non esclude, “se necessario” un intervento sulla patrimoniale. “E' nei nostri programmi – spiega – un contributo a cominciare dai grandi patrimoni fiscali. Così come le liberalizzazioni e le semplificazioni burocratiche. Noi non mettiamo tempi né paletti a questo governo – aggiunge – e' difficile dire quanto durerà la tempesta, non si può far partire un governo azzopandolo in partenza”. E sulle consultazioni al Colle: “A Napolitano dirò che il Pd è a disposizione di un tentativo per un governo di emergenza e transizione che possa affrontare la crisi e che abbia carattere di totale novità”. Un governo puramente e semplicemente “tecnico”. <br />
<br />
Quanto alle condizioni che vorrebbe imporre il Pdl, "non hanno capito i problemi". E sui paletti che il partito dell'ex premier vuole mettere a Monti, Bersani aggiunge: "La garanzia non può essere Gianni Letta, ma Mario Monti che non ci farà arrivare letterine dalla Bce".<br />
 <br />
Poco prima, durante le festa in via dei Giubbonari, Bersani non poteva non citare il giaguaro caro a Crozza. "Ho già detto che abbiamo smacchiato la coda al giaguro ma per smacchiare tutto ci vorranno anni. A noi non interessano ribaltoni. siamo qui per dirlo e lo diremo anche a Napolitano". Quello di Monti, quindi, "sarà un governo di transizione". E sul pdl, sui paletti, sulle condizioni dettate da berlusconi al Presidente della Repubblica, il segretario del Pd ha deto: "Ci sono ancora delle contraddizioni e delle difficoltà ma siamo nel secondo tempo. E il tempo è ormai scaduto". <br />
<br />
<br />
<br />
<br />
12 novembre 2011<br />
<br />
<br />
Articoli Correlati<br />
Bersani: «Con Monti politica non abdica»<br />
D'Alema: «Monti è grande occasione»<br />
<br />
Vedi tutti gli articoli della sezione "Italia"<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.unita.it/italia/bersani-ora-si-puo-lavorare-br-rimbocchiamoci-le-maniche-1.351900" target="_blank">http://www.unita.it/italia/bersani-ora-s...e-1.351900</a><hr />
Susanna Camusso: «Patrimoniale<br />
subito: così riparte la crescita»<br />
di Oreste Pivetta <br />
<br />
Susanna Camusso, segretario della Cgil, era in Puglia ieri. Ha incontrato i lavoratori della Teleperformance, un call center che minaccia di lasciare a casa quasi ottocento dipendenti (la cassa integrazione scade a dicembre), tra le sedi di Taranto e di Roma... Sembrava il call center il futuro per migliaia di giovani, la crisi ha rivelato la fragilità di un settore senza troppe regole, cresciuto in disordine, dimenticato daungoverno che di politica industriale non si è mai troppo occupato, malgrado tutto gli crollasse attorno. <br />
<br />
Segretario, in un giorno molto particolare, di preoccupazione e d‘attesa, tra la caduta di Berlusconi e la nascita, s’immagina rapida, di un nuovo esecutivo, che cosapuòaverle detto quell’incontro in “fabbrica”, tra tanti lavoratori, per lo più giovani? <br />
«Credo che quell’assemblea abbia in fondo raccontato il Paese, il suo stato d’animo. Solo ricordare che finalmente ci si è liberati da questo governo suscita consenso. Nessuno tra quei lavoratori ignora che in questi anni non s’è fatta politica industriale, non s’è fatta politica del lavoro, s’è cercato in ogni modo di mandareall’aria regole e diritti. Ovvio che si viva questa fine come unaliberazione. Ma l’ansia per il futuro è di tutti e tutti chiedono qualche certezza e qualche impegno. Vorrebbero non sentirsi abbandonati a se stessi». <br />
<br />
Un obiettivo è stato raggiunto. Lei ha più volte chiesto che il passo successivo alla caduta di Berlusconi fossero le elezioni. Probabilmente non sarà così. Continua a pensare che si dovrebbe andare alle urne?<br />
«L’esito naturale alla fine di una maggioranza è quello elettorale. Lo dico pensando alla distruzione della politica a cui abbiamo assistito, al trionfo dell’antipolitica, del qualunquismo, al crescere della sfiducia nella politica e nei politici, ridotti ormai nel sentire comune a casta di privilegiati. Per questo, per invertire la rotta, di fronte al tramonto di uno schieramento, credo che si dovrebbe restituire la parola, la responsabilità, la possibilità di scelta agli elettori. Capisco anche che non si possa infliggere a questo paese altri giorni di Berlusconi, perché ogni giorno in più di Berlusconi ci costa e abbiamo bisogno in una stagione d’emergenza di qualcuno che sia presentabile, di un governo di garanzia che sia credibile e restituisca credibilità al paese, per evitarci altri guai, altri danni». <br />
<br />
Per evitarci altri danni si continua a ripetereche il riferimento è la lettera dell’Unione europea. Voi avete sempre sostenuto che in quella lettera ci stanno indicazioni, che non possono rappresentare un diktat. Continuate a crederlo? <br />
«Non è la Bibbia la lettera. Qualsiasi governo autorevole si sarebbe presentato all’Europa per discutere. Ma il governo di Berlusconi, che fino all’ultimo ha fatto sapere di non credere nell’Europa, che cosa avrebbe potuto spendere in una discussione, in una trattativa? Un governo, autorevole appunto, già di fronte alle esitazioni della Merkel negli aiuti alla Grecia, avrebbe fatto sentire la propria voce. Invece niente, né prima né dopo». <br />
<br />
Non crede che il professor Monti, l’ormai senatore Monti, stimato, apprezzato, europeista convinto, con alle spalle un’importante esperienza europea, sia la persona giusta per contrattare con Bruxelles? <br />
«Intanto ricordiamoci che non esiste un governo Monti. Per rispetto, ora possiamo solo tacere. Quando Monti sarà effettivamente e formalmente incaricato dal Presidente della Repubblica allora potremo esprimerci. Chiunque diventi il capo del governo, dovrà comunque riprendere in mano quella lettera, che non indica la ricetta giusta e neppure l’unica ricetta per risollevare il paese.Che si debbano rimettere i conti in ordine lo vedono tutti. Che siano necessarie forti riforme strutturali è chiaro. La proposta della Ue è però nel solco delle politiche che hanno poi generato questa sofferenza. Bisognerebbe uscirne, per ridare slancio alla crescita ». <br />
<br />
Tra le misure necessarie lei ha sempre posto in primo piano qualcosa che crei equità fiscale. Non dovrebbe passare di lì, dall’equità fiscale e quindi dalla lotta all’evasione, un’autentica rivoluzione che potrebbe restituire coesione, forza, speranza a questo paese? <br />
«Quante volte abbiamo detto che si sarebbe dovuto ricostruire un patto di cittadinanza, perché un paese che deve rinascere deve darsi e deve saper rispettare un patto di cittadinanza. E su che cosa si regge il patto di cittadinanza, cioè la corretta relazione tra cittadini e Stato, se non sul principio che bisogna dare per avere e bisogna dare in rapporto alle proprie fortune? In questi anni s’è esaltato il contrario, si sono promossi i furbi, gli evasori, si sono alzate le tasse ai soliti e per gli altri si sono varati i condoni. Un cambio si realizza così: tassando conequità i redditi e tassando le ricchezze. Il primo passo è la patrimoniale. Serve riequilibrare, serve una decisa lotta all’evasione, serve ridistribuire. Non è solo questione di giustizia: così si recuperano risorse per la crescita, così si restituisce qualcosa ai redditi fissi più colpiti, alle pensioni, consentendo una ripresa dei consumi e quindi della produzione, così si può aiutare l’impresa che investe». <br />
<br />
SEGUE SU <a href="http://www.unita.it/italia/susanna-camus...a-1.351621" target="_blank">http://www.unita.it/italia/susanna-camus...a-1.351621</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Telekom Serbia, 10 anni a Igor Marini]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-telekom-serbia-10-anni-a-igor-marini</link>
			<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 18:12:08 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-telekom-serbia-10-anni-a-igor-marini</guid>
			<description><![CDATA[IL PROCESSO<br />
 <br />
<span style="font-weight: bold;">Telekom Serbia, 10 anni a Igor Marini</span><br />
 <br />
<span style="font-style: italic;">Il faccendiere condannato con De Simone. Nove prescritti</span><br />
<br />
LINK <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_10/marini-condannato_7c3e0966-0bab-11e1-a5e8-cd9b2a0894cc.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/cronache/11_novem...94cc.shtml</a><br />
 <br />
<br />
<br />
Il consulente finanziario Igor Marini (Ap)<br />
 <br />
MILANO - Scatenò una valanga di calunnie. E le sue accuse, poi rivelatesi infondate, per poco non travolsero alcuni dei più noti esponenti politici del centrosinistra. Ora Igor Marini paga il conto delle sue iniziative mediatico-giudiziarie. Il tribunale di Roma lo ha infatti condannato a dieci anni per il cosiddetto affare Telekom Serbia, per reati che vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di documentazione falsa e contraffatta a diversi episodi di calunnia. In più dovrà risarcire le vittime col pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva, a titolo di risarcimento dei danni, pari a quasi un milione di euro. Per il collegio, 100mila euro vanno liquidati subito a Francesco Rutelli, Donatella e Lamberto Dini, Walter Veltroni, Piero Fassino e Clemente Mastella mentre 150mila euro è la somma destinata a Romano Prodi, all'epoca dei fatti premier. Più 15mila euro di multa e 100mila di spese legali. Al coimputato Maurizio De Simone, uomo d'affari, è stata invece inflitta una condanna a 4 anni e mezzo. Il non doversi procedere, perché i reati contestati si sono estinti per prescrizione, è stato disposto, invece, per gli altri nove imputati, tra i quali l'avvocato Fabrizio Paoletti, e i manager Giovanni Romanazzi e Antonio Volpe. <br />
<br />
IL CASO - Igor Marini , ex attore e stuntman, sedicente conte, noto precedentemente nella cronaca rosa per essere stato per alcuni anni il marito dell'attrice Isabel Russinova, nel 2003 divenne il protagonista di un caso senza precedenti. I politici più in vista del centrosinistra vennero indicati come destinatari di cospicue somme di denaro, frutto di traffici illeciti legati all'affare Telekom Serbia. Stando a quanto accertato dalla procura di Roma, proprio Prodi, Fassino e Lamberto Dini furono indicati da Marini come i destinatari di tangenti, sotto gli pseudonimi di Mortadella, Cicogna e Ranocchio. Per i pm Maria Francesca Loy e Francesco De Falco, che chiesero 12 anni per Marini, le «calunnie (verbali e documentali) furono devastanti e di una gravità inaudita perché prive di qualsiasi fondamento. Telekom Serbia - aggiunsero i magistrati - può considerarsi la madre di tutti i tentativi di denigrazione dell'avversario politico come purtroppo siamo abituati da tempo». <br />
<br />
<br />
<br />
LA COMMISSIONE PARLAMENTARE - In sede di requisitoria i pm non mancarono di bacchettare la commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta da Enzo Trantino che seguì la vicenda: «Di quello scandalo - dissero i pm - fu fatto un grande uso politico perchè quello che Marini andava sostenendo al pari di alcuni soggetti che trafficavano in titoli falsi da monetizzare è stato cavalcato per motivi mai chiariti dalla commissione parlamentare d'inchiesta. La commissione di inchiesta non solo contribuì a dilatare la portata di questo scandalo ma non fu per nulla tenera con i presunti corrotti». <br />
<br />
Redazione Online<br />
 10 novembre 2011 23:04]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[IL PROCESSO<br />
 <br />
<span style="font-weight: bold;">Telekom Serbia, 10 anni a Igor Marini</span><br />
 <br />
<span style="font-style: italic;">Il faccendiere condannato con De Simone. Nove prescritti</span><br />
<br />
LINK <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_10/marini-condannato_7c3e0966-0bab-11e1-a5e8-cd9b2a0894cc.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/cronache/11_novem...94cc.shtml</a><br />
 <br />
<br />
<br />
Il consulente finanziario Igor Marini (Ap)<br />
 <br />
MILANO - Scatenò una valanga di calunnie. E le sue accuse, poi rivelatesi infondate, per poco non travolsero alcuni dei più noti esponenti politici del centrosinistra. Ora Igor Marini paga il conto delle sue iniziative mediatico-giudiziarie. Il tribunale di Roma lo ha infatti condannato a dieci anni per il cosiddetto affare Telekom Serbia, per reati che vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di documentazione falsa e contraffatta a diversi episodi di calunnia. In più dovrà risarcire le vittime col pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva, a titolo di risarcimento dei danni, pari a quasi un milione di euro. Per il collegio, 100mila euro vanno liquidati subito a Francesco Rutelli, Donatella e Lamberto Dini, Walter Veltroni, Piero Fassino e Clemente Mastella mentre 150mila euro è la somma destinata a Romano Prodi, all'epoca dei fatti premier. Più 15mila euro di multa e 100mila di spese legali. Al coimputato Maurizio De Simone, uomo d'affari, è stata invece inflitta una condanna a 4 anni e mezzo. Il non doversi procedere, perché i reati contestati si sono estinti per prescrizione, è stato disposto, invece, per gli altri nove imputati, tra i quali l'avvocato Fabrizio Paoletti, e i manager Giovanni Romanazzi e Antonio Volpe. <br />
<br />
IL CASO - Igor Marini , ex attore e stuntman, sedicente conte, noto precedentemente nella cronaca rosa per essere stato per alcuni anni il marito dell'attrice Isabel Russinova, nel 2003 divenne il protagonista di un caso senza precedenti. I politici più in vista del centrosinistra vennero indicati come destinatari di cospicue somme di denaro, frutto di traffici illeciti legati all'affare Telekom Serbia. Stando a quanto accertato dalla procura di Roma, proprio Prodi, Fassino e Lamberto Dini furono indicati da Marini come i destinatari di tangenti, sotto gli pseudonimi di Mortadella, Cicogna e Ranocchio. Per i pm Maria Francesca Loy e Francesco De Falco, che chiesero 12 anni per Marini, le «calunnie (verbali e documentali) furono devastanti e di una gravità inaudita perché prive di qualsiasi fondamento. Telekom Serbia - aggiunsero i magistrati - può considerarsi la madre di tutti i tentativi di denigrazione dell'avversario politico come purtroppo siamo abituati da tempo». <br />
<br />
<br />
<br />
LA COMMISSIONE PARLAMENTARE - In sede di requisitoria i pm non mancarono di bacchettare la commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta da Enzo Trantino che seguì la vicenda: «Di quello scandalo - dissero i pm - fu fatto un grande uso politico perchè quello che Marini andava sostenendo al pari di alcuni soggetti che trafficavano in titoli falsi da monetizzare è stato cavalcato per motivi mai chiariti dalla commissione parlamentare d'inchiesta. La commissione di inchiesta non solo contribuì a dilatare la portata di questo scandalo ma non fu per nulla tenera con i presunti corrotti». <br />
<br />
Redazione Online<br />
 10 novembre 2011 23:04]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Grecia, anarco-fascisti e neo-autonomi ammazzano un lavoratore, un comunista.]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-grecia-anarco-fascisti-e-neo-autonomi-ammazzano-un-lavoratore-un-comunista</link>
			<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:44:47 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-grecia-anarco-fascisti-e-neo-autonomi-ammazzano-un-lavoratore-un-comunista</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Comunicato del KKE</span><br />
<br />
<br />
Questa volta, gruppi organizzati con ordini specifici e gruppi anarco-fascistoidi hanno scatenato un attacco con bottiglie molotov, gas lacrimogeni, granate stordenti e pietre nel tentativo di disperdere la grande manifestazione di lavoratori e di popolo in piazza Sintagma e specialmente nell'area dove era concentrato il PAME. Il risultato dell'attacco è stato la morte del sindacalista del PAME, Kotzaridis Dimitris, di 53 anni, segretario della sezione del sindacato dei lavoratori delle costruzioni nel quartiere di Vironas. Decine di manifestanti del PAME sono stati feriti.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
L'odio degli incappucciati contro il movimento operaio popolare e il PAME è l'espressione della furia delle forze al servizio del sistema e del potere borghese. Il governo ha una grande responsabilità per quanto è accaduto. L'operazione di intimidazione, di calunnia e di repressione del movimento operaio-popolare ha le sue radici nelle strutture, nei centri e nei servizi dello Stato. Ciò è stato dimostrato dalla storia e anche dall'ultimo feroce attacco assassino. Gli incappucciati, gli anarco-autonomisti, i fascisti, quale che sia la loro denominazione, si sono dati da fare per ottenere ciò che non hanno ottenuto le forze repressive, attraverso il ricatto e le minacce per intimidire il popolo e fargli chinare la testa.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
L'obiettivo di disperdere la manifestazione del PAME è fallito. Allo stesso modo devono fallire i piani del governo, dei meccanismi del sistema, dei partiti della plutocrazia che cercano di intimidire e reprimere l'ondata del contrattacco degli operai e del popolo che sono scesi nelle strade durante lo sciopero di 48 ore.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
Il KKE esprime il suo dolore e le condoglianze alla famiglia di Dimitris Kotzadiris che è caduto lottando per la causa giusta della classe operaia e del popolo. Esprime la sua solidarietà con i manifestanti feriti, con tutti coloro che hanno difeso la manifestazione operaia e popolare dai gruppi di provocatori. Fa appello al popolo perché scenda in maniera decisiva a lottare insieme al KKE, a unirsi ai sindacati, al PAME e alle altre organizzazioni radicali che lottano contro la politica antipopolare, contro il potere dei monopoli. Questa è la forza dell'opposizione ai partiti della plutocrazia, all'Unione Europea e al FMI. Questa è la forza del popolo per respingere le misure barbare, la violenza e l'intimidazione di ogni tipo di meccanismo repressivo. Il popolo può sconfiggere la politica e il potere antipopolare.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
---<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<span style="font-weight: bold;">La solidarietà del PdCI ai comunisti greci</span><br />
 <br />
PdCI solidarity to comrade Kotzaridis and to the Greek people<br />
 <br />
 <br />
 <br />
Rome, 21th October, 2011<br />
 <br />
 <br />
 <br />
The Party of the Italian Communist (PdCI) express its sincerest solidarity to the Greek people for the huge rally organized against austerity policies. In particular PdCI express solidarity to the Kke and Pame’s rally, assaulted by agents provocateur that caused the death of comrade Dimitris Kotzaridis and the injured of several demonstrators.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
In showing one’s sincerest solidarity with the family and the comrades of Dimitris Kotzaridis, the Party of the Italian Communist would like to underline that it is important that the peoples of Greece, nevertheless the peoples of Europe, rise up and goes on in the protest and mass struggle, isolating the agents provocateur, whose real target is to divide the popular movement and makes the state repression easier.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
In Italy we knows very well this strategy: in our history, in topical period characterized by political crisis, social struggle and popular huge movements, every time the demonstrations were infiltrated by provocateurs, fascist, …, with the target to get out of hands the situations. Recently, during the huge 15th October rally in Rome, the so-called “black block” group penetrate in the demonstration and has brought about several disorders and has thumbed demonstrations, without policy interventions.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
The Party of the Italian Communist expressing its solidarity to the Greek people, Kke, Kne and Pame militants, underlines the importance to build in Europe a strong movement to reject Eu, Imf anti-popular measures, rejecting agents provocateur actions and all repressive mechanism.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
On behalf of the CC of Party of the Italian Communist<br />
 <br />
 <br />
 <br />
International Affairs Department<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/188-il-partito-comunista-di-grecia-in-merito-allassalto-assassino-organizzato-contro-la-manifestazione-del-pame.html" target="_blank">http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-e...-pame.html</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Comunicato del KKE</span><br />
<br />
<br />
Questa volta, gruppi organizzati con ordini specifici e gruppi anarco-fascistoidi hanno scatenato un attacco con bottiglie molotov, gas lacrimogeni, granate stordenti e pietre nel tentativo di disperdere la grande manifestazione di lavoratori e di popolo in piazza Sintagma e specialmente nell'area dove era concentrato il PAME. Il risultato dell'attacco è stato la morte del sindacalista del PAME, Kotzaridis Dimitris, di 53 anni, segretario della sezione del sindacato dei lavoratori delle costruzioni nel quartiere di Vironas. Decine di manifestanti del PAME sono stati feriti.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
L'odio degli incappucciati contro il movimento operaio popolare e il PAME è l'espressione della furia delle forze al servizio del sistema e del potere borghese. Il governo ha una grande responsabilità per quanto è accaduto. L'operazione di intimidazione, di calunnia e di repressione del movimento operaio-popolare ha le sue radici nelle strutture, nei centri e nei servizi dello Stato. Ciò è stato dimostrato dalla storia e anche dall'ultimo feroce attacco assassino. Gli incappucciati, gli anarco-autonomisti, i fascisti, quale che sia la loro denominazione, si sono dati da fare per ottenere ciò che non hanno ottenuto le forze repressive, attraverso il ricatto e le minacce per intimidire il popolo e fargli chinare la testa.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
L'obiettivo di disperdere la manifestazione del PAME è fallito. Allo stesso modo devono fallire i piani del governo, dei meccanismi del sistema, dei partiti della plutocrazia che cercano di intimidire e reprimere l'ondata del contrattacco degli operai e del popolo che sono scesi nelle strade durante lo sciopero di 48 ore.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
Il KKE esprime il suo dolore e le condoglianze alla famiglia di Dimitris Kotzadiris che è caduto lottando per la causa giusta della classe operaia e del popolo. Esprime la sua solidarietà con i manifestanti feriti, con tutti coloro che hanno difeso la manifestazione operaia e popolare dai gruppi di provocatori. Fa appello al popolo perché scenda in maniera decisiva a lottare insieme al KKE, a unirsi ai sindacati, al PAME e alle altre organizzazioni radicali che lottano contro la politica antipopolare, contro il potere dei monopoli. Questa è la forza dell'opposizione ai partiti della plutocrazia, all'Unione Europea e al FMI. Questa è la forza del popolo per respingere le misure barbare, la violenza e l'intimidazione di ogni tipo di meccanismo repressivo. Il popolo può sconfiggere la politica e il potere antipopolare.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
---<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<span style="font-weight: bold;">La solidarietà del PdCI ai comunisti greci</span><br />
 <br />
PdCI solidarity to comrade Kotzaridis and to the Greek people<br />
 <br />
 <br />
 <br />
Rome, 21th October, 2011<br />
 <br />
 <br />
 <br />
The Party of the Italian Communist (PdCI) express its sincerest solidarity to the Greek people for the huge rally organized against austerity policies. In particular PdCI express solidarity to the Kke and Pame’s rally, assaulted by agents provocateur that caused the death of comrade Dimitris Kotzaridis and the injured of several demonstrators.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
In showing one’s sincerest solidarity with the family and the comrades of Dimitris Kotzaridis, the Party of the Italian Communist would like to underline that it is important that the peoples of Greece, nevertheless the peoples of Europe, rise up and goes on in the protest and mass struggle, isolating the agents provocateur, whose real target is to divide the popular movement and makes the state repression easier.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
In Italy we knows very well this strategy: in our history, in topical period characterized by political crisis, social struggle and popular huge movements, every time the demonstrations were infiltrated by provocateurs, fascist, …, with the target to get out of hands the situations. Recently, during the huge 15th October rally in Rome, the so-called “black block” group penetrate in the demonstration and has brought about several disorders and has thumbed demonstrations, without policy interventions.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
The Party of the Italian Communist expressing its solidarity to the Greek people, Kke, Kne and Pame militants, underlines the importance to build in Europe a strong movement to reject Eu, Imf anti-popular measures, rejecting agents provocateur actions and all repressive mechanism.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
On behalf of the CC of Party of the Italian Communist<br />
 <br />
 <br />
 <br />
International Affairs Department<br />
<br />
<br />
<a href="http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/188-il-partito-comunista-di-grecia-in-merito-allassalto-assassino-organizzato-contro-la-manifestazione-del-pame.html" target="_blank">http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-e...-pame.html</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[congresso PdCI Diliberto, patto di legislatura col PD, intervento di Ingroia]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-congresso-pdci-diliberto-patto-di-legislatura-col-pd-intervento-di-ingroia</link>
			<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:51:37 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-congresso-pdci-diliberto-patto-di-legislatura-col-pd-intervento-di-ingroia</guid>
			<description><![CDATA[<span style="color: #000080;"><span style="font-weight: bold;">Appunti dalla relazione di Diliberto al congresso dei comunisti italiani, 28 ottobre 2011 </span></span><br />
<br />
"L'antipoli​tica è sempre di destra" <br />
<br />
(16:39:19) "Se i partiti non servono governano gli imprenditor​i"<br />
<br />
<br />
(16:43:02) "riconquist​are la fiducia dei lavoratori, per recuperarla dobbiamo essere percepiti come utili, contribuend​o alla sconfitta delle destre, difendendo la democrazia e combattere la corruzione, ce lo chiede la nostra gente"<br />
<br />
<br />
(16:44:22)chi ha tentazioni di mani libere a sinistra, vive fuori dal mondo, l'idea di stare fuori dal bipolarismo era semplicemen​te folle"<br />
<br />
<br />
(16:45:24)  "Veltroni da un lato e bertinotti dall'altro hanno portato nel 2008 al trionfo della destra"<br />
<br />
<br />
(16:50:13)  "i lavoratori, quelli veri, se ci vedono fuori dalle alleanze non ci votano"<br />
<br />
<br />
(16:51:13)  "va sconfitta ogni forma di estremismo, autoreferen​zialità, velleitaris​mo straccione"<br />
<br />
<br />
(16:53:42)  "Prodi è caduto nel 2008 per le scelte di veltroni e per l'uscita di mastella e di Dini, chiunque non è in malafede lo sa, però anche tutti noi siamo stati percepiti dal nostro eletttorato come sempre in lite e creatori di fibrillazio​ni"<br />
<br />
<br />
(16:55:01)  "il programma dell'Unione era basato sul non detto, e sullo spostare a dopo"<br />
<br />
<br />
(16:57:33) "ora non ci sono le condizioni per un programma organico su tutti i punti, allora noi proponiamo di negoziare alla luce del sole alcuni punti programmati​ci senza fraintendim​enti, fattibili, comprensibi​li perchè parlano dei problemi dei cittadini"<br />
<br />
<br />
(16:59:22)  "servizi sociali pubblici, rilancio dello stato sociale, scuola pubblica, ricerca, innovazione scientifica​. non è comprimendo i salari che si rilancia l'industria​.<br />
<br />
<br />
(16:59:52)  investiment​o sulle intelligenz​e per qualità migliore dei brevetti industriali.<br />
<br />
<br />
(17:01:02)  lotta all'evasion​e fiscale, 120 miliardi di euro all'anno da recuperare.<br />
<br />
<br />
(17:02:29)  imposta patrimonial​e progressiva​, esentando le prime case di proprietà, non sono soluzioni estremiste"<br />
<br />
<br />
(17:03:54)  Se questi punti vengono accolti dal PD, noi dobbiamo garantire la governabili​tà PER CINQUE ANNI del centrosinis​tra, e va chiarito subito all'opinion​e pubblica"<br />
<br />
(17:12:13)  "progetto unitario, federato, con SeL"<br />
<br />
(17:13:56) "Chi dovesse mettere in contraddizi​one l'unità della sinistra con l'unità dei comunisti è in malafede"<br />
<br />
"noi non mettiamo insieme gandhi con gramsci, siamo contro questo genere di ecclettismo culturale"<br />
<br />
"la sfida è quella di essere noi, ma non noi da soli, ma un ponte tra il passato e il futuro"<br />
<br />
"non dobbiamo mai assecondare nessuna scorciatoia propagandistica, non è tempo di sciatteria pressapochista"<br />
<br />
"Dobbiamo connettere la rivoluzione del 1789 con quella del 1917, scusate lo schematismo​, è il cimento dei comunisti della costituente​, ma è il cimento attuale di tutti i partiti comunisti"<br />
<br />
"occorre ricominciare, a ricostruire le cellule nei luoghi di lavoro, non è velleitarismo, vi è un vuoto totale nei luoghi di lavoro da parte delle altre organizzazioni politiche. Siamo un partito di quadri e militanti che può diventare di massa solo se sa interpretare le esigenze reali e attuali dei lavoratori".<br />
<br />
<span style="color: #708090;"><span style="font-weight: bold;">LA DIRETTA SU</span></span><br />
<br />
<a href="http://www.comunisti-italiani.it" target="_blank">http://www.comunisti-italiani.it</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="color: #000080;"><span style="font-weight: bold;">Appunti dalla relazione di Diliberto al congresso dei comunisti italiani, 28 ottobre 2011 </span></span><br />
<br />
"L'antipoli​tica è sempre di destra" <br />
<br />
(16:39:19) "Se i partiti non servono governano gli imprenditor​i"<br />
<br />
<br />
(16:43:02) "riconquist​are la fiducia dei lavoratori, per recuperarla dobbiamo essere percepiti come utili, contribuend​o alla sconfitta delle destre, difendendo la democrazia e combattere la corruzione, ce lo chiede la nostra gente"<br />
<br />
<br />
(16:44:22)chi ha tentazioni di mani libere a sinistra, vive fuori dal mondo, l'idea di stare fuori dal bipolarismo era semplicemen​te folle"<br />
<br />
<br />
(16:45:24)  "Veltroni da un lato e bertinotti dall'altro hanno portato nel 2008 al trionfo della destra"<br />
<br />
<br />
(16:50:13)  "i lavoratori, quelli veri, se ci vedono fuori dalle alleanze non ci votano"<br />
<br />
<br />
(16:51:13)  "va sconfitta ogni forma di estremismo, autoreferen​zialità, velleitaris​mo straccione"<br />
<br />
<br />
(16:53:42)  "Prodi è caduto nel 2008 per le scelte di veltroni e per l'uscita di mastella e di Dini, chiunque non è in malafede lo sa, però anche tutti noi siamo stati percepiti dal nostro eletttorato come sempre in lite e creatori di fibrillazio​ni"<br />
<br />
<br />
(16:55:01)  "il programma dell'Unione era basato sul non detto, e sullo spostare a dopo"<br />
<br />
<br />
(16:57:33) "ora non ci sono le condizioni per un programma organico su tutti i punti, allora noi proponiamo di negoziare alla luce del sole alcuni punti programmati​ci senza fraintendim​enti, fattibili, comprensibi​li perchè parlano dei problemi dei cittadini"<br />
<br />
<br />
(16:59:22)  "servizi sociali pubblici, rilancio dello stato sociale, scuola pubblica, ricerca, innovazione scientifica​. non è comprimendo i salari che si rilancia l'industria​.<br />
<br />
<br />
(16:59:52)  investiment​o sulle intelligenz​e per qualità migliore dei brevetti industriali.<br />
<br />
<br />
(17:01:02)  lotta all'evasion​e fiscale, 120 miliardi di euro all'anno da recuperare.<br />
<br />
<br />
(17:02:29)  imposta patrimonial​e progressiva​, esentando le prime case di proprietà, non sono soluzioni estremiste"<br />
<br />
<br />
(17:03:54)  Se questi punti vengono accolti dal PD, noi dobbiamo garantire la governabili​tà PER CINQUE ANNI del centrosinis​tra, e va chiarito subito all'opinion​e pubblica"<br />
<br />
(17:12:13)  "progetto unitario, federato, con SeL"<br />
<br />
(17:13:56) "Chi dovesse mettere in contraddizi​one l'unità della sinistra con l'unità dei comunisti è in malafede"<br />
<br />
"noi non mettiamo insieme gandhi con gramsci, siamo contro questo genere di ecclettismo culturale"<br />
<br />
"la sfida è quella di essere noi, ma non noi da soli, ma un ponte tra il passato e il futuro"<br />
<br />
"non dobbiamo mai assecondare nessuna scorciatoia propagandistica, non è tempo di sciatteria pressapochista"<br />
<br />
"Dobbiamo connettere la rivoluzione del 1789 con quella del 1917, scusate lo schematismo​, è il cimento dei comunisti della costituente​, ma è il cimento attuale di tutti i partiti comunisti"<br />
<br />
"occorre ricominciare, a ricostruire le cellule nei luoghi di lavoro, non è velleitarismo, vi è un vuoto totale nei luoghi di lavoro da parte delle altre organizzazioni politiche. Siamo un partito di quadri e militanti che può diventare di massa solo se sa interpretare le esigenze reali e attuali dei lavoratori".<br />
<br />
<span style="color: #708090;"><span style="font-weight: bold;">LA DIRETTA SU</span></span><br />
<br />
<a href="http://www.comunisti-italiani.it" target="_blank">http://www.comunisti-italiani.it</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La retorica delle rivoluzioni tradite o mancate e il sovversivismo delle classi dirig]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-la-retorica-delle-rivoluzioni-tradite-o-mancate-e-il-sovversivismo-delle-classi-dirig</link>
			<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 18:10:53 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-la-retorica-delle-rivoluzioni-tradite-o-mancate-e-il-sovversivismo-delle-classi-dirig</guid>
			<description><![CDATA[La retorica delle rivoluzioni tradite o mancate è una retorica infondata e pericolosa, che ha sempre portato a involuzioni reazionarie nel nostro Paese. Il sovversivismo delle classi dirigenti se ne è sempre servito e le ha sempre eterodirette.<br />
<br />
In realtà più che di eterodirezione, si dovrebbe parlare di convergenza in certe fasi storiche, visto che le classi dirigenti italiane non hanno mai voluto dirigere questo paese, che hanno sempre mal sopportato con fastidio.<br />
<br />
Convergenza tra una borghesia immatura e rozza e cricche di avventurieri e giocatori d'azzardo.<br />
<br />
E' avvenuta negli anni '20, negli anni '70, nel '92-'94 e sta avvendendo ora con i Montezemolo, i black block e i della valle. Bisogna fermarli.<br />
<br />
La retorica delle rivoluzioni mancate da una parte sminuisce le nostre rivoluzioni, con le nostre caratteristiche e condizioni, il risorgimento e la resistenza, e dall'altra non fa i conti con l'altra rivoluzione, quella reazionaria del fascismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[La retorica delle rivoluzioni tradite o mancate è una retorica infondata e pericolosa, che ha sempre portato a involuzioni reazionarie nel nostro Paese. Il sovversivismo delle classi dirigenti se ne è sempre servito e le ha sempre eterodirette.<br />
<br />
In realtà più che di eterodirezione, si dovrebbe parlare di convergenza in certe fasi storiche, visto che le classi dirigenti italiane non hanno mai voluto dirigere questo paese, che hanno sempre mal sopportato con fastidio.<br />
<br />
Convergenza tra una borghesia immatura e rozza e cricche di avventurieri e giocatori d'azzardo.<br />
<br />
E' avvenuta negli anni '20, negli anni '70, nel '92-'94 e sta avvendendo ora con i Montezemolo, i black block e i della valle. Bisogna fermarli.<br />
<br />
La retorica delle rivoluzioni mancate da una parte sminuisce le nostre rivoluzioni, con le nostre caratteristiche e condizioni, il risorgimento e la resistenza, e dall'altra non fa i conti con l'altra rivoluzione, quella reazionaria del fascismo.]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[stagione 2011/12 analisi e risultati, inter ,juve, milan, cagliari, altri risultati]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-stagione-2011-12-analisi-e-risultati-inter-juve-milan-cagliari-altri-risultati</link>
			<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:05:30 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-stagione-2011-12-analisi-e-risultati-inter-juve-milan-cagliari-altri-risultati</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-style: italic;">Le vecchie stagioni</span><br />
<br />
<a href="http://forumsinistra.info/discussione-comincia-la-stagione-2010-11?page=5" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-co...-11?page=5</a><br />
<br />
<a href="http://forumsinistra.info/discussione-riprende-la-stagione-2010-11-inter-juve-milan-cagliari-e-altro" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-ri...ri-e-altro</a><br />
<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">domenica 2 ottobre 2011inter-napoli rocchi permettendo 1 ott '11</span> <br />
L'arbitraggio di ieri chi lo ha visto lo ha visto, commentarlo vorrebbe dire ammettere che ci può essere qualcosa da discutere. Rocchi ci odia e questa è la conseguenza. Guardiamo alla partita, in 11 contro 11, o meglio 11 contro 12, l'inter ha giocato benissimo, con forlan e alvarez trequartisti sulla mezz'ala, pazzini unica punta centrale e dietro il ritrovato centrocampo a tre e la difesa a quattro. Nella ripresa però bisognava cambiare, i continui cross per pazzini, solo, senza inserimenti in area di un cambiasso o di un alvarez erano tutti presi dai difensori napoletani, i quali invece andavano attaccati in verticale rasoterra (in questo senso l'ingresso, tardivo, di stankovic), allargando forlan e pazzini e creando più spazi per gli inserimenti di alvarez, maicon, cambiasso. Il primo ha fatto benino, il secondo straripante solo per i primi 20 minuti e il terzo si è visto solo nel cuore del gioco nei dieci minuti finali del primo tempo, il resto un fantasma. In difesa basta un cross a spiovere sul secondo palo dal vertice per metterci in difficoltà e sui tiri dal limite non c'è ancora il vecchio muro degli anni passati. Con un arbitraggio normale finiva o con un pari o con una vittoria di misura dell'una o dell'altra squadra. Rimaniamo una squadra capace di giocare un ottimo fluido calcio e di vincere lo scudetto, arbitri permettendo.<br />
<br />
<a href="http://francescoredpoli.blogspot.com/2011/10/inter-napoli-rocchi-permetendo-1-ott-11.html" target="_blank">http://francescoredpoli.blogspot.com/201...tt-11.html</a><br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">domenica 16 ottobre 2011Catania-inter, Fermate lo stakanovismo di cambiasso, causa perdita di capelli </span><br />
Esiste una squadra nella quale il mediano fa contemporaneamente l'incontrista e il regista, si occupa di distruggere l'azione avversaria e di impostare e proporre l'azione della propria? Nel'inter Cambiasso copre tutte e due i ruoli, non so se esistono casi analoghi, sicuramente sì, ma sicuramente non nella maniera marcata con cui avviene all'inter. Il momento migliore l'inter lo ha vissuto nei mitici 5 mesi gennaio-maggio 2010, quello del triplete come sapete, la coppia mediana era cambiasso-thiago motta (o Stankovic, ma in quel periodo giocò più thiago per via anche di un infortunio patito da dejan). In questo modo cambiasso era liberato da una parte non indifferente di fase di costruzione, ed il regista era thiago. Purtroppo quelli sono gli unici sei mesi in cui thiago ha vissuto alla grande; prima il rodaggio, poi infortuni e paturnie ne hanno limitato il rendimento. Il problema fondamentale dell'inter è questo, cambiasso non può più reggere le due fasi difesa-attacco. O fa la fase difensiva, affiancandogli un regista (thiago, stankovic), o fa il regista, affidando a Zanetti la fase incontrista. Terzium non datur, ma magari datur qualche calcio in culo a chi ha giocato un secondo tempo a catania disastroso e mi ha mandato in fumo una tripla da 210 euro che sembrava ormai certa alla fine del primo tempo. <br />
<br />
<a href="http://francescoredpoli.blogspot.com/2011/10/catania-inter-fermate-lo-stakanovismo.html" target="_blank">http://francescoredpoli.blogspot.com/201...vismo.html</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-style: italic;">Le vecchie stagioni</span><br />
<br />
<a href="http://forumsinistra.info/discussione-comincia-la-stagione-2010-11?page=5" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-co...-11?page=5</a><br />
<br />
<a href="http://forumsinistra.info/discussione-riprende-la-stagione-2010-11-inter-juve-milan-cagliari-e-altro" target="_blank">http://forumsinistra.info/discussione-ri...ri-e-altro</a><br />
<br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">domenica 2 ottobre 2011inter-napoli rocchi permettendo 1 ott '11</span> <br />
L'arbitraggio di ieri chi lo ha visto lo ha visto, commentarlo vorrebbe dire ammettere che ci può essere qualcosa da discutere. Rocchi ci odia e questa è la conseguenza. Guardiamo alla partita, in 11 contro 11, o meglio 11 contro 12, l'inter ha giocato benissimo, con forlan e alvarez trequartisti sulla mezz'ala, pazzini unica punta centrale e dietro il ritrovato centrocampo a tre e la difesa a quattro. Nella ripresa però bisognava cambiare, i continui cross per pazzini, solo, senza inserimenti in area di un cambiasso o di un alvarez erano tutti presi dai difensori napoletani, i quali invece andavano attaccati in verticale rasoterra (in questo senso l'ingresso, tardivo, di stankovic), allargando forlan e pazzini e creando più spazi per gli inserimenti di alvarez, maicon, cambiasso. Il primo ha fatto benino, il secondo straripante solo per i primi 20 minuti e il terzo si è visto solo nel cuore del gioco nei dieci minuti finali del primo tempo, il resto un fantasma. In difesa basta un cross a spiovere sul secondo palo dal vertice per metterci in difficoltà e sui tiri dal limite non c'è ancora il vecchio muro degli anni passati. Con un arbitraggio normale finiva o con un pari o con una vittoria di misura dell'una o dell'altra squadra. Rimaniamo una squadra capace di giocare un ottimo fluido calcio e di vincere lo scudetto, arbitri permettendo.<br />
<br />
<a href="http://francescoredpoli.blogspot.com/2011/10/inter-napoli-rocchi-permetendo-1-ott-11.html" target="_blank">http://francescoredpoli.blogspot.com/201...tt-11.html</a><br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">domenica 16 ottobre 2011Catania-inter, Fermate lo stakanovismo di cambiasso, causa perdita di capelli </span><br />
Esiste una squadra nella quale il mediano fa contemporaneamente l'incontrista e il regista, si occupa di distruggere l'azione avversaria e di impostare e proporre l'azione della propria? Nel'inter Cambiasso copre tutte e due i ruoli, non so se esistono casi analoghi, sicuramente sì, ma sicuramente non nella maniera marcata con cui avviene all'inter. Il momento migliore l'inter lo ha vissuto nei mitici 5 mesi gennaio-maggio 2010, quello del triplete come sapete, la coppia mediana era cambiasso-thiago motta (o Stankovic, ma in quel periodo giocò più thiago per via anche di un infortunio patito da dejan). In questo modo cambiasso era liberato da una parte non indifferente di fase di costruzione, ed il regista era thiago. Purtroppo quelli sono gli unici sei mesi in cui thiago ha vissuto alla grande; prima il rodaggio, poi infortuni e paturnie ne hanno limitato il rendimento. Il problema fondamentale dell'inter è questo, cambiasso non può più reggere le due fasi difesa-attacco. O fa la fase difensiva, affiancandogli un regista (thiago, stankovic), o fa il regista, affidando a Zanetti la fase incontrista. Terzium non datur, ma magari datur qualche calcio in culo a chi ha giocato un secondo tempo a catania disastroso e mi ha mandato in fumo una tripla da 210 euro che sembrava ormai certa alla fine del primo tempo. <br />
<br />
<a href="http://francescoredpoli.blogspot.com/2011/10/catania-inter-fermate-lo-stakanovismo.html" target="_blank">http://francescoredpoli.blogspot.com/201...vismo.html</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Problemi del forum: spam e recupero utenti]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti</link>
			<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 21:40:18 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti</guid>
			<description><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Problemi del forum: spam e recupero utenti]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti--1880</link>
			<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 21:40:18 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti--1880</guid>
			<description><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Problemi del forum: spam e recupero utenti]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti--1881</link>
			<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 21:40:18 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-problemi-del-forum-spam-e-recupero-utenti--1881</guid>
			<description><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il forum ha subito nei giorni scorsi un pesante attacco di spammer.  Ora la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.<br />
<br />
Purtroppo qualche utente potrebbe essere stato cancellato durante le procedure di manutenzione.  Ci scusiamo per l'inconveniente.  I messaggi, tuttavia, non sono andati perduti e sono tutti al loro posto.<br />
<br />
Se non riuscite più ad accedere al forum, vi chiediamo di <span style="font-weight: bold;">registrarvi di nuovo</span> (magari usando il vecchio nome utente e la vecchia email) e <span style="font-weight: bold;">avvisare un amministratore tramite messaggio privato</span>: provvederemo a ricollegare i vostri vecchi messaggi al nuovo utente.<br />
<br />
Grazie a tutte/i,<br />
<span style="font-style: italic;">L'Amministrazione</span>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I mille di TILT per cambiare partiti e politica]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-i-mille-di-tilt-per-cambiare-partiti-e-politica</link>
			<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 11:44:24 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-i-mille-di-tilt-per-cambiare-partiti-e-politica</guid>
			<description><![CDATA[a proposito di vedere cosa si muove attorno a noi, a prescindere dai partiti, vi segnalo il progetto TILT che se non ho capito male è una piattaforma gererazionale che cerca di costruire una nuova rete di sinistra e poi una nuova sinistra... (un po' come l'alternativa ribelle di gc e fgci) a parole sembrano agguerriti e non disponibili a trattare sui valori fondamentali della sinistra<br />
al loro campeggio hanno partecipato in 1000, dalla mia città un folto gruppo di giovani di sel fabbrica e dintorni<br />
<br />
<a href="http://www.facebook.com/rino.zighy#!/notes/marco-furfaro/i-mille-di-tilt-per-cambiare-partiti-e-politica/10150314182839868" target="_blank">http://www.facebook.com/rino.zighy#!/not...4182839868</a><br />
<br />
Pubblico l'articolo di Mapi, portavoce di TILT, di oggi su Il Manifesto.<br />
<br />
 <br />
<br />
I mille di TILT per cambiare partiti e politica<br />
<br />
 <br />
<br />
Quattro giorni, mille ragazz*, <span style="font-weight: bold;">un progetto per cambiare la politica</span>. Questo è stato Tilt Camp, l’esperienza di Roseto degli Abruzzi. Un passaggio che si innesta nei tanti percorsi che in queste ultime stagioni politiche hanno rappresentato l'altra Italia. <span style="font-weight: bold;">L'Italia che quest'anno ha difeso la scuola pubblica, l'università e la ricerca mentre il “palazzo” si barricava nelle sua miseria, quella che non ha abbandonato i lavoratori dinnanzi ai ricatti di Marchionne, la stessa Italia che chiede “Se non ora, quando?”</span><br />
<br />
Siamo stati capaci di rispondere con forza che “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”, abbiamo difeso i beni comuni e siamo stati parte di quello straordinario movimento che attraverso le elezioni amministrative ha raccontato un paese stanco di leghismi e berlusconismi. Un unico cammino che abbiamo fatto tutti insieme. Ma con un passo in più, grazie a un risveglio generazionale che sembrava sopito.<br />
<br />
Per questo abbiamo deciso di ripartire da una piccola cittadina abruzzese, a pochi chilometri da l'Aquila, perché la parola di fondo è “ricostruzione”. Una città che rivendica il diritto di tornare viva. Una generazione che intende ricostruire un rapporto con se stessa, superando le divisioni settarie e gli schemi che il centrosinistra le ha imposto in questi anni. La stessa generazione che si libererà definitivamente dalla precarietà solo se sarà capace di delineare un nuovo protagonismo sociale e politico.<br />
<br />
E' stato un campeggio di idee, discussioni e sogni. La volontà di immaginare una società diversa, guardare la luna: lasciare che a concentrarsi sul dito rimangano coloro che immaginano una politica chiusa nelle sue stanze.<br />
<br />
Dopo quattro giorni di dibattiti, workshop, incontri, spettacoli e musica, un'assemblea partecipata ha sancito la <span style="font-weight: bold;">costituzione di TILT, una rete che si pone l'obiettivo di costruire la sinistra partendo dalla nostra generazione, quella costretta all'irrappresentabilità, ma che è stata protagonista del risveglio di questo paese. </span>E intende farlo senza paura, facendo battaglia politica nei e fuori dai partiti, senza più essere disponibili ad essere utilizzati come falso strumento politico.<br />
<br />
Tilt nasce per accogliere la voglia di una, due generazioni e delle sue differenti voci di raccontarsi e di smettere di essere raccontate, affinché l'impegno di ognuno sia parte di un percorso collettivo. Sarà uno spazio aperto, una rete di relazioni di soggetti organizzati e di singoli che accoglie ragazzi impegnati nei movimenti, nelle associazioni, nei partiti. L'obiettivo è il contenuto, la forma uno strumento per vincere le battaglie: soggetti autonomi ed indipendenti che, mantenendo la propria identità, decidono di avere una prospettiva comune capace di disegnare quel pensiero lungo che oggi manca alla politica.<br />
<br />
Ma con una peculiare novità: <span style="font-weight: bold;">non faremo sconti. Tanto meno ai partiti del centrosinistra, nessuno escluso.</span> Dimostrino di essere all'altezza di noi, di una generazione che punta al cambiamento, perché non si torna indietro, perché solo diventando indisponibili al compromesso possiamo andare avanti. <span style="font-weight: bold;">Vogliamo riformare i partiti, a partire da quelli in cui militiamo, e mettere in campo una prospettiva alternativa a quella attuale, troppo spesso difesa dagli interessi corporativi dell'opposizione.</span><br />
<br />
In questi quattro giorni abbiamo discusso lasciandoci alle spalle le vecchie liturgie della politica, discutendo, in maniera innovativa: a partire dalle competenze di ciascuno, ritenendole indispensabili alla crescita della comunità. Società della conoscenza, rapporti tra i generi, beni comuni, forme della politica, antimafia, cittadinanza ed immigrazione sono stati solo alcuni dei temi che hanno caratterizzato questa esperienza. Ma con una questione centrale: un nuovo welfare capace di liberarci dalla precarietà, una nuova cittadinanza sociale che ruoti intorno al reddito di cittadinanza e una nuova Europa, che abbia lo sguardo giovane e in cui politica, democrazia e beni comuni tornino ad avere il primato sulla finanza e sul mercato. Torniamo a casa più forti, più sicuri di noi e delle nostre capacità. Torniamo a casa pronti per uscire nelle piazze con il nostro entusiasmo dirompente perché siamo tant* e ci siamo ritrovati.<br />
<br />
 <br />
<br />
Maria Pia Pizzolante<br />
<br />
portavoce TILT<br />
<br />
 <br />
<br />
Fonte: il manifesto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[a proposito di vedere cosa si muove attorno a noi, a prescindere dai partiti, vi segnalo il progetto TILT che se non ho capito male è una piattaforma gererazionale che cerca di costruire una nuova rete di sinistra e poi una nuova sinistra... (un po' come l'alternativa ribelle di gc e fgci) a parole sembrano agguerriti e non disponibili a trattare sui valori fondamentali della sinistra<br />
al loro campeggio hanno partecipato in 1000, dalla mia città un folto gruppo di giovani di sel fabbrica e dintorni<br />
<br />
<a href="http://www.facebook.com/rino.zighy#!/notes/marco-furfaro/i-mille-di-tilt-per-cambiare-partiti-e-politica/10150314182839868" target="_blank">http://www.facebook.com/rino.zighy#!/not...4182839868</a><br />
<br />
Pubblico l'articolo di Mapi, portavoce di TILT, di oggi su Il Manifesto.<br />
<br />
 <br />
<br />
I mille di TILT per cambiare partiti e politica<br />
<br />
 <br />
<br />
Quattro giorni, mille ragazz*, <span style="font-weight: bold;">un progetto per cambiare la politica</span>. Questo è stato Tilt Camp, l’esperienza di Roseto degli Abruzzi. Un passaggio che si innesta nei tanti percorsi che in queste ultime stagioni politiche hanno rappresentato l'altra Italia. <span style="font-weight: bold;">L'Italia che quest'anno ha difeso la scuola pubblica, l'università e la ricerca mentre il “palazzo” si barricava nelle sua miseria, quella che non ha abbandonato i lavoratori dinnanzi ai ricatti di Marchionne, la stessa Italia che chiede “Se non ora, quando?”</span><br />
<br />
Siamo stati capaci di rispondere con forza che “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”, abbiamo difeso i beni comuni e siamo stati parte di quello straordinario movimento che attraverso le elezioni amministrative ha raccontato un paese stanco di leghismi e berlusconismi. Un unico cammino che abbiamo fatto tutti insieme. Ma con un passo in più, grazie a un risveglio generazionale che sembrava sopito.<br />
<br />
Per questo abbiamo deciso di ripartire da una piccola cittadina abruzzese, a pochi chilometri da l'Aquila, perché la parola di fondo è “ricostruzione”. Una città che rivendica il diritto di tornare viva. Una generazione che intende ricostruire un rapporto con se stessa, superando le divisioni settarie e gli schemi che il centrosinistra le ha imposto in questi anni. La stessa generazione che si libererà definitivamente dalla precarietà solo se sarà capace di delineare un nuovo protagonismo sociale e politico.<br />
<br />
E' stato un campeggio di idee, discussioni e sogni. La volontà di immaginare una società diversa, guardare la luna: lasciare che a concentrarsi sul dito rimangano coloro che immaginano una politica chiusa nelle sue stanze.<br />
<br />
Dopo quattro giorni di dibattiti, workshop, incontri, spettacoli e musica, un'assemblea partecipata ha sancito la <span style="font-weight: bold;">costituzione di TILT, una rete che si pone l'obiettivo di costruire la sinistra partendo dalla nostra generazione, quella costretta all'irrappresentabilità, ma che è stata protagonista del risveglio di questo paese. </span>E intende farlo senza paura, facendo battaglia politica nei e fuori dai partiti, senza più essere disponibili ad essere utilizzati come falso strumento politico.<br />
<br />
Tilt nasce per accogliere la voglia di una, due generazioni e delle sue differenti voci di raccontarsi e di smettere di essere raccontate, affinché l'impegno di ognuno sia parte di un percorso collettivo. Sarà uno spazio aperto, una rete di relazioni di soggetti organizzati e di singoli che accoglie ragazzi impegnati nei movimenti, nelle associazioni, nei partiti. L'obiettivo è il contenuto, la forma uno strumento per vincere le battaglie: soggetti autonomi ed indipendenti che, mantenendo la propria identità, decidono di avere una prospettiva comune capace di disegnare quel pensiero lungo che oggi manca alla politica.<br />
<br />
Ma con una peculiare novità: <span style="font-weight: bold;">non faremo sconti. Tanto meno ai partiti del centrosinistra, nessuno escluso.</span> Dimostrino di essere all'altezza di noi, di una generazione che punta al cambiamento, perché non si torna indietro, perché solo diventando indisponibili al compromesso possiamo andare avanti. <span style="font-weight: bold;">Vogliamo riformare i partiti, a partire da quelli in cui militiamo, e mettere in campo una prospettiva alternativa a quella attuale, troppo spesso difesa dagli interessi corporativi dell'opposizione.</span><br />
<br />
In questi quattro giorni abbiamo discusso lasciandoci alle spalle le vecchie liturgie della politica, discutendo, in maniera innovativa: a partire dalle competenze di ciascuno, ritenendole indispensabili alla crescita della comunità. Società della conoscenza, rapporti tra i generi, beni comuni, forme della politica, antimafia, cittadinanza ed immigrazione sono stati solo alcuni dei temi che hanno caratterizzato questa esperienza. Ma con una questione centrale: un nuovo welfare capace di liberarci dalla precarietà, una nuova cittadinanza sociale che ruoti intorno al reddito di cittadinanza e una nuova Europa, che abbia lo sguardo giovane e in cui politica, democrazia e beni comuni tornino ad avere il primato sulla finanza e sul mercato. Torniamo a casa più forti, più sicuri di noi e delle nostre capacità. Torniamo a casa pronti per uscire nelle piazze con il nostro entusiasmo dirompente perché siamo tant* e ci siamo ritrovati.<br />
<br />
 <br />
<br />
Maria Pia Pizzolante<br />
<br />
portavoce TILT<br />
<br />
 <br />
<br />
Fonte: il manifesto]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[ciao Compagni/e]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-ciao-compagni-e</link>
			<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 23:33:19 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-ciao-compagni-e</guid>
			<description><![CDATA[Salve a tutti compagni/e <br />
Sono appunto Michela Militano.<br />
Sono una compagna dei GC di Rimini..tesserata dal lontano 2001 <img src="http://forumsinistra.info/images/smilies/wink.gif" style="vertical-align: middle;" border="0" alt="Wink" title="Wink" /> alla giovane età di 16 anni <img src="http://forumsinistra.info/images/smilies/smile.gif" style="vertical-align: middle;" border="0" alt="Smile" title="Smile" /><br />
<br />
Ciao a tutti compagni/e <br />
Un saluto a pugno chiuso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Salve a tutti compagni/e <br />
Sono appunto Michela Militano.<br />
Sono una compagna dei GC di Rimini..tesserata dal lontano 2001 <img src="http://forumsinistra.info/images/smilies/wink.gif" style="vertical-align: middle;" border="0" alt="Wink" title="Wink" /> alla giovane età di 16 anni <img src="http://forumsinistra.info/images/smilies/smile.gif" style="vertical-align: middle;" border="0" alt="Smile" title="Smile" /><br />
<br />
Ciao a tutti compagni/e <br />
Un saluto a pugno chiuso]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Amendola, la lezione di un decennio]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-amendola-la-lezione-di-un-decennio</link>
			<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 17:25:21 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-amendola-la-lezione-di-un-decennio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">La lezione di un decennio (1960-70)</span><br />
<br />
<span style="font-style: italic;">In occasione del °30 anniversario dalla  morte  di Giorgio Amendola (giugno 1980) ripropongo una sua intervista a “Giovane Critica” (1972) che mi pare abbia ancora oggi grande attualità politica</span><br />
<br />
L’ordine delle mie risposte vuole già apportare una modifica all’impostazione data al dibattito dalle tre domande avanzate da Giovane critica. Il fallimento di alcune ipotesi estremiste, la caduta di alcuni inconsistenti modelli rivoluzionari, e le difficoltà incontrate dall’avanzata democratica del movimento operaio, non autorizzano, tuttavia il generale piagnisteo che viene suggerito dalle tre domande, dove si arriva a parlare di “stanchezza” e “rassegnazione” dei partiti di sinistra. Spesso chi è stanco, per le delusioni provate, vuole per forza ritrovare stanchi e scoraggiati anche coloro che, invece, continuano, ostinati, e per nulla sfiduciati, a fare il loro lavoro. Non era Nenni che aveva cercato nella presunta stanchezza dalle masse l’alibi di cui si sentiva il bisogno per rompere l’unità d’azione dei socialisti con i comunisti? Che gruppi estremisti riprendano i vecchi inconcludenti discorsi sulle “occasioni perdute”, e sui “decenni perduti”, indica il loro distacco dalla realtà in movimento, e la loro incapacità a comprendere il difficile processo della storia, che non conosce i tempi morti, ma il contrastato, a volte lento, ed a volte veloce, avanzare della lotta di emancipazione.<br />
<br />
<span style="font-style: italic;">1 Giudizio sul decennio  1960 -1970</span><br />
<br />
Il decennio indicato non può essere, a mio avviso, caratterizzato come il decennio di centro-sinistra. Questi ha rappresentato non una svolta strategica, come si voleva da alcuni e si temeva da altri, della vita politica italiana, ma un momento tattico nel contrasto processo di ascesa delle classi lavoratrici alla direzione del paese.<br />
<br />
Il giudizio sul decennio non può limitarsi all’esame delle vicende interne, ma deve partire da una valutazione dei mutamenti avvenuti nella situazione internazionale. Al centro di questi mutamenti sta l’eroica e vittoriosa resistenza del Vietnam contro l’aggressione degli Stati Uniti. E’ la sconfitta subita dall’imperialismo americano che indica il principale significato del decennio, il senso del movimento della storia. Ed è il movimento rivoluzionario di liberazione ha riportato altre vittorie.   L’Algeria ha conquistato la sua indipendenza, dopo la lunga ed eroica lotta condotta contro l’imperialismo francese. Più difficile e travagliato il processo di liberazione ed unificazione dei popoli arabi, duramente colpiti dall’aggressione israeliana del 1967. la costruzione dei nuovi Stati nazionali in Africa procede, tuttavia, anche se faticosamente, tra gli ostacoli frapposti dai rapporti di subordinazione economica imposti dai paesi imperialisti. Nell’America Latina, dopo il sacrificio di Che Guevara, la ricerca di una strada di avanzata democratica al socialismo procede nei diversi paesi, attraverso tentativi, ancora non fortunati, di stabilire un crescente collegamento tra la lotta armata e lotta di massa. La vittoria del Fronte popolare in Cile ha indicato l’esistenza, in determinate condizioni, di nuove possibilità di avanzata democratica al socialismo.<br />
<br />
E’ stato un decennio di convulse oscillazioni, di brusche svolte, di improvvisi sviluppi. Esperienze drammatiche di lotta, strettamente condizionate dalle varie situazioni, hanno volta a volta esercitato fortissime, e rapidamente variabili influenze (Cuba, insurrezione di Algeria, Che Guevara, le “pantere nere”, i”tupamaros”, i fedayn palestinesi). E si può comprendere che a molti il rapido mutar degli eventi abbia finito col fare girare la testa. Non hanno perso l’orientamento coloro che hanno mantenuto fermo l’ago della bussola sull’obiettivo della coesistenza pacifica, anche quando sembrava che questo obiettivo avesse perso il suo carattere rivoluzionario, e dovesse invece significare null’altro che il congelamento dei vecchi rapporti di forza, un accordo bipolare tra URSS e USA, un compromesso che sacrificava al mantenimento dei vecchi equilibri le ragioni dei popoli in lotta per la loro indipendenza e quella della classe operaia per il socialismo. Eppure, alla fine del decennio, dopo tante sbrigative dichiarazioni di fallimento, la politica di coesistenza pacifica appare, sempre di più, la sola condizione che possa permettere ai popoli di conquistare l’indipendenza e avanzare sulla via del socialismo. Ecco l’errore compiuto dagli strateghi in cerca di nuove vie rivoluzionarie, avere dimenticato che il problema dei problemi è sempre quello di provocare un mutamento degli attuali iniqui rapporti di forza, di fare avanzare il moto di liberazione dei popoli oppressi e la lotta emancipatrice per il socialismo della classe operaia, non solo evitando una guerra atomica, ma cercando di giungere ad un reale (e controllato) disarmo generale. Dopo la soluzione pacifica (1962) della crisi di Cuba – che significò non già la capitolazione sovietica, ma la garanzia per Cuba di vedere rispettata la propria indipendenza – rotta tragicamente la triade (Papa Giovanni, Krusciev, Kennedy) che aveva personificato, agli inizi degli anni ’60, davanti alle speranze di immense moltitudini le possibilità di giungere ad una coesistenza pacifica; scoppiato il contrasto cino-sovietico; l’aggressione americana contro il Vietnam diede la prova della permanente volontà degli Stati Uniti di imporre con la forza la propria funzione di gendarmi capitalistici del mondo. Sembrò il fallimento della tesi della evitabilità della guerra e della necessità di una politica di coesistenza pacifica. Ed il ritiro di Krusciev apparve a molti come la prova della fine della politica di coesistenza pacifica. Lo stesso obiettivo, se non scomparve del tutto dalle argomentazioni politiche del partito comunista, sembrò spesso conservato, tuttavia, come semplice pro-memoria, avendo perso praticamente ogni capacità nobilitatrice. Si preferiva, in vasti settori del movimento operaio, invocare sempre più spesso non la coesistenza pacifica, ma la guerra rivoluzionaria delle campagne contro le “metropoli” capitaliste, la rivolta degli “esclusi”, i comunisti contro simili aberrazioni risulta, ad un esame critico retrospettivo, inadeguata, debole, difensiva, anche se quelle posizioni venivano sempre formalmente respinte.<br />
<br />
L’aggressione americana in Indovina si urtò contro la resistenza del popolo vietnamita, contro la saggia politica unitaria di Ho-ci-Min, la sua capacità di realizzare l’unione del suo popolo nella lotta per l’indipendenza. Il movimento operaio internazionale, malgrado il contrasto cino-sovietico, seppe ritrovare un minimo di unità, nella solidarietà con il Vietnam. Su questo punto si realizzò di fatto una convergenza anche tra forze divise tra profondi contrasti. Le armi sovietiche (l’80 per cento dell’armamento ricevuto da Vietnam, e quello più moderno ed efficiente) arrivarono ai combattenti vietnamiti grazie al modus vivendi stabilito tra Urss e Cina, e rispettato anche nei periodi di maggiore tensione cino-sovietica. L’immenso sforzo compiuto dal popolo sovietico, per l’onere crescente della competizione con gli Stati Uniti anche per quanto riguarda l’armamento atomico, impedì agli Stati Uniti di trasformare l’aggressione contro il Vietnam in guerra generale mondiale.<br />
<br />
E cosi gli Stati Uniti non riuscirono a passare. Il prolungamento della guerra di aggressione, e l’aumento del suo costo umano, economico, politico e morale, stimolarono l’opposizione dell’altra America, che, pur se divisa da tanti motivi, trovò nell’opposizione all’aggressione la base di una sua unità d’azione. La sconfitta della politica americana si tradusse in crisi economica, creditizia, monetaria. Nello stesso tempo l’Urss, sopportando l’onere di grandi e crescenti sacrifici, venne assumendo nella lotta contro l’imperialismo una funzione che nessun furore polemico può giungere a disconoscere. Tutte le forze in lotta contro l’imperialismo, dal Vietnam a Cuba, dall’Egitto all’Algeria, si sono rivolte a Mosca per chiedere aiuti economici, militari, politici, che non sono mai stati rifiutati, anche se in cambio l’Urss ha dovuto spesso ricevere, invece che ringraziamenti, critiche e misconoscimenti.<br />
<br />
La sconfitta subita in Indovina dagli Stati Uniti si è tradotta in un crescente isolamento diplomatico e politico. Il tentativo di scaricare sugli altri paesi capitalisti il costo della guerra, esportando inflazione prima, e poi, dopo la stretta creditizia del 15 agosto, la deflazione e la disoccupazione, ha approfondito i contrasti tra i vari paesi capitalistici, particolarmente dalla Cee. Al momento della prova, la mozione americana contro l’espulsione di Formosa, riuscì ad accogliere tra tutti gli Stati europei solo i voti del Lussemburgo e dei tre Stati fascisti, Portogallo, Spagna e Grecia. Le porte dell’Onu si aprivano cosi alla Cina.<br />
<br />
Gli Stati Uniti, battuti dalla resistenza Vietnamita e dalla solidarietà internazionale, sono stati costretti a ricercare la via di Pechino, per tentare di trovare una soluzione alla crisi del Sud-Est asiatico. La Cina, dopo il fallimento delle sue iniziative avventuristiche (Indonesia) e l’isolamento imposto dagli sviluppi(ancora in massima parte non conosciuti nei loro termini esatti) della rivoluzione culturale, emergeva dagli interni conflitti recuperando una sua capacità di iniziativa in campo internazionale, e ritornando in modo spettacolare sulla scena diplomatica.<br />
<br />
E’ significativo che Ciu-en-Lai abbia riesumato i cinque punti di Bandung – oggetto per tanti anni della critiche estremistiche – e che nel comunicato conclusivo della visita di Nixon venga riaffermata la necessità  della coesistenza pacifica. Ma la solidarietà espressa al governo del Sudan dopo la feroce repressione anticomunista e antidemocratica, e l’appoggio offerto al governo del Pakistan malgrado la violenta repressione della volontà autonomista delle popolazioni bengalesi, indicano l’attuazione da parte della Cina di una politica di Stato, che appare priva di coerenza ideale, e sempre orientata in senso antisovietico. Questo fatto non può essere né ignorato né taciuto per ragioni diplomatiche, ed esso finisce col dare alla visita di Nixon un carattere che non può  non suscitare legittime perplessità.<br />
<br />
L’ultimo decennio è il decennio del Vietnam, della vittoria di Ho-ci-Min, della sconfitta americana, della vittoria dell’imperialismo americano. Gli Stati Uniti non sono una “tigre di carta” hanno possenti mezzi di sterminio, ma possono essere sconfitti da una politica di unità nella lotta per l’indipendenza e la pace, da una politica che isoli l’aggressione imperialista, e faccia crescere nel cuore stesso dei paesi capitalisti una larga e crescente opposizione. Naturalmente, è necessario che il moto unitario antimperialista della classe operaia e dei popoli venga sostenuto di fronte alla politica militare ed economica degli Stati Uniti, dalla politica militare ed economica dell’Urss. Senza la potenza economica e militare del primo (e più forte) Stato socialista la lotta dei popoli per la loro liberazione sarebbe disarmata, e gli Stati Uniti liberi di ritornare ovunque a compiere la funzione di gendarmi del capitalismo.<br />
<br />
Oggi, accanto all’Urss, è entrata da protagonista sulla scena politica mondiale anche la Cina, svolgendo una sua politica di Stato. Non ci sarebbe da avanzare critica alcuna, anzi da rallegrarsi per questo avanzare nel mondo degli Stati socialisti, se tra questi, pur nella doverosa e gelosa tutela della propria rispettiva autonomia, si realizzasse il necessario coordinamento. Questo invece manca, ed è la divisione del movimento operaio ed i contrasti tra Stati socialisti che offrono ancora all’imperialismo possibilità di manovre e di ripresa. L’unità della classe operaia dei paesi capitalistici, dei popoli in lotta per la propria liberazione, e degli Stati socialisti è la condizione per battere definitivamente l’imperialismo, aprire il mondo alla via della pace e del socialismo ed assicurare, contro la catastrofe atomica, contro la fame e contro l’inquinamento, la sopravvivenza ed il progresso dell’umanità.<br />
<br />
2. Il fallimento del centro – sinistra <br />
<br />
Le alterne e drammatiche vicende internazionali hanno esercitato una grande e positiva influenza sugli sviluppi della lotta politica interna. Non a caso, quando la politica di centro-sinistra sembrava ormai  logorato la trama del tessuto unitario, e nella difesa del Vietnam e nella lotta per una soluzione politica della crisi del Medio Oriente, che si è mantenuto un rapporto unitario tra le forze dell’opposizione di sinistra e importanti correnti della stessa maggioranza. Perché al centro della battaglia resta, per tutto l’ultimo decennio, il problema dell’unità della classe operaia, non l’unità della sola opposizione al centro-sinistra, ma l’unità tra questa opposizione e quella parte delle classi lavoratrici che aveva accolto con speranza la costituzione del centro-sinistra, considerandolo un possibile strumento di rinnovamento democratico del paese.<br />
<br />
Assai larghe furono,infatti, le speranze che il centro-sinistra avrebbe portato a compimento le riforme annunciate, ma vi furono, anche, nelle file delle opposizioni, i corrispondenti timori che il capitalismo italiano, ormai diventato maturo, avrebbe avuto la forza e la capacità di razionalizzare il sistema e, quindi, di dare alla classe operaia il necessario per soddisfare le sue rivendicazioni, fino ad ottenere la sua integrazione nel sistema, in una crescente stabilizzazione economica e politica, speranze e timori che nascevano, assieme, da una stessa ingiustificata considerazione delle capacità del capitalismo italiano, e del riconoscimento del suo carattere originale, di capitalismo cresciuto, e diventato ormai adulto, nella piena compenetrazione con la grande proprietà agraria ed i gruppi della speculazione fondiaria urbana, ed alimentato dalla utilizzazione delle contraddizioni storiche(questione agraria e questione meridionale). Non capitalismo arretrato e straccione quello italiano, capitalismo diventato adulto e tecnicamente avanzato, ma attraverso una sua propria via di sviluppo, storicamente determinato, studiata attentamente da un Pci capace, malgrado l’opinione negativa di Giovane critica di “ tenere dietro alle trasformazioni vorticose della società capitalistica”.<br />
<br />
Ed è in base a questo giudizio sul carattere del capitalismo italiano (vedi il convegno dell’Istituto Gramsci del ’62 sulle “tendenze del capitalismo italiano”) che il Pci reagì alle speranze e ai timori, suscitati dal centro-sinistra, certo che un governo, fondato sulla divisione della classe operaia, non avrebbe avuto la possibilità di realizzare alcun programma di rinnovamento strutturale. Considerata perdente in anticipo la causa dell’ala riformista del centro-sinistra restava da battere l’ala moderata, che accettava il centro-sinistra ma come strumento di rottura dell’unità della classe operaia, di isolamento del Pci. Il centro della lotta era la salvaguardia dell’unità della classe operaia. Fu una dura battaglia condotta su due fronti, contro l’opportunismo che tendeva a fare accettare ad una parte della classe operaia una conduzione subalterna e integrata, e contro l’estremismo settario, che facilitava l’azione scissionista, cercando di isolare la parte più combattiva, con il pretesto di preservarne la purezza e la capacità combattiva. L’unità della classe operaia fu difesa passo a passo, ogni possibilità di rapporto unitario salvaguardato con estrema pazienza, la lotta contro il centro- sinistra condotta evitando esasperazioni polemiche, sempre avendo ben chiaro che si trattava di convincere le forze di sinistra, di spiegare, di argomentare, e non di approfondire le lacerazioni esistenti.<br />
<br />
Bisognava contare soprattutto sulla esperienza, e comprendere che il compito dei comunisti era quello di accompagnare la indispensabile esperienza vissuta direttamente dalle masse lavoratrici, con l’azione stimolatrice di una critica severa ma non offensiva, condotta nella convinzione che il nemico da battere non era l’ala socialista del centro-sinistra, e nemmeno la sinistra democratica-cristiana, ma l’ala moderata, la destra socialdemocratica e la destra democratica-cristiana.<br />
<br />
Ed il decennio aperto con il tentativo di rottura si chiude con una forte ripresa unitaria dopo il voto vittorioso del Pci nelle elezioni del ì68, le lotte operaie del ’69 spingono avanti l’unità sindacale, e danno un impulso nuovo alla lotta per le riforme. La classe operaia dimostra, con la sua unità e combattività, di non essere integrata. Nello stesso periodo in tutti i paesi capitalistici europei vi è una ripresa combattiva della classe operaia, che batte ovunque i tentativi di imporre una politica dei redditi.<br />
<br />
Il punto centrale della battaglia unitaria fu l’unità della Cgil, difesa ad oltranza contro gli scissionisti di destra(particolarmente pericolosi al momento della unificazione socialdemocratica), ma anche contro gli scissionisti di sinistra. Questi pretendevano liberare la Cgil. L dalla presenza dei socialisti, che, partecipando alla maggioranza governativa, potevano rappresentare un condizionamento governativo dell’attività dell’organizzazione sindacale. E questo pericolo esisteva, e si era fatto anche concretamente sentire. Ma senza la difesa dell’unità della Cgil si sarebbe giunti alla costituzione dei sindacati dei partiti, e non si sarebbe avuto lo sviluppo di quel movimento di unità sindacale, che ha avuto la sua condizione prima nel mantenimento della unità della Cgil. Cosi la classe operaia, con l’unità e con la lotta, conquista nuova forza contrattuale, pone il problema del controllo dell’organizzazione del lavoro in fabbrica, crea nuovi strumenti di partecipazione democratica di base, conquista nuovi spazi di democrazia, strappa diritti nuovi, negati nel decennio precedente (picchettaggio, comizi,cortei,), impone il riconoscimento dello Statuto dei lavoratori. In confronto al decennio 1950-1969, quello degli anni ’60 è un decennio che inizia con grandi battaglie politiche di classe (’60 contro Tambroni) e contrattuali (1962) il segno del decennio è dato dal ritorno aperto dalla battaglia di classe alla Fiat(1962), dopo dieci anni del despotismo di Valletta. La Fiat si è mossa e tutta la situazione politica e sindacale si è rimessa in movimento, smentendo i cattivi profeti della “stanchezza” e della “integrazione della classe operaia”. E il decennio si è concluso col vittorioso movimento dell’autunno ’69, continuò poi, senza sosta, nelle lotte articolate per l’organizzazione del lavoro in fabbrica.<br />
<br />
Certo questa avanzata della classe operaia, e soprattutto la volontà di contrattare in fabbrica tutti i termini del rapporto di lavoro, invadendo la sfera più gelosa del diritto di proprietà capitalistica, stimola una controffensiva del padronato e dei ceti privilegiati e provoca una ripresa fascista diretta ad imporre alla DC una svolta a destra. Questa controffensiva è facilitata da alcuni errori compiuti dal movimento operaio nel corso della sua avanzata, errori estremisti nella condotta della lotta e nell’adozione delle forme di lotta, e soprattutto, nella adozione di forme di lotte uniformi e non sufficientemente differenziate usate contro la grande impresa monopolistica e contro la piccola e media impresa, errori che hanno portato ad un certo deterioramento nel sistema delle alleanze tra classe operaia e ceti medi. Quando la classe operaia non sviluppa concretamente una politica di alleanza con i ceti medi, essa indebolisce la sua capacità di egemonia e tende (con tutte le coperture estremiste o le impostazioni sindacaliste) a chiudersi entro limiti corporativi. La spia di questo atteggiamento, in un paese come l’Italia, e la debole attenzione portata alla questione agraria e alla questione meridionale.<br />
<br />
Il logoramento dell’alleanza tra classe operaia e ceti medi, ha permesso a gruppi importanti di cetio medio urbano(professionisti, commercianti, artigiani) di mobilitare la massa dei laureati e diplomati disoccupati, per accrescere la separazione tra operai occupati e disoccupati, e penetrare con la propria iniziativa eversiva (Reggio Calabria, Aquila) nel distacco politico e sociale accentuato tra il Nord, maggiormente impegnato nelle lotte contrattuali e il movimento per le riforme. Ma il riapparire di un pericolo fascista risveglia il grande potenziale di lotta antifascista, rivela la forza di un patrimonio che è premessa dell’avanzata sulla via italiana al socialismo, dimostra come la gioventù sia pronta ad accogliere il richiamo alla lotta contro ogni forma di fascismo, vecchio e nuovo. Come su scala mondiale, il decennio finisce  in una riaffermazione della validità della politica di coesistenza pacifica (il che vuol dire ripudio di ogni forma di avventura e di fatalistica accettazione della inevitabilità della guerra), cosi come in Italia il decennio si conclude con una riaffermazione della validità della politica unitaria antifascista (il che vuol dire ripudio di ogni forma di estremismo settario) e riconoscimento della piattaforma di avanzata democratica al socialismo, indicata dalla Resistenza, dalla repubblica e dalla Costituzione.<br />
<br />
3. L’accidentato percorso della nuove generazioni <br />
<br />
Le nuove generazioni, entrate nella lotta politica nel corso degli anni ’60, si sono trovate di fronte a brusche svolte della situazione, ed a repentini mutamenti di rotta. L’entrata in campo di nuove forze (studenti, tecnici, intellettuali), se indica la maturazione oggettiva di nuovi processi produttivi, nei quali la scienza diventa sempre più direttamente un fattore della produzione, ha, tuttavia, temporaneamente diminuito la capacità della classe operaia di assicurare la continuità, la coesione e la disciplina del movimento, dove per disciplina s’intende coscienza di classe ed organizzazione, rifiuto di abbandonarsi alla spontaneità. E, lungo, il decennio, si è svolta una lotta continua tra organizzazione e spontaneità, tra coscienza di classe e spinte emotive e irrazionali, tra continuità e improvvisazione. La rottura del movimento internazionale comunista ed il contrasto cino-sovietico, diventato da divergenza politica tra i partiti comunisti anche conflitto militare tra Stati socialisti, ha provocato profondi turbamenti: e non poteva essere diversamente, perché quel conflitto pone in discussione principi che apparivano ben saldi nella coscienza dei lavoratori, fino a fare apparire concreta la prospettiva di guerra tra Stati socialisti. Nello stesso tempo, la formazione in Italia del centro-sinistra, e la rottura tra comunisti e socialisti, ha ferito profondamente la prospettiva, indicata dai comunisti, di una via democratica al socialismo, dove l’unità politica della classe operaia appare la condizione prima per la formazione di un nuovo blocco storico, capace di guidare il paese verso il socialismo. Tali turbamenti sono stati particolarmente sensibili tra i giovani, divenuti ormai in sempre maggiore numero studenti.<br />
<br />
Malgrado l’aumento della scolarità, la struttura di classe della società italiana non permette ai figli degli operai e dei contadini che di arrivare ancora in percentuali minime (inferiori al 10 per cento) all’Università il carattere non proletario del movimento studentesco non può quindi essere facilmente camuffato, malgrado gli arbitrari tentativi di considerare gli studenti e, addirittura, gli intellettuali ed i tecnici, come già “proletarizzati” e facenti parte della “nuova classe operaia”. Il carattere non proletario del movimento studentesco ha facilitato le oscillazioni politiche ed ideali. Non è mia intenzione tracciare la curva di tali oscillazioni che rivelano le influenze, fortissime in determinati orientamenti, parole d’ordine, miti, in una parola, volutamente provocante di effimere “mode”.<br />
<br />
La travagliata storia dei gruppi di estrema sinistra, da Quaderni rossi a Lotta continua è, del resto, percorsa con animoso spirito autocritico nelle pagine di Giovane critica, e non sono in grado di aggiungervi molto. Il problema è piuttosto quello di comprendere le ragioni di un movimento che, pur nelle sue interne divisioni e nella ricerca di sempre nuove forme di esperienze e di organizzazione, ha mobilitato una grande quantità di energie, ed ha costituito motivo di un impegno che ha valutato obiettivamente, al di là delle intenzioni dei suoi animatori. E’ un fatto che questo movimento ha, per un certo numero di anni, conquistato posizioni di direzione nell’ambito universitario, ed ha esercitato una indiscussa influenza anche nelle file della Fgci e dello stesso partito comunista. Esso deve essere, perciò, considerato come un interlocutore della cui presenza non ci si può quindi sbarazzare con alcune formulette  (“giovani inesperti”, gruppetti” o “provocatori”, anche se ciascuna di queste affermazioni coglie una parte del movimento estremista). Contro questo movimento i comunisti debbono condurre una lotta coerente politica ed ideale, non con il metodo delle semplicistiche e sommarie condanne, ma con quello della critica severa, e, nello stesso tempo, delle iniziative politiche unificatrici.<br />
<br />
Bisogna riconoscere che è stato difficile al partito comunista assumere tale posizione. <span style="font-weight: bold;">Gli sbandamenti di orientamento delle nuove generazioni di intellettuali sono stati favoriti dalla incapacità del partito comunista ad assolvere, in questa nuova situazione, alla sua funzione egemone; dalla sua riluttanza, più volte manifestata, a condurre coerentemente la lotta su due fronti, contro l’opportunismo di destra e contro l’estremismo settario; della tendenza, infine, a civettare con l’estremismo giovanile, nell’illusione di potere, cosi, mantenere il contatto con i giovani e di poterne più facilmente riassorbire le spinte estremiste. Questo atteggiamento può avere avuto una qualche utilità in campo elettorale (elezioni del ’68), ma non ha contribuito alla chiarezza della lotta politica.</span> Un fermo atteggiamento critico, che non si esaurisce in formali scomuniche, ma che si esprimesse in una rigorosa ed argomentata confutazione delle tesi estremiste, avrebbe più facilmente aiutato larghi settori del movimento studentesco a riportarsi, più rapidamente, sul saldo terreno della lotta di classe, fuori dalle sterili avventure politiche e culturali.<br />
<br />
Il Convegno organizzato dall’Istituto Gramsci sul “Marxismo degli anni ‘60”, ha indicato alcune delle premesse culturali, che hanno facilitato gli sbandamenti estremistici. Alla base c’è stata, io ritengo, una irruzione di tendenze antistoricistiche ed irrazionali. Esse hanno una matrice internazionale: XX Congresso, rottura cino-sovietica, difficoltà del movimento operaio nei paesi capitalistici, irruzione sulla scena mondiale, per vie necessariamente originali, dei popoli già oppressi dalla schiavitù coloniale. Ma hanno anche cause più strettamente culturali, il ricorso, di fronte ad una difficoltà di adeguamento di pensiero marxista alle nuove strutture del capitalismo moderno ed ai problemi posti dall’esistenza di più stati socialisti e della formazione di nuovi Stati nazionali, a spiegazioni di carattere sociologico e positivistico.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">E’ il momento della scoperta dell’esistenzialismo e dello strutturalismo, che esercitano sui giovani il fascino, di fronte ad uno storicismo che appare sempre più polveroso, non solo nella sua versione idealistica (Croce), ma anche in quella materialistica (Gramsci). Ma si esprime, anche, in questo diffondersi di correnti di pensiero positivistico tra le giovani generazioni, il passaggio su posizioni di lotta per il socialismo di strati sempre più vasti di gioventù cattolica, portata dalla sua stessa formazione ideale a negare il valore della storia, ed a considerare ogni impostazione storicistica come tentativo empirico di giustificazionismo. La componente cristiana nel movimento estremista è chiaramente visibile. La tendenza a colpire la “continuità” del movimento operaio, nel suo anello centrale, che è la continuità del PCI, e della linea laica e materialistica Labriola-Gramsci-Togliatti, per aprire la strada alla voluta “ristrutturazione” della sinistra, ha portato la critica estremistica a concentrare la sua polemica contro il processo storico come esso si è svolto concretamente negli ultimi cinquant’anni di vita del nostro paese: lotta antifascista, Resistenza, Repubblica, Costituzione, movimento di massa per attuare la Costituzione e realizzare trasformazioni democratiche e socialista.</span> Si è voluto presentare la necessaria difesa della “continuità” come espressione di una preconcetta volontà trionfalistica e giustificazionista, e come manifestazione di una “ragione di partito” più forte di ogni volontà di ricerca critica, quando l’affermazione della continuità va perseguita attraverso un esame critico che ricerchi ed indichi gli errori, le contraddizioni, le lacerazioni, che hanno segnato il difficile avanzare del moto di emancipazione. Il valore di una continuità del movimento operaio italiano (che ha ormai un secolo di vita) è proprio quello che deriva dai contrasti vissuti e via via superati dall’impegno e dalle lotte dei lavoratori.<br />
<br />
Non si può dire che su questi punti la lotta ideale e politica dei comunisti abbia avuto la coerenza e l’efficacia rese necessarie dall’asprezza dello scontro. Ma i fatti sono stati i più forti. Ed alla fine del decennio un catalogo delle posizioni sostenute e poi abbandonate dai gruppi estremisti basta, da solo, ad indicare attraverso quale accidentato percorso si siano aggirate le nuove generazioni.<br />
<br />
L’inevitabilità della guerra, la coesistenza pacifica come compromesso bipolare tra Urss ed Usa, il fallimento della coesistenza pacifica, la necessità per aiutare il Vietnam di “uno, tre, cento Vietnam”; la richiesta all’Unione Sovietica di intervenire direttamente nel Medio Oriente per sostenere l’azione dei fedayn; l’indicazione della lotta armata come unico mezzo per combattere nell’America meridionale l’imperialismo; l’esaltazione acritica della tragica esperienza di Che Guevara, non nel suo uso insopprimibile significato umano di sacrificio consapevolmente cercato, ma come insegnamento politico; l’affannosa ricerca ed il rapido logoramento dei miti (Castro, Che Guevara, Le Pantere Nere, i fedayn, la rivoluzione culturale cinese e Lin-Piao), sono i momenti inaccettabili di una linea che partiva dal rifiuto della necessità di una politica di coesistenza pacifica e dalla negazione della funzione dell’Unione Sovietica nella lotta per la pace contro l’imperialismo.<br />
<br />
La funzione dell’Urss non è data dall’accettazione da parte dei partiti comunisti di un solo centro di direzione mondiale, ma dalla posizione oggettiva occupata dall’Urss e che le permette di far fronte efficacemente, con la sua forza, alla pretesa degli Stati Uniti d’imporre la loro arrogante egemonia sul mondo. Riconoscere la funzione dell’Urss non significa approvare ogni atto. C’è stato nel 1968 l’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Ma la critica per tale intervento, espressa chiaramente dai comunisti italiani, non poteva trasformarsi nella invocazione, e tanto meno nella organizzazione, di “rivoluzioni politiche” nei paesi socialisti. Una forzatura soggettivistica ha portato a vedere nel “maggio francese” l’espressione di una situazione rivoluzionaria, che sarebbe stata compromessa per il rifiuto del PCF di assumere le sue responsabilità. Chi osa ancora ripete, dopo quattro anni, che le “barricate di latta” del Quartiere Latino dimostravano l’esistenza delle condizioni necessarie per una rivoluzione? <span style="font-weight: bold;">Le tesi sull’integrazione della classe operaia, sulla burocratizzazione dei partiti comunisti, sulla esistenza di un accordo bipolare tra Urss e Usa per la spartizione del dominio del mondo, indicano come per una parte dei gruppi estremisti il nemico da combattere fosse ormai l’URSS, ed i partito comunisti, ciò che creava un collegamento obiettivo con i movimenti di destra antisovietici ed antioperai.<br />
</span><br />
In Italia il movimento estremista è partito dall’errore iniziale, già compiuto da un compagno come Panzieri, del giudizio dato sul capitalismo italiano, considerato avanzato e capace ormai di rompere i lacci che lo legavano strettamente ai gruppi parassitari e speculativi della proprietà agraria e della proprietà fondiaria urbana, e di razionalizzare perciò il sistema in modo da risolvere le proprie contraddizioni. Si volle cosi vedere un neo-capitalismo sostenitore delle riforme, si diede per risolta ormai dalla unificazione capitalistica la questione nazionale e la questione agraria; si volle esaltare, isolandolo dal contesto sociale, lo scontro di fabbrica, ignorando i rapporti tra lotte in fabbrica e lotte nel paese, per la soluzione dei problemi aggravati dall’espansione monopolistica (scuola, casa, trasporti, salute). Da questo errore iniziale dal giudizio errato(dato sul carattere del capitalismo Italiano, sono derivati gli altri: negazione del permanente pericolo fascista (che sarebbe stata una invenzione di Nenni o dei “revisionisti” per giustificare i loro cedimenti e la loro volontà di inserimento nella maggioranza), integrazione della classe operaia, sottovalutazione dei contrasti interni al processo di unificazione della socialdemocrazia, sopravalutazione delle manifestazioni della dissidenza cattolica, negazione della politica di alleanza tra classe operaia e ceti medi. Tutta la tematica della formazione di una nuova maggioranza veniva respinta in base ad una riesumazione delle vecchie posizioni, già superate fin dall’VII congresso dell’I.c., per cui una partecipazione al governo dei comunisti sarebbe stata accettabile  soltanto in una “fase di transizione” tra il capitalismo e il socialismo, e doveva invece essere condannata se realizzata in una società ancora capitalistica, per avviare in questa società un processo di trasformazione democratica delle sue strutture e per avanzare sulla via di una democrazia progressiva verso il socialismo. Perciò la tendenza a rinchiudere il PCI in un blocco di opposizione con i movimenti estremisti, e le correnti minoritarie, e ad ostacolare quei rapporti unitari con forze della stessa maggioranza di centro-sinistra, attraverso i quali è possibile costruire una nuova maggioranza.<br />
<br />
Quanto la girandola delle parole d’ordine inconcludenti e agitorie: (“ lo Stato si conquista come?), non si trasforma!), “distruzione della scuola di classe”, “cultura alternativa”: “le città e le case si prendono!” e la scelta delle forme di lotte più violente, della guerriglia di gruppo nelle città, abbia obiettivamente aiutato le forze reazionarie nel tentativo di isolare la classe operaia e di mobilitare una parte dell’opinione pubblica per muoverla contro “la sinistra” e le istituzioni repubblicane, non è necessario ricordare.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il nemico principale da combattere, per i gruppi estremisti, è stato il partito comunista (ed è l’unico tratto comune, nella dilagante varietà e confusione di posizioni e di gruppi), al quale prima si volle contrapporre il sindacato, e poi lo spontaneismo ed il regime assembleare, per cercare di giungere ad una “rifondazione” e “ristrutturazione” delle sinistre.</span><br />
<br />
Bisogna dire che il Partito comunista ha sopportato per un lungo periodo senza scomporsi questo assalto petulante e fastidioso, quasi sempre calunnioso. Il successo delle elezioni del ’68 ha premiato la sua pazienza. Lo slancio delle lotte del ’69, la modifica dei rapporti politici con partiti della maggioranza di centro sinistra, hanno indicato   una tendenza di ascesa nell’applicazione della linea politica approvata al XII Congresso. Organizzativamente il Pci, e soprattutto la Fgci (la più colpita dalla agitazione estremista) sono in piena ripresa, la formazione del gruppo de “Il Manifesto” ha determinato nel corpo del partito una operazione di rigetto, permettendo alle nuove generazioni di recuperare il valore delle qualità proletarie dell’unità politica, della disciplina, della lotta contro ogni manifestazione piccolo borghese di personalismo, arrivismo e carrierismo.<br />
<br />
Certo i gusti politici compiuti da queste avventure sono da considerarsi assai gravi. Una parte non trascurabile di nuove leve di giovani si sono consumate nella vana ricerca di impossibili scorciatoie, ed hanno perso il contatto, a volte irrimediabilmente, con le forze organizzate del movimento operaio. Una agitazione rumorosa quanto inconcludente, ed i gravi fatti di provocazione che hanno permesso la creazione di vaste zone di omertà e di sospetto, hanno contribuito a fornire della lotta condotta della classe operaia l’immagine desiderata dai gruppi dirigenti del capitalismo italiano per spaventare i ceti medi e richiamarli alla necessità di difendere “l’ordine contro il disordine (1).<br />
<br />
La controffensiva reazionaria ed i ritorni provocatori dei fascisti hanno dimostrato il permanente valore, ideale e politico del patrimonio antifascista e della Resistenza, che invano si è cercato di liquidare con la critica alla “occasioni perdute” ed alla “rivoluzione mancata”, alla “svolta di Salerno” e alla politica di unità nazionale.<br />
<br />
Nel momento del pericolo, l’unità antifascista ha riacquistato tutto il suo valore, e la funzione del partito comunista si è affermata nuovamente  come la forza insostituibile di uno schieramento di lotta antifascista. Molti che lo avevano accusato, denigrato, combattuto, sentono oggi, il bisogno di ritornargli vicino. Molti giovani che non lo avevano conosciuto, se non attraverso le deformazioni bugiarde di una agitazione pettegola, lo scoprono per la prima volta. Ancora una volta il PCI, quando sa essere se stesso e sviluppare coerentemente la sua politica nazionale ed unitaria di avanzata democratica al socialismo e in grado di affermare la sua funzione egemone. Ed il PCI invita tutti coloro che vogliono combattere il fascismo e la reazione, e lottare per fare dell’Italia un paese socialista, a combattere assieme la stessa battaglia, quali siano stata le posizioni assunte nelle confuse polemiche dell’ultimo decennio. Non si tratta di passare e la spugna su queste polemiche, ma di trarre dalle esperienze vissute la necessaria lezione.<br />
<br />
(1) I gravi fatti di Milano dell’11 marzo avvenuti dopo che avevo scritto questa risposta già pronta prima dell’inizio del XIII Congresso. Ciò che è avvenuto a Milano fornisce una nuova prova dell’aiuto fornito alla campagna delle destre ed alla pretesa della DC di elevarsi contro gli opposti estremismi da movimenti estremisti di oscura e sospetta ispirazione.<br />
<br />
Ricordando G. Amendola<br />
<br />
Era un padre della Repubblica?<br />
<br />
La cosa è arcinota e scontata,<br />
<br />
poi non mi interessa<br />
<br />
e basta.<br />
<br />
Fu un coraggioso combattente antifascista,<br />
<br />
un rivoluzionario, un comunista?<br />
<br />
Era un compagno e fece il suo dovere,<br />
<br />
come tanti…<br />
<br />
Dunque, niente d’eccezionale?<br />
<br />
Eccezionale fu il suo tempo<br />
<br />
e chi lo scrisse.<br />
<br />
Solo per questo è stato importante?<br />
<br />
Giorgione era Giorgione,<br />
<br />
ha formato più d’una leva bolscevica.<br />
<br />
Dunque, è stato un grande dirigente di partito?<br />
<br />
Anche.<br />
<br />
Allora perché ricordarlo?<br />
<br />
Soprattutto per la coerenza intellettuale che l’animò:<br />
<br />
ha rubato la morte alla morte<br />
<br />
confondendo il suo nome nell’interminabile fiume della storia.<br />
<br />
1980<br />
<br />
<span style="font-style: italic;">LINK</span> <a href="http://www.sandrovalentini.it/blog/?p=2248" target="_blank">http://www.sandrovalentini.it/blog/?p=2248</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">La lezione di un decennio (1960-70)</span><br />
<br />
<span style="font-style: italic;">In occasione del °30 anniversario dalla  morte  di Giorgio Amendola (giugno 1980) ripropongo una sua intervista a “Giovane Critica” (1972) che mi pare abbia ancora oggi grande attualità politica</span><br />
<br />
L’ordine delle mie risposte vuole già apportare una modifica all’impostazione data al dibattito dalle tre domande avanzate da Giovane critica. Il fallimento di alcune ipotesi estremiste, la caduta di alcuni inconsistenti modelli rivoluzionari, e le difficoltà incontrate dall’avanzata democratica del movimento operaio, non autorizzano, tuttavia il generale piagnisteo che viene suggerito dalle tre domande, dove si arriva a parlare di “stanchezza” e “rassegnazione” dei partiti di sinistra. Spesso chi è stanco, per le delusioni provate, vuole per forza ritrovare stanchi e scoraggiati anche coloro che, invece, continuano, ostinati, e per nulla sfiduciati, a fare il loro lavoro. Non era Nenni che aveva cercato nella presunta stanchezza dalle masse l’alibi di cui si sentiva il bisogno per rompere l’unità d’azione dei socialisti con i comunisti? Che gruppi estremisti riprendano i vecchi inconcludenti discorsi sulle “occasioni perdute”, e sui “decenni perduti”, indica il loro distacco dalla realtà in movimento, e la loro incapacità a comprendere il difficile processo della storia, che non conosce i tempi morti, ma il contrastato, a volte lento, ed a volte veloce, avanzare della lotta di emancipazione.<br />
<br />
<span style="font-style: italic;">1 Giudizio sul decennio  1960 -1970</span><br />
<br />
Il decennio indicato non può essere, a mio avviso, caratterizzato come il decennio di centro-sinistra. Questi ha rappresentato non una svolta strategica, come si voleva da alcuni e si temeva da altri, della vita politica italiana, ma un momento tattico nel contrasto processo di ascesa delle classi lavoratrici alla direzione del paese.<br />
<br />
Il giudizio sul decennio non può limitarsi all’esame delle vicende interne, ma deve partire da una valutazione dei mutamenti avvenuti nella situazione internazionale. Al centro di questi mutamenti sta l’eroica e vittoriosa resistenza del Vietnam contro l’aggressione degli Stati Uniti. E’ la sconfitta subita dall’imperialismo americano che indica il principale significato del decennio, il senso del movimento della storia. Ed è il movimento rivoluzionario di liberazione ha riportato altre vittorie.   L’Algeria ha conquistato la sua indipendenza, dopo la lunga ed eroica lotta condotta contro l’imperialismo francese. Più difficile e travagliato il processo di liberazione ed unificazione dei popoli arabi, duramente colpiti dall’aggressione israeliana del 1967. la costruzione dei nuovi Stati nazionali in Africa procede, tuttavia, anche se faticosamente, tra gli ostacoli frapposti dai rapporti di subordinazione economica imposti dai paesi imperialisti. Nell’America Latina, dopo il sacrificio di Che Guevara, la ricerca di una strada di avanzata democratica al socialismo procede nei diversi paesi, attraverso tentativi, ancora non fortunati, di stabilire un crescente collegamento tra la lotta armata e lotta di massa. La vittoria del Fronte popolare in Cile ha indicato l’esistenza, in determinate condizioni, di nuove possibilità di avanzata democratica al socialismo.<br />
<br />
E’ stato un decennio di convulse oscillazioni, di brusche svolte, di improvvisi sviluppi. Esperienze drammatiche di lotta, strettamente condizionate dalle varie situazioni, hanno volta a volta esercitato fortissime, e rapidamente variabili influenze (Cuba, insurrezione di Algeria, Che Guevara, le “pantere nere”, i”tupamaros”, i fedayn palestinesi). E si può comprendere che a molti il rapido mutar degli eventi abbia finito col fare girare la testa. Non hanno perso l’orientamento coloro che hanno mantenuto fermo l’ago della bussola sull’obiettivo della coesistenza pacifica, anche quando sembrava che questo obiettivo avesse perso il suo carattere rivoluzionario, e dovesse invece significare null’altro che il congelamento dei vecchi rapporti di forza, un accordo bipolare tra URSS e USA, un compromesso che sacrificava al mantenimento dei vecchi equilibri le ragioni dei popoli in lotta per la loro indipendenza e quella della classe operaia per il socialismo. Eppure, alla fine del decennio, dopo tante sbrigative dichiarazioni di fallimento, la politica di coesistenza pacifica appare, sempre di più, la sola condizione che possa permettere ai popoli di conquistare l’indipendenza e avanzare sulla via del socialismo. Ecco l’errore compiuto dagli strateghi in cerca di nuove vie rivoluzionarie, avere dimenticato che il problema dei problemi è sempre quello di provocare un mutamento degli attuali iniqui rapporti di forza, di fare avanzare il moto di liberazione dei popoli oppressi e la lotta emancipatrice per il socialismo della classe operaia, non solo evitando una guerra atomica, ma cercando di giungere ad un reale (e controllato) disarmo generale. Dopo la soluzione pacifica (1962) della crisi di Cuba – che significò non già la capitolazione sovietica, ma la garanzia per Cuba di vedere rispettata la propria indipendenza – rotta tragicamente la triade (Papa Giovanni, Krusciev, Kennedy) che aveva personificato, agli inizi degli anni ’60, davanti alle speranze di immense moltitudini le possibilità di giungere ad una coesistenza pacifica; scoppiato il contrasto cino-sovietico; l’aggressione americana contro il Vietnam diede la prova della permanente volontà degli Stati Uniti di imporre con la forza la propria funzione di gendarmi capitalistici del mondo. Sembrò il fallimento della tesi della evitabilità della guerra e della necessità di una politica di coesistenza pacifica. Ed il ritiro di Krusciev apparve a molti come la prova della fine della politica di coesistenza pacifica. Lo stesso obiettivo, se non scomparve del tutto dalle argomentazioni politiche del partito comunista, sembrò spesso conservato, tuttavia, come semplice pro-memoria, avendo perso praticamente ogni capacità nobilitatrice. Si preferiva, in vasti settori del movimento operaio, invocare sempre più spesso non la coesistenza pacifica, ma la guerra rivoluzionaria delle campagne contro le “metropoli” capitaliste, la rivolta degli “esclusi”, i comunisti contro simili aberrazioni risulta, ad un esame critico retrospettivo, inadeguata, debole, difensiva, anche se quelle posizioni venivano sempre formalmente respinte.<br />
<br />
L’aggressione americana in Indovina si urtò contro la resistenza del popolo vietnamita, contro la saggia politica unitaria di Ho-ci-Min, la sua capacità di realizzare l’unione del suo popolo nella lotta per l’indipendenza. Il movimento operaio internazionale, malgrado il contrasto cino-sovietico, seppe ritrovare un minimo di unità, nella solidarietà con il Vietnam. Su questo punto si realizzò di fatto una convergenza anche tra forze divise tra profondi contrasti. Le armi sovietiche (l’80 per cento dell’armamento ricevuto da Vietnam, e quello più moderno ed efficiente) arrivarono ai combattenti vietnamiti grazie al modus vivendi stabilito tra Urss e Cina, e rispettato anche nei periodi di maggiore tensione cino-sovietica. L’immenso sforzo compiuto dal popolo sovietico, per l’onere crescente della competizione con gli Stati Uniti anche per quanto riguarda l’armamento atomico, impedì agli Stati Uniti di trasformare l’aggressione contro il Vietnam in guerra generale mondiale.<br />
<br />
E cosi gli Stati Uniti non riuscirono a passare. Il prolungamento della guerra di aggressione, e l’aumento del suo costo umano, economico, politico e morale, stimolarono l’opposizione dell’altra America, che, pur se divisa da tanti motivi, trovò nell’opposizione all’aggressione la base di una sua unità d’azione. La sconfitta della politica americana si tradusse in crisi economica, creditizia, monetaria. Nello stesso tempo l’Urss, sopportando l’onere di grandi e crescenti sacrifici, venne assumendo nella lotta contro l’imperialismo una funzione che nessun furore polemico può giungere a disconoscere. Tutte le forze in lotta contro l’imperialismo, dal Vietnam a Cuba, dall’Egitto all’Algeria, si sono rivolte a Mosca per chiedere aiuti economici, militari, politici, che non sono mai stati rifiutati, anche se in cambio l’Urss ha dovuto spesso ricevere, invece che ringraziamenti, critiche e misconoscimenti.<br />
<br />
La sconfitta subita in Indovina dagli Stati Uniti si è tradotta in un crescente isolamento diplomatico e politico. Il tentativo di scaricare sugli altri paesi capitalisti il costo della guerra, esportando inflazione prima, e poi, dopo la stretta creditizia del 15 agosto, la deflazione e la disoccupazione, ha approfondito i contrasti tra i vari paesi capitalistici, particolarmente dalla Cee. Al momento della prova, la mozione americana contro l’espulsione di Formosa, riuscì ad accogliere tra tutti gli Stati europei solo i voti del Lussemburgo e dei tre Stati fascisti, Portogallo, Spagna e Grecia. Le porte dell’Onu si aprivano cosi alla Cina.<br />
<br />
Gli Stati Uniti, battuti dalla resistenza Vietnamita e dalla solidarietà internazionale, sono stati costretti a ricercare la via di Pechino, per tentare di trovare una soluzione alla crisi del Sud-Est asiatico. La Cina, dopo il fallimento delle sue iniziative avventuristiche (Indonesia) e l’isolamento imposto dagli sviluppi(ancora in massima parte non conosciuti nei loro termini esatti) della rivoluzione culturale, emergeva dagli interni conflitti recuperando una sua capacità di iniziativa in campo internazionale, e ritornando in modo spettacolare sulla scena diplomatica.<br />
<br />
E’ significativo che Ciu-en-Lai abbia riesumato i cinque punti di Bandung – oggetto per tanti anni della critiche estremistiche – e che nel comunicato conclusivo della visita di Nixon venga riaffermata la necessità  della coesistenza pacifica. Ma la solidarietà espressa al governo del Sudan dopo la feroce repressione anticomunista e antidemocratica, e l’appoggio offerto al governo del Pakistan malgrado la violenta repressione della volontà autonomista delle popolazioni bengalesi, indicano l’attuazione da parte della Cina di una politica di Stato, che appare priva di coerenza ideale, e sempre orientata in senso antisovietico. Questo fatto non può essere né ignorato né taciuto per ragioni diplomatiche, ed esso finisce col dare alla visita di Nixon un carattere che non può  non suscitare legittime perplessità.<br />
<br />
L’ultimo decennio è il decennio del Vietnam, della vittoria di Ho-ci-Min, della sconfitta americana, della vittoria dell’imperialismo americano. Gli Stati Uniti non sono una “tigre di carta” hanno possenti mezzi di sterminio, ma possono essere sconfitti da una politica di unità nella lotta per l’indipendenza e la pace, da una politica che isoli l’aggressione imperialista, e faccia crescere nel cuore stesso dei paesi capitalisti una larga e crescente opposizione. Naturalmente, è necessario che il moto unitario antimperialista della classe operaia e dei popoli venga sostenuto di fronte alla politica militare ed economica degli Stati Uniti, dalla politica militare ed economica dell’Urss. Senza la potenza economica e militare del primo (e più forte) Stato socialista la lotta dei popoli per la loro liberazione sarebbe disarmata, e gli Stati Uniti liberi di ritornare ovunque a compiere la funzione di gendarmi del capitalismo.<br />
<br />
Oggi, accanto all’Urss, è entrata da protagonista sulla scena politica mondiale anche la Cina, svolgendo una sua politica di Stato. Non ci sarebbe da avanzare critica alcuna, anzi da rallegrarsi per questo avanzare nel mondo degli Stati socialisti, se tra questi, pur nella doverosa e gelosa tutela della propria rispettiva autonomia, si realizzasse il necessario coordinamento. Questo invece manca, ed è la divisione del movimento operaio ed i contrasti tra Stati socialisti che offrono ancora all’imperialismo possibilità di manovre e di ripresa. L’unità della classe operaia dei paesi capitalistici, dei popoli in lotta per la propria liberazione, e degli Stati socialisti è la condizione per battere definitivamente l’imperialismo, aprire il mondo alla via della pace e del socialismo ed assicurare, contro la catastrofe atomica, contro la fame e contro l’inquinamento, la sopravvivenza ed il progresso dell’umanità.<br />
<br />
2. Il fallimento del centro – sinistra <br />
<br />
Le alterne e drammatiche vicende internazionali hanno esercitato una grande e positiva influenza sugli sviluppi della lotta politica interna. Non a caso, quando la politica di centro-sinistra sembrava ormai  logorato la trama del tessuto unitario, e nella difesa del Vietnam e nella lotta per una soluzione politica della crisi del Medio Oriente, che si è mantenuto un rapporto unitario tra le forze dell’opposizione di sinistra e importanti correnti della stessa maggioranza. Perché al centro della battaglia resta, per tutto l’ultimo decennio, il problema dell’unità della classe operaia, non l’unità della sola opposizione al centro-sinistra, ma l’unità tra questa opposizione e quella parte delle classi lavoratrici che aveva accolto con speranza la costituzione del centro-sinistra, considerandolo un possibile strumento di rinnovamento democratico del paese.<br />
<br />
Assai larghe furono,infatti, le speranze che il centro-sinistra avrebbe portato a compimento le riforme annunciate, ma vi furono, anche, nelle file delle opposizioni, i corrispondenti timori che il capitalismo italiano, ormai diventato maturo, avrebbe avuto la forza e la capacità di razionalizzare il sistema e, quindi, di dare alla classe operaia il necessario per soddisfare le sue rivendicazioni, fino ad ottenere la sua integrazione nel sistema, in una crescente stabilizzazione economica e politica, speranze e timori che nascevano, assieme, da una stessa ingiustificata considerazione delle capacità del capitalismo italiano, e del riconoscimento del suo carattere originale, di capitalismo cresciuto, e diventato ormai adulto, nella piena compenetrazione con la grande proprietà agraria ed i gruppi della speculazione fondiaria urbana, ed alimentato dalla utilizzazione delle contraddizioni storiche(questione agraria e questione meridionale). Non capitalismo arretrato e straccione quello italiano, capitalismo diventato adulto e tecnicamente avanzato, ma attraverso una sua propria via di sviluppo, storicamente determinato, studiata attentamente da un Pci capace, malgrado l’opinione negativa di Giovane critica di “ tenere dietro alle trasformazioni vorticose della società capitalistica”.<br />
<br />
Ed è in base a questo giudizio sul carattere del capitalismo italiano (vedi il convegno dell’Istituto Gramsci del ’62 sulle “tendenze del capitalismo italiano”) che il Pci reagì alle speranze e ai timori, suscitati dal centro-sinistra, certo che un governo, fondato sulla divisione della classe operaia, non avrebbe avuto la possibilità di realizzare alcun programma di rinnovamento strutturale. Considerata perdente in anticipo la causa dell’ala riformista del centro-sinistra restava da battere l’ala moderata, che accettava il centro-sinistra ma come strumento di rottura dell’unità della classe operaia, di isolamento del Pci. Il centro della lotta era la salvaguardia dell’unità della classe operaia. Fu una dura battaglia condotta su due fronti, contro l’opportunismo che tendeva a fare accettare ad una parte della classe operaia una conduzione subalterna e integrata, e contro l’estremismo settario, che facilitava l’azione scissionista, cercando di isolare la parte più combattiva, con il pretesto di preservarne la purezza e la capacità combattiva. L’unità della classe operaia fu difesa passo a passo, ogni possibilità di rapporto unitario salvaguardato con estrema pazienza, la lotta contro il centro- sinistra condotta evitando esasperazioni polemiche, sempre avendo ben chiaro che si trattava di convincere le forze di sinistra, di spiegare, di argomentare, e non di approfondire le lacerazioni esistenti.<br />
<br />
Bisognava contare soprattutto sulla esperienza, e comprendere che il compito dei comunisti era quello di accompagnare la indispensabile esperienza vissuta direttamente dalle masse lavoratrici, con l’azione stimolatrice di una critica severa ma non offensiva, condotta nella convinzione che il nemico da battere non era l’ala socialista del centro-sinistra, e nemmeno la sinistra democratica-cristiana, ma l’ala moderata, la destra socialdemocratica e la destra democratica-cristiana.<br />
<br />
Ed il decennio aperto con il tentativo di rottura si chiude con una forte ripresa unitaria dopo il voto vittorioso del Pci nelle elezioni del ì68, le lotte operaie del ’69 spingono avanti l’unità sindacale, e danno un impulso nuovo alla lotta per le riforme. La classe operaia dimostra, con la sua unità e combattività, di non essere integrata. Nello stesso periodo in tutti i paesi capitalistici europei vi è una ripresa combattiva della classe operaia, che batte ovunque i tentativi di imporre una politica dei redditi.<br />
<br />
Il punto centrale della battaglia unitaria fu l’unità della Cgil, difesa ad oltranza contro gli scissionisti di destra(particolarmente pericolosi al momento della unificazione socialdemocratica), ma anche contro gli scissionisti di sinistra. Questi pretendevano liberare la Cgil. L dalla presenza dei socialisti, che, partecipando alla maggioranza governativa, potevano rappresentare un condizionamento governativo dell’attività dell’organizzazione sindacale. E questo pericolo esisteva, e si era fatto anche concretamente sentire. Ma senza la difesa dell’unità della Cgil si sarebbe giunti alla costituzione dei sindacati dei partiti, e non si sarebbe avuto lo sviluppo di quel movimento di unità sindacale, che ha avuto la sua condizione prima nel mantenimento della unità della Cgil. Cosi la classe operaia, con l’unità e con la lotta, conquista nuova forza contrattuale, pone il problema del controllo dell’organizzazione del lavoro in fabbrica, crea nuovi strumenti di partecipazione democratica di base, conquista nuovi spazi di democrazia, strappa diritti nuovi, negati nel decennio precedente (picchettaggio, comizi,cortei,), impone il riconoscimento dello Statuto dei lavoratori. In confronto al decennio 1950-1969, quello degli anni ’60 è un decennio che inizia con grandi battaglie politiche di classe (’60 contro Tambroni) e contrattuali (1962) il segno del decennio è dato dal ritorno aperto dalla battaglia di classe alla Fiat(1962), dopo dieci anni del despotismo di Valletta. La Fiat si è mossa e tutta la situazione politica e sindacale si è rimessa in movimento, smentendo i cattivi profeti della “stanchezza” e della “integrazione della classe operaia”. E il decennio si è concluso col vittorioso movimento dell’autunno ’69, continuò poi, senza sosta, nelle lotte articolate per l’organizzazione del lavoro in fabbrica.<br />
<br />
Certo questa avanzata della classe operaia, e soprattutto la volontà di contrattare in fabbrica tutti i termini del rapporto di lavoro, invadendo la sfera più gelosa del diritto di proprietà capitalistica, stimola una controffensiva del padronato e dei ceti privilegiati e provoca una ripresa fascista diretta ad imporre alla DC una svolta a destra. Questa controffensiva è facilitata da alcuni errori compiuti dal movimento operaio nel corso della sua avanzata, errori estremisti nella condotta della lotta e nell’adozione delle forme di lotta, e soprattutto, nella adozione di forme di lotte uniformi e non sufficientemente differenziate usate contro la grande impresa monopolistica e contro la piccola e media impresa, errori che hanno portato ad un certo deterioramento nel sistema delle alleanze tra classe operaia e ceti medi. Quando la classe operaia non sviluppa concretamente una politica di alleanza con i ceti medi, essa indebolisce la sua capacità di egemonia e tende (con tutte le coperture estremiste o le impostazioni sindacaliste) a chiudersi entro limiti corporativi. La spia di questo atteggiamento, in un paese come l’Italia, e la debole attenzione portata alla questione agraria e alla questione meridionale.<br />
<br />
Il logoramento dell’alleanza tra classe operaia e ceti medi, ha permesso a gruppi importanti di cetio medio urbano(professionisti, commercianti, artigiani) di mobilitare la massa dei laureati e diplomati disoccupati, per accrescere la separazione tra operai occupati e disoccupati, e penetrare con la propria iniziativa eversiva (Reggio Calabria, Aquila) nel distacco politico e sociale accentuato tra il Nord, maggiormente impegnato nelle lotte contrattuali e il movimento per le riforme. Ma il riapparire di un pericolo fascista risveglia il grande potenziale di lotta antifascista, rivela la forza di un patrimonio che è premessa dell’avanzata sulla via italiana al socialismo, dimostra come la gioventù sia pronta ad accogliere il richiamo alla lotta contro ogni forma di fascismo, vecchio e nuovo. Come su scala mondiale, il decennio finisce  in una riaffermazione della validità della politica di coesistenza pacifica (il che vuol dire ripudio di ogni forma di avventura e di fatalistica accettazione della inevitabilità della guerra), cosi come in Italia il decennio si conclude con una riaffermazione della validità della politica unitaria antifascista (il che vuol dire ripudio di ogni forma di estremismo settario) e riconoscimento della piattaforma di avanzata democratica al socialismo, indicata dalla Resistenza, dalla repubblica e dalla Costituzione.<br />
<br />
3. L’accidentato percorso della nuove generazioni <br />
<br />
Le nuove generazioni, entrate nella lotta politica nel corso degli anni ’60, si sono trovate di fronte a brusche svolte della situazione, ed a repentini mutamenti di rotta. L’entrata in campo di nuove forze (studenti, tecnici, intellettuali), se indica la maturazione oggettiva di nuovi processi produttivi, nei quali la scienza diventa sempre più direttamente un fattore della produzione, ha, tuttavia, temporaneamente diminuito la capacità della classe operaia di assicurare la continuità, la coesione e la disciplina del movimento, dove per disciplina s’intende coscienza di classe ed organizzazione, rifiuto di abbandonarsi alla spontaneità. E, lungo, il decennio, si è svolta una lotta continua tra organizzazione e spontaneità, tra coscienza di classe e spinte emotive e irrazionali, tra continuità e improvvisazione. La rottura del movimento internazionale comunista ed il contrasto cino-sovietico, diventato da divergenza politica tra i partiti comunisti anche conflitto militare tra Stati socialisti, ha provocato profondi turbamenti: e non poteva essere diversamente, perché quel conflitto pone in discussione principi che apparivano ben saldi nella coscienza dei lavoratori, fino a fare apparire concreta la prospettiva di guerra tra Stati socialisti. Nello stesso tempo, la formazione in Italia del centro-sinistra, e la rottura tra comunisti e socialisti, ha ferito profondamente la prospettiva, indicata dai comunisti, di una via democratica al socialismo, dove l’unità politica della classe operaia appare la condizione prima per la formazione di un nuovo blocco storico, capace di guidare il paese verso il socialismo. Tali turbamenti sono stati particolarmente sensibili tra i giovani, divenuti ormai in sempre maggiore numero studenti.<br />
<br />
Malgrado l’aumento della scolarità, la struttura di classe della società italiana non permette ai figli degli operai e dei contadini che di arrivare ancora in percentuali minime (inferiori al 10 per cento) all’Università il carattere non proletario del movimento studentesco non può quindi essere facilmente camuffato, malgrado gli arbitrari tentativi di considerare gli studenti e, addirittura, gli intellettuali ed i tecnici, come già “proletarizzati” e facenti parte della “nuova classe operaia”. Il carattere non proletario del movimento studentesco ha facilitato le oscillazioni politiche ed ideali. Non è mia intenzione tracciare la curva di tali oscillazioni che rivelano le influenze, fortissime in determinati orientamenti, parole d’ordine, miti, in una parola, volutamente provocante di effimere “mode”.<br />
<br />
La travagliata storia dei gruppi di estrema sinistra, da Quaderni rossi a Lotta continua è, del resto, percorsa con animoso spirito autocritico nelle pagine di Giovane critica, e non sono in grado di aggiungervi molto. Il problema è piuttosto quello di comprendere le ragioni di un movimento che, pur nelle sue interne divisioni e nella ricerca di sempre nuove forme di esperienze e di organizzazione, ha mobilitato una grande quantità di energie, ed ha costituito motivo di un impegno che ha valutato obiettivamente, al di là delle intenzioni dei suoi animatori. E’ un fatto che questo movimento ha, per un certo numero di anni, conquistato posizioni di direzione nell’ambito universitario, ed ha esercitato una indiscussa influenza anche nelle file della Fgci e dello stesso partito comunista. Esso deve essere, perciò, considerato come un interlocutore della cui presenza non ci si può quindi sbarazzare con alcune formulette  (“giovani inesperti”, gruppetti” o “provocatori”, anche se ciascuna di queste affermazioni coglie una parte del movimento estremista). Contro questo movimento i comunisti debbono condurre una lotta coerente politica ed ideale, non con il metodo delle semplicistiche e sommarie condanne, ma con quello della critica severa, e, nello stesso tempo, delle iniziative politiche unificatrici.<br />
<br />
Bisogna riconoscere che è stato difficile al partito comunista assumere tale posizione. <span style="font-weight: bold;">Gli sbandamenti di orientamento delle nuove generazioni di intellettuali sono stati favoriti dalla incapacità del partito comunista ad assolvere, in questa nuova situazione, alla sua funzione egemone; dalla sua riluttanza, più volte manifestata, a condurre coerentemente la lotta su due fronti, contro l’opportunismo di destra e contro l’estremismo settario; della tendenza, infine, a civettare con l’estremismo giovanile, nell’illusione di potere, cosi, mantenere il contatto con i giovani e di poterne più facilmente riassorbire le spinte estremiste. Questo atteggiamento può avere avuto una qualche utilità in campo elettorale (elezioni del ’68), ma non ha contribuito alla chiarezza della lotta politica.</span> Un fermo atteggiamento critico, che non si esaurisce in formali scomuniche, ma che si esprimesse in una rigorosa ed argomentata confutazione delle tesi estremiste, avrebbe più facilmente aiutato larghi settori del movimento studentesco a riportarsi, più rapidamente, sul saldo terreno della lotta di classe, fuori dalle sterili avventure politiche e culturali.<br />
<br />
Il Convegno organizzato dall’Istituto Gramsci sul “Marxismo degli anni ‘60”, ha indicato alcune delle premesse culturali, che hanno facilitato gli sbandamenti estremistici. Alla base c’è stata, io ritengo, una irruzione di tendenze antistoricistiche ed irrazionali. Esse hanno una matrice internazionale: XX Congresso, rottura cino-sovietica, difficoltà del movimento operaio nei paesi capitalistici, irruzione sulla scena mondiale, per vie necessariamente originali, dei popoli già oppressi dalla schiavitù coloniale. Ma hanno anche cause più strettamente culturali, il ricorso, di fronte ad una difficoltà di adeguamento di pensiero marxista alle nuove strutture del capitalismo moderno ed ai problemi posti dall’esistenza di più stati socialisti e della formazione di nuovi Stati nazionali, a spiegazioni di carattere sociologico e positivistico.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">E’ il momento della scoperta dell’esistenzialismo e dello strutturalismo, che esercitano sui giovani il fascino, di fronte ad uno storicismo che appare sempre più polveroso, non solo nella sua versione idealistica (Croce), ma anche in quella materialistica (Gramsci). Ma si esprime, anche, in questo diffondersi di correnti di pensiero positivistico tra le giovani generazioni, il passaggio su posizioni di lotta per il socialismo di strati sempre più vasti di gioventù cattolica, portata dalla sua stessa formazione ideale a negare il valore della storia, ed a considerare ogni impostazione storicistica come tentativo empirico di giustificazionismo. La componente cristiana nel movimento estremista è chiaramente visibile. La tendenza a colpire la “continuità” del movimento operaio, nel suo anello centrale, che è la continuità del PCI, e della linea laica e materialistica Labriola-Gramsci-Togliatti, per aprire la strada alla voluta “ristrutturazione” della sinistra, ha portato la critica estremistica a concentrare la sua polemica contro il processo storico come esso si è svolto concretamente negli ultimi cinquant’anni di vita del nostro paese: lotta antifascista, Resistenza, Repubblica, Costituzione, movimento di massa per attuare la Costituzione e realizzare trasformazioni democratiche e socialista.</span> Si è voluto presentare la necessaria difesa della “continuità” come espressione di una preconcetta volontà trionfalistica e giustificazionista, e come manifestazione di una “ragione di partito” più forte di ogni volontà di ricerca critica, quando l’affermazione della continuità va perseguita attraverso un esame critico che ricerchi ed indichi gli errori, le contraddizioni, le lacerazioni, che hanno segnato il difficile avanzare del moto di emancipazione. Il valore di una continuità del movimento operaio italiano (che ha ormai un secolo di vita) è proprio quello che deriva dai contrasti vissuti e via via superati dall’impegno e dalle lotte dei lavoratori.<br />
<br />
Non si può dire che su questi punti la lotta ideale e politica dei comunisti abbia avuto la coerenza e l’efficacia rese necessarie dall’asprezza dello scontro. Ma i fatti sono stati i più forti. Ed alla fine del decennio un catalogo delle posizioni sostenute e poi abbandonate dai gruppi estremisti basta, da solo, ad indicare attraverso quale accidentato percorso si siano aggirate le nuove generazioni.<br />
<br />
L’inevitabilità della guerra, la coesistenza pacifica come compromesso bipolare tra Urss ed Usa, il fallimento della coesistenza pacifica, la necessità per aiutare il Vietnam di “uno, tre, cento Vietnam”; la richiesta all’Unione Sovietica di intervenire direttamente nel Medio Oriente per sostenere l’azione dei fedayn; l’indicazione della lotta armata come unico mezzo per combattere nell’America meridionale l’imperialismo; l’esaltazione acritica della tragica esperienza di Che Guevara, non nel suo uso insopprimibile significato umano di sacrificio consapevolmente cercato, ma come insegnamento politico; l’affannosa ricerca ed il rapido logoramento dei miti (Castro, Che Guevara, Le Pantere Nere, i fedayn, la rivoluzione culturale cinese e Lin-Piao), sono i momenti inaccettabili di una linea che partiva dal rifiuto della necessità di una politica di coesistenza pacifica e dalla negazione della funzione dell’Unione Sovietica nella lotta per la pace contro l’imperialismo.<br />
<br />
La funzione dell’Urss non è data dall’accettazione da parte dei partiti comunisti di un solo centro di direzione mondiale, ma dalla posizione oggettiva occupata dall’Urss e che le permette di far fronte efficacemente, con la sua forza, alla pretesa degli Stati Uniti d’imporre la loro arrogante egemonia sul mondo. Riconoscere la funzione dell’Urss non significa approvare ogni atto. C’è stato nel 1968 l’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Ma la critica per tale intervento, espressa chiaramente dai comunisti italiani, non poteva trasformarsi nella invocazione, e tanto meno nella organizzazione, di “rivoluzioni politiche” nei paesi socialisti. Una forzatura soggettivistica ha portato a vedere nel “maggio francese” l’espressione di una situazione rivoluzionaria, che sarebbe stata compromessa per il rifiuto del PCF di assumere le sue responsabilità. Chi osa ancora ripete, dopo quattro anni, che le “barricate di latta” del Quartiere Latino dimostravano l’esistenza delle condizioni necessarie per una rivoluzione? <span style="font-weight: bold;">Le tesi sull’integrazione della classe operaia, sulla burocratizzazione dei partiti comunisti, sulla esistenza di un accordo bipolare tra Urss e Usa per la spartizione del dominio del mondo, indicano come per una parte dei gruppi estremisti il nemico da combattere fosse ormai l’URSS, ed i partito comunisti, ciò che creava un collegamento obiettivo con i movimenti di destra antisovietici ed antioperai.<br />
</span><br />
In Italia il movimento estremista è partito dall’errore iniziale, già compiuto da un compagno come Panzieri, del giudizio dato sul capitalismo italiano, considerato avanzato e capace ormai di rompere i lacci che lo legavano strettamente ai gruppi parassitari e speculativi della proprietà agraria e della proprietà fondiaria urbana, e di razionalizzare perciò il sistema in modo da risolvere le proprie contraddizioni. Si volle cosi vedere un neo-capitalismo sostenitore delle riforme, si diede per risolta ormai dalla unificazione capitalistica la questione nazionale e la questione agraria; si volle esaltare, isolandolo dal contesto sociale, lo scontro di fabbrica, ignorando i rapporti tra lotte in fabbrica e lotte nel paese, per la soluzione dei problemi aggravati dall’espansione monopolistica (scuola, casa, trasporti, salute). Da questo errore iniziale dal giudizio errato(dato sul carattere del capitalismo Italiano, sono derivati gli altri: negazione del permanente pericolo fascista (che sarebbe stata una invenzione di Nenni o dei “revisionisti” per giustificare i loro cedimenti e la loro volontà di inserimento nella maggioranza), integrazione della classe operaia, sottovalutazione dei contrasti interni al processo di unificazione della socialdemocrazia, sopravalutazione delle manifestazioni della dissidenza cattolica, negazione della politica di alleanza tra classe operaia e ceti medi. Tutta la tematica della formazione di una nuova maggioranza veniva respinta in base ad una riesumazione delle vecchie posizioni, già superate fin dall’VII congresso dell’I.c., per cui una partecipazione al governo dei comunisti sarebbe stata accettabile  soltanto in una “fase di transizione” tra il capitalismo e il socialismo, e doveva invece essere condannata se realizzata in una società ancora capitalistica, per avviare in questa società un processo di trasformazione democratica delle sue strutture e per avanzare sulla via di una democrazia progressiva verso il socialismo. Perciò la tendenza a rinchiudere il PCI in un blocco di opposizione con i movimenti estremisti, e le correnti minoritarie, e ad ostacolare quei rapporti unitari con forze della stessa maggioranza di centro-sinistra, attraverso i quali è possibile costruire una nuova maggioranza.<br />
<br />
Quanto la girandola delle parole d’ordine inconcludenti e agitorie: (“ lo Stato si conquista come?), non si trasforma!), “distruzione della scuola di classe”, “cultura alternativa”: “le città e le case si prendono!” e la scelta delle forme di lotte più violente, della guerriglia di gruppo nelle città, abbia obiettivamente aiutato le forze reazionarie nel tentativo di isolare la classe operaia e di mobilitare una parte dell’opinione pubblica per muoverla contro “la sinistra” e le istituzioni repubblicane, non è necessario ricordare.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il nemico principale da combattere, per i gruppi estremisti, è stato il partito comunista (ed è l’unico tratto comune, nella dilagante varietà e confusione di posizioni e di gruppi), al quale prima si volle contrapporre il sindacato, e poi lo spontaneismo ed il regime assembleare, per cercare di giungere ad una “rifondazione” e “ristrutturazione” delle sinistre.</span><br />
<br />
Bisogna dire che il Partito comunista ha sopportato per un lungo periodo senza scomporsi questo assalto petulante e fastidioso, quasi sempre calunnioso. Il successo delle elezioni del ’68 ha premiato la sua pazienza. Lo slancio delle lotte del ’69, la modifica dei rapporti politici con partiti della maggioranza di centro sinistra, hanno indicato   una tendenza di ascesa nell’applicazione della linea politica approvata al XII Congresso. Organizzativamente il Pci, e soprattutto la Fgci (la più colpita dalla agitazione estremista) sono in piena ripresa, la formazione del gruppo de “Il Manifesto” ha determinato nel corpo del partito una operazione di rigetto, permettendo alle nuove generazioni di recuperare il valore delle qualità proletarie dell’unità politica, della disciplina, della lotta contro ogni manifestazione piccolo borghese di personalismo, arrivismo e carrierismo.<br />
<br />
Certo i gusti politici compiuti da queste avventure sono da considerarsi assai gravi. Una parte non trascurabile di nuove leve di giovani si sono consumate nella vana ricerca di impossibili scorciatoie, ed hanno perso il contatto, a volte irrimediabilmente, con le forze organizzate del movimento operaio. Una agitazione rumorosa quanto inconcludente, ed i gravi fatti di provocazione che hanno permesso la creazione di vaste zone di omertà e di sospetto, hanno contribuito a fornire della lotta condotta della classe operaia l’immagine desiderata dai gruppi dirigenti del capitalismo italiano per spaventare i ceti medi e richiamarli alla necessità di difendere “l’ordine contro il disordine (1).<br />
<br />
La controffensiva reazionaria ed i ritorni provocatori dei fascisti hanno dimostrato il permanente valore, ideale e politico del patrimonio antifascista e della Resistenza, che invano si è cercato di liquidare con la critica alla “occasioni perdute” ed alla “rivoluzione mancata”, alla “svolta di Salerno” e alla politica di unità nazionale.<br />
<br />
Nel momento del pericolo, l’unità antifascista ha riacquistato tutto il suo valore, e la funzione del partito comunista si è affermata nuovamente  come la forza insostituibile di uno schieramento di lotta antifascista. Molti che lo avevano accusato, denigrato, combattuto, sentono oggi, il bisogno di ritornargli vicino. Molti giovani che non lo avevano conosciuto, se non attraverso le deformazioni bugiarde di una agitazione pettegola, lo scoprono per la prima volta. Ancora una volta il PCI, quando sa essere se stesso e sviluppare coerentemente la sua politica nazionale ed unitaria di avanzata democratica al socialismo e in grado di affermare la sua funzione egemone. Ed il PCI invita tutti coloro che vogliono combattere il fascismo e la reazione, e lottare per fare dell’Italia un paese socialista, a combattere assieme la stessa battaglia, quali siano stata le posizioni assunte nelle confuse polemiche dell’ultimo decennio. Non si tratta di passare e la spugna su queste polemiche, ma di trarre dalle esperienze vissute la necessaria lezione.<br />
<br />
(1) I gravi fatti di Milano dell’11 marzo avvenuti dopo che avevo scritto questa risposta già pronta prima dell’inizio del XIII Congresso. Ciò che è avvenuto a Milano fornisce una nuova prova dell’aiuto fornito alla campagna delle destre ed alla pretesa della DC di elevarsi contro gli opposti estremismi da movimenti estremisti di oscura e sospetta ispirazione.<br />
<br />
Ricordando G. Amendola<br />
<br />
Era un padre della Repubblica?<br />
<br />
La cosa è arcinota e scontata,<br />
<br />
poi non mi interessa<br />
<br />
e basta.<br />
<br />
Fu un coraggioso combattente antifascista,<br />
<br />
un rivoluzionario, un comunista?<br />
<br />
Era un compagno e fece il suo dovere,<br />
<br />
come tanti…<br />
<br />
Dunque, niente d’eccezionale?<br />
<br />
Eccezionale fu il suo tempo<br />
<br />
e chi lo scrisse.<br />
<br />
Solo per questo è stato importante?<br />
<br />
Giorgione era Giorgione,<br />
<br />
ha formato più d’una leva bolscevica.<br />
<br />
Dunque, è stato un grande dirigente di partito?<br />
<br />
Anche.<br />
<br />
Allora perché ricordarlo?<br />
<br />
Soprattutto per la coerenza intellettuale che l’animò:<br />
<br />
ha rubato la morte alla morte<br />
<br />
confondendo il suo nome nell’interminabile fiume della storia.<br />
<br />
1980<br />
<br />
<span style="font-style: italic;">LINK</span> <a href="http://www.sandrovalentini.it/blog/?p=2248" target="_blank">http://www.sandrovalentini.it/blog/?p=2248</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La guerra predatoria del fascismo alle cooperative e la rinascita con la resistenza]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-la-guerra-predatoria-del-fascismo-alle-cooperative-e-la-rinascita-con-la-resistenza</link>
			<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 16:24:46 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-la-guerra-predatoria-del-fascismo-alle-cooperative-e-la-rinascita-con-la-resistenza</guid>
			<description><![CDATA[Saggi sul fascismo<br />
<br />
Fascismo e cooperazione<br />
<br />
Il fascismo colpisce duramente fra il 1919 e il 1924 la cooperazione democratica di ispirazione socialista, cattolica e repubblicana. Lo squadrismo fascista  individua nelle Case del Popolo   , nelle Camere del Lavoro , nelle Cooperative  e nei Circoli operai i <span style="font-weight: bold;">principali obiettivi delle sue violente incursioni.</span><br />
<br />
Gli echi delle incursioni   risuonano fino dal marzo 1921 quando la "Cooperazione Italiana" registra passivamente i primi segni della "via crucis delle nostre cooperative".<br />
<br />
Non esiste una statistica precisa delle distruzioni sofferte dalle sedi cooperative; ma alla vigilia della marcia su Roma  si calcola fossero più di 200 le sedi distrutte. Contro le cooperative - scrive Italo Balbo    - si è agito con lo stesso spirito con cui si distruggono in guerra i depositi del nemico.<br />
<br />
Con il 1923 inizia un processo di normalizzazione che pone fine alla fase distruttiva e da l'avvio ad una opera di <span style="font-weight: bold;">revisione</span> da parte del partito nazionale fascista dei problemi cooperativi. Il fascismo intraprende la tattica dell'<span style="font-weight: bold;">annessione dei patrimoni altrui</span>. Non più distruzioni dunque, ma una opera più lenta e finalizzata all'estensione e al controllo del consenso al fascismo.<br />
<br />
Nei riguardi dei grandi Consorzi e delle più affermate cooperative si procede attraverso la "gestione straordinaria" imponendo di fatto apparati dirigenti di sicura fede politica.<br />
<br />
Conquistato il potere  il fascismo, dopo avere sciolto nel 1925 la Lega e nel 1927 la Confederazione e dopo avere costretto i capi del movimento cooperativo ad abbandonare ogni attività pubblica e, in molti casi, a lasciare l’Italia, intraprende una riorganizzazione dei settori cooperativi: nel 1926 viene creato l’Ente Nazionale Fascista  per la cooperazione con sede a Roma e le cooperative vengono inquadrate nell’ordinamento corporativo.<br />
<br />
L'adesione formale al nuovo ente cooperativo il più delle volte determina la chiusura delle singole cooperative in una dimensione aziendalistica. <span style="font-weight: bold;">Il regime fascista  non manca di esaltare con la consueta retorica la cooperazione, tuttavia la "Carta del lavoro", che è del 1927, la ignora</span> ; e con quel singolare documento programmatico, che pure ambisce a regolare in modo inedito i rapporti fra capitale e lavoro, non si è colta l'occasione di inserire adeguatamente la cooperazione nella politica sociale del regime. In sostanza la cooperazione resta ai margini dell'interesse e della politica di regime, tanto che qualcuno la definisce "una piccola umile cosa tra cose grandissime: una Cenerentola...".<br />
<br />
D'altronde, non può rientrare nella logica di un regime come quello fascista il rilancio di un movimento di massa cooperativistico democratico ed efficiente, quando i rapporti fra capitale e lavoro vengono regolati forzosamente in base al principio dell'economia corporativa. Perciò il contributo della cooperazione allo sviluppo economico generale durante il fascismo è molto modesto, se si eccettua il settore agricolo nel quale predomina una cooperazione ancora più burocratizzata e subalterna agli interessi del capitalismo agrario: quella dei consorzi agrari.<br />
<br />
Entrato in agonia, il fascismo tenta di rilanciare, nel quadro del suo demagogico programma, anche la cooperazione. Tra i punti del "manifesto di Verona" del novembre 1943 c'è anche l'espropriazione di terre incolte e aziende mal gestite a favore di braccianti e cooperative e la moltiplicazione di spacci aziendali e cooperativi, ma nessuno presta ascolto al governo repubblichino. D'altronde, anche volendo i veri padroni di Mussolini, i tedeschi, disapprovano la "socializzazione" escogitata dai fascisti.<br />
<br />
Una nuova piattaforma politica sta invece nascendo, con ben altro prestigio e credibilità, fra i monti e nelle stesse città presidiate dai nazifascisti, nelle proposte dei CLN, l'organismo interpartitico espressione degli ideali unitari ed antifascisti della resistenza, e dei partiti impegnati nella resistenza. Nel periodo della Resistenza, dal 1943 al 1945, dietro la facciata di alcune cooperative legalizzate si organizza una azione di appoggio alla lotta contro i nazifascisti, si pongono le premesse per la costruzione o la ricostruzione di cooperative libere e democratiche.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">I partigiani e i dirigenti politici, nel vivo della lotta armata contro i tedeschi e i fascisti, già pensano al dopoguerra e a come riorganizzare lo stato, le strutture economiche e la società. Nei piani per la ricostruzione del paese le varie forze antifasciste prevedono un ruolo anche per la cooperazione.</span> Comunisti, socialisti, azionisti, repubblicani, cattolici, sinistra cristiana, democratici del lavoro e perfino liberali, includono il movimento cooperativo tra le forze che avrebbero dovuto contribuire alla rinascita e allo sviluppo di un'Italia prospera, libera e democratica.<br />
<br />
Certo ci sono tra loro differenze e gradi di convinzione diversi, ma tutti s'impegnano a favorire la cooperazione, specialmente come elemento per la riforma agraria e il riassetto produttivo e tecnico dell'agricoltura.<br />
<br />
Non si può dire invece che nel 1944-1945 il problema cooperativo fosse presente nell'attività dei governi Badoglio e Bonomi. Tuttavia sul finire della guerra e nella regione di più viva tradizione cooperativistica, l'Emilia Romagna, il problema cooperativo viene posto in termini netti e precisi; il Comitato legislativo clandestino del CLN, formato da Roberto Vighi socialista, Tito Carnacini liberale, Leonida Casali comunista e da Angelo Senin democristiano, prepara tra l'altro un decreto legge che vuole affrontare la "questione del maltolto  " rendendo nulli tutti gli atti di spossessamento e di esproprio" portati avanti durante gli anni venti dal regime fascista.<br />
<br />
(tratto dal sito della confcooperative.it)<br />
<br />
 <a href="http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo17b.htm" target="_blank">http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo17b.htm</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Saggi sul fascismo<br />
<br />
Fascismo e cooperazione<br />
<br />
Il fascismo colpisce duramente fra il 1919 e il 1924 la cooperazione democratica di ispirazione socialista, cattolica e repubblicana. Lo squadrismo fascista  individua nelle Case del Popolo   , nelle Camere del Lavoro , nelle Cooperative  e nei Circoli operai i <span style="font-weight: bold;">principali obiettivi delle sue violente incursioni.</span><br />
<br />
Gli echi delle incursioni   risuonano fino dal marzo 1921 quando la "Cooperazione Italiana" registra passivamente i primi segni della "via crucis delle nostre cooperative".<br />
<br />
Non esiste una statistica precisa delle distruzioni sofferte dalle sedi cooperative; ma alla vigilia della marcia su Roma  si calcola fossero più di 200 le sedi distrutte. Contro le cooperative - scrive Italo Balbo    - si è agito con lo stesso spirito con cui si distruggono in guerra i depositi del nemico.<br />
<br />
Con il 1923 inizia un processo di normalizzazione che pone fine alla fase distruttiva e da l'avvio ad una opera di <span style="font-weight: bold;">revisione</span> da parte del partito nazionale fascista dei problemi cooperativi. Il fascismo intraprende la tattica dell'<span style="font-weight: bold;">annessione dei patrimoni altrui</span>. Non più distruzioni dunque, ma una opera più lenta e finalizzata all'estensione e al controllo del consenso al fascismo.<br />
<br />
Nei riguardi dei grandi Consorzi e delle più affermate cooperative si procede attraverso la "gestione straordinaria" imponendo di fatto apparati dirigenti di sicura fede politica.<br />
<br />
Conquistato il potere  il fascismo, dopo avere sciolto nel 1925 la Lega e nel 1927 la Confederazione e dopo avere costretto i capi del movimento cooperativo ad abbandonare ogni attività pubblica e, in molti casi, a lasciare l’Italia, intraprende una riorganizzazione dei settori cooperativi: nel 1926 viene creato l’Ente Nazionale Fascista  per la cooperazione con sede a Roma e le cooperative vengono inquadrate nell’ordinamento corporativo.<br />
<br />
L'adesione formale al nuovo ente cooperativo il più delle volte determina la chiusura delle singole cooperative in una dimensione aziendalistica. <span style="font-weight: bold;">Il regime fascista  non manca di esaltare con la consueta retorica la cooperazione, tuttavia la "Carta del lavoro", che è del 1927, la ignora</span> ; e con quel singolare documento programmatico, che pure ambisce a regolare in modo inedito i rapporti fra capitale e lavoro, non si è colta l'occasione di inserire adeguatamente la cooperazione nella politica sociale del regime. In sostanza la cooperazione resta ai margini dell'interesse e della politica di regime, tanto che qualcuno la definisce "una piccola umile cosa tra cose grandissime: una Cenerentola...".<br />
<br />
D'altronde, non può rientrare nella logica di un regime come quello fascista il rilancio di un movimento di massa cooperativistico democratico ed efficiente, quando i rapporti fra capitale e lavoro vengono regolati forzosamente in base al principio dell'economia corporativa. Perciò il contributo della cooperazione allo sviluppo economico generale durante il fascismo è molto modesto, se si eccettua il settore agricolo nel quale predomina una cooperazione ancora più burocratizzata e subalterna agli interessi del capitalismo agrario: quella dei consorzi agrari.<br />
<br />
Entrato in agonia, il fascismo tenta di rilanciare, nel quadro del suo demagogico programma, anche la cooperazione. Tra i punti del "manifesto di Verona" del novembre 1943 c'è anche l'espropriazione di terre incolte e aziende mal gestite a favore di braccianti e cooperative e la moltiplicazione di spacci aziendali e cooperativi, ma nessuno presta ascolto al governo repubblichino. D'altronde, anche volendo i veri padroni di Mussolini, i tedeschi, disapprovano la "socializzazione" escogitata dai fascisti.<br />
<br />
Una nuova piattaforma politica sta invece nascendo, con ben altro prestigio e credibilità, fra i monti e nelle stesse città presidiate dai nazifascisti, nelle proposte dei CLN, l'organismo interpartitico espressione degli ideali unitari ed antifascisti della resistenza, e dei partiti impegnati nella resistenza. Nel periodo della Resistenza, dal 1943 al 1945, dietro la facciata di alcune cooperative legalizzate si organizza una azione di appoggio alla lotta contro i nazifascisti, si pongono le premesse per la costruzione o la ricostruzione di cooperative libere e democratiche.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">I partigiani e i dirigenti politici, nel vivo della lotta armata contro i tedeschi e i fascisti, già pensano al dopoguerra e a come riorganizzare lo stato, le strutture economiche e la società. Nei piani per la ricostruzione del paese le varie forze antifasciste prevedono un ruolo anche per la cooperazione.</span> Comunisti, socialisti, azionisti, repubblicani, cattolici, sinistra cristiana, democratici del lavoro e perfino liberali, includono il movimento cooperativo tra le forze che avrebbero dovuto contribuire alla rinascita e allo sviluppo di un'Italia prospera, libera e democratica.<br />
<br />
Certo ci sono tra loro differenze e gradi di convinzione diversi, ma tutti s'impegnano a favorire la cooperazione, specialmente come elemento per la riforma agraria e il riassetto produttivo e tecnico dell'agricoltura.<br />
<br />
Non si può dire invece che nel 1944-1945 il problema cooperativo fosse presente nell'attività dei governi Badoglio e Bonomi. Tuttavia sul finire della guerra e nella regione di più viva tradizione cooperativistica, l'Emilia Romagna, il problema cooperativo viene posto in termini netti e precisi; il Comitato legislativo clandestino del CLN, formato da Roberto Vighi socialista, Tito Carnacini liberale, Leonida Casali comunista e da Angelo Senin democristiano, prepara tra l'altro un decreto legge che vuole affrontare la "questione del maltolto  " rendendo nulli tutti gli atti di spossessamento e di esproprio" portati avanti durante gli anni venti dal regime fascista.<br />
<br />
(tratto dal sito della confcooperative.it)<br />
<br />
 <a href="http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo17b.htm" target="_blank">http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo17b.htm</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Mattei, dal mito fascista della nazione proletaria ai politici come taxi]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-mattei-dal-mito-fascista-della-nazione-proletaria-ai-politici-come-taxi</link>
			<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 12:55:25 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-mattei-dal-mito-fascista-della-nazione-proletaria-ai-politici-come-taxi</guid>
			<description><![CDATA[Apro un thread per approfondire la vita di Mattei, al di fuori dell'agiografia (cinematografica e non), e non per parlare dei complottismi sulla sua morte, di cui la rete è già piena.<br />
<br />
<br />
Archivio storico         <br />
RIVELAZIONI Un saggio di Luca Tedesco su «Nuova Storia Contemporanea»<br />
Enrico Mattei, trovata la tessera fascista<br />
«Iscritto al Pnf nel 1922, poi sostenitore critico del regime»<br />
<br />
Enrico Mattei, fondatore dell' industria petrolifera italiana, era anche un genio della comunicazione. A partire dal 1956 avviò la pubblicazione della rassegna «Stampa e oro nero» in cui si raccoglievano tutti gli articoli negativi contro l' Eni, oltre che gli attacchi e i pettegolezzi personali. Nel 1960 la rassegna riportava l' articolo ripreso dal giornale svizzero «Basler Arbeiterzeitung» del 5 novembre 1959 secondo cui Mattei negli anni giovanili era stato <span style="font-weight: bold;">«squadrista fascista»</span>, tanto acceso da arrivare a strappare la barba durante una lite al leader socialista di Matelica. Un altro numero di «Stampa e oro nero» riproponeva un pezzo del «Merlo giallo» in cui si affermava che il giovane Mattei aveva strappato invece i baffi al suo avversario. Aneddoti selezionati con l' aria di dire: guardate cosa vanno raccontando i nostri nemici, inventano episodi assurdi pur di screditare l' Eni e il suo leader. Le numerose biografie di Enrico Mattei, nato ad Acqualagna, nelle Marche, il 29 aprile 1906 e morto a Bascapé il 27 ottobre 1962 in un misterioso incidente aereo, si sono concentrate sul giallo della fine, non sugli anni bui degli inizi, quando il futuro industriale si impiegò come fattorino presso la conceria Fiore di Matelica. Italo Pietra nel suo «Mattei la pecora nera» scriveva che non esistevano pezze d' appoggio per sostenere la tesi di un Mattei squadrista. E Nico Perrone pur sottolineando le simpatie fasciste e nazionaliste si limita ad affermare nella biografia edita dal Mulino nel 2001: «Pare che ne ebbe anche la tessera». Nessuna prova però che scalfisse il santino del cattolico di sinistra iscritto al Partito popolare, dirigente della Resistenza, nemmeno nel saggio di Carlo Maria Lomartire, edito nel 2004 da Mondadori. Ora queste cautele vengono superate in un coraggioso e sintetico articolo che Luca Tedesco pubblicherà sul prossimo numero di «Nuova Storia Contemporanea», la rivista diretta da Francesco Perfetti. Un intervento che sin dal titolo esclude ogni dubbio: «Enrico Mattei squadrista e "dissidente" fascista». Tedesco si sente sicuro perché ha trovato a suo dire prove documentali del tutto inedite riguardanti tre aspetti del «Mattei fascista». Innanzitutto la prova dell' adesione al Pnf. «Un incartamento, peraltro assai scarno, relativo a Mattei, contenuto nell' archivio del Partito comunista: Direzione Nord della Fondazione istituto Gramsci di Roma - scrive Tedesco -, permette di sciogliere qualsiasi dubbio sul punto. L' unità archivistica 29, fasc. 17-1, contiene infatti la scheda di iscrizione di Mattei al Partito nazionale fascista, fascio di Matelica, dove Mattei frequentò le scuole medie inferiori. La data d' iscrizione è il 26 ottobre 1922. Mattei, classe 1906, ha sedici anni. La scheda indica l' assegnazione al reparto Principe». <span style="font-weight: bold;">Un fascista della prima ora, affascinato dall' irredentismo di Mussolini sulla Dalmazia e dal suo populismo della «nazione proletaria» bisognosa di nuovi spazi.</span> Dall' impegno giovanile di Matelica alla partecipazione come comandante partigiano alla Resistenza con i nomi di battaglia di «Este», «Monti», «Marconi» e «Leone» passano più di vent' anni. Come vive Mattei il suo lungo viaggio attraverso il fascismo? Senza la pretesa di fornire risposte assolute, Tedesco ci dà due scabrose istantanee dell' imprenditore marchigiano, che si era trasferito a Milano dove aveva fondato l' Icl, Industria chimica lombarda grassi e saponi. «La documentazione conservata presso l' Archivio centrale dello Stato - sostiene Tedesco - permette di far luce su alcuni aspetti, peraltro sorprendenti del rapporto intercorso tra Mattei e il regime fascista. Scopriamo così un Mattei delatore, come attesta la risposta data al ministero dell' Interno, datata 13 dicembre 1934, del prefetto di Milano, che riferisce della denuncia di Mattei delle espressioni "poco riguardose nei confronti del Fascismo" fatte da un certo Gualtiero Mari durante una conversazione con lo stesso Mattei». Mari, racconta Tedesco, era stato un dipendente della Icl, e non solo fu allontanato per comportamenti scorretti ma denunciato assieme alla moglie da Mattei all' Ufficio politico della milizia per «i loro sentimenti antitaliani». Più interessante l' altro documento riportato da Tedesco. L' appunto di un informatore dell' Ovra del febbraio 1934, in cui si riferiscono le critiche di Mattei al fascismo. È l' inizio di un percorso sofferto che sboccerà nella Resistenza, <span style="font-weight: bold;">ma nel 1934 le obiezioni a Mussolini erano fatte in difesa di un fascismo originario, del «diciannovesimo»</span> che caratterizzò gran parte del fascismo milanese. «Adesso il Duce fa tutto per Roma - scrive l' anonimo agente dell' Ovra riportando l' opinione di Mattei -, e non ascolta il grido di dolore che gli deve giungere da Milano. Certo è che quando la scorsa estate le vecchie camicie nere se ne vennero a Roma, bene gli fecero comprendere il loro sentimento e non risparmiarono gli appunti di dispiacenza... Ma a Milano è anche molto discusso il Corporativismo perché almeno nelle sue prime applicazioni è apportatore di danni ingenti all' Economia...». Mattei squadrista della prima ora, poi fascista critico. Se confermate, le ricerche di Tedesco ci restituiscono un Mattei figlio del suo tempo, lontano dal santino senza macchia funzionale alle battaglie del secondo dopoguerra.<br />
<br />
Messina Dino<br />
<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/giugno/23/Enrico_Mattei_trovata_tessera_fascista_co_9_070623033.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2007/...3033.shtml</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Apro un thread per approfondire la vita di Mattei, al di fuori dell'agiografia (cinematografica e non), e non per parlare dei complottismi sulla sua morte, di cui la rete è già piena.<br />
<br />
<br />
Archivio storico         <br />
RIVELAZIONI Un saggio di Luca Tedesco su «Nuova Storia Contemporanea»<br />
Enrico Mattei, trovata la tessera fascista<br />
«Iscritto al Pnf nel 1922, poi sostenitore critico del regime»<br />
<br />
Enrico Mattei, fondatore dell' industria petrolifera italiana, era anche un genio della comunicazione. A partire dal 1956 avviò la pubblicazione della rassegna «Stampa e oro nero» in cui si raccoglievano tutti gli articoli negativi contro l' Eni, oltre che gli attacchi e i pettegolezzi personali. Nel 1960 la rassegna riportava l' articolo ripreso dal giornale svizzero «Basler Arbeiterzeitung» del 5 novembre 1959 secondo cui Mattei negli anni giovanili era stato <span style="font-weight: bold;">«squadrista fascista»</span>, tanto acceso da arrivare a strappare la barba durante una lite al leader socialista di Matelica. Un altro numero di «Stampa e oro nero» riproponeva un pezzo del «Merlo giallo» in cui si affermava che il giovane Mattei aveva strappato invece i baffi al suo avversario. Aneddoti selezionati con l' aria di dire: guardate cosa vanno raccontando i nostri nemici, inventano episodi assurdi pur di screditare l' Eni e il suo leader. Le numerose biografie di Enrico Mattei, nato ad Acqualagna, nelle Marche, il 29 aprile 1906 e morto a Bascapé il 27 ottobre 1962 in un misterioso incidente aereo, si sono concentrate sul giallo della fine, non sugli anni bui degli inizi, quando il futuro industriale si impiegò come fattorino presso la conceria Fiore di Matelica. Italo Pietra nel suo «Mattei la pecora nera» scriveva che non esistevano pezze d' appoggio per sostenere la tesi di un Mattei squadrista. E Nico Perrone pur sottolineando le simpatie fasciste e nazionaliste si limita ad affermare nella biografia edita dal Mulino nel 2001: «Pare che ne ebbe anche la tessera». Nessuna prova però che scalfisse il santino del cattolico di sinistra iscritto al Partito popolare, dirigente della Resistenza, nemmeno nel saggio di Carlo Maria Lomartire, edito nel 2004 da Mondadori. Ora queste cautele vengono superate in un coraggioso e sintetico articolo che Luca Tedesco pubblicherà sul prossimo numero di «Nuova Storia Contemporanea», la rivista diretta da Francesco Perfetti. Un intervento che sin dal titolo esclude ogni dubbio: «Enrico Mattei squadrista e "dissidente" fascista». Tedesco si sente sicuro perché ha trovato a suo dire prove documentali del tutto inedite riguardanti tre aspetti del «Mattei fascista». Innanzitutto la prova dell' adesione al Pnf. «Un incartamento, peraltro assai scarno, relativo a Mattei, contenuto nell' archivio del Partito comunista: Direzione Nord della Fondazione istituto Gramsci di Roma - scrive Tedesco -, permette di sciogliere qualsiasi dubbio sul punto. L' unità archivistica 29, fasc. 17-1, contiene infatti la scheda di iscrizione di Mattei al Partito nazionale fascista, fascio di Matelica, dove Mattei frequentò le scuole medie inferiori. La data d' iscrizione è il 26 ottobre 1922. Mattei, classe 1906, ha sedici anni. La scheda indica l' assegnazione al reparto Principe». <span style="font-weight: bold;">Un fascista della prima ora, affascinato dall' irredentismo di Mussolini sulla Dalmazia e dal suo populismo della «nazione proletaria» bisognosa di nuovi spazi.</span> Dall' impegno giovanile di Matelica alla partecipazione come comandante partigiano alla Resistenza con i nomi di battaglia di «Este», «Monti», «Marconi» e «Leone» passano più di vent' anni. Come vive Mattei il suo lungo viaggio attraverso il fascismo? Senza la pretesa di fornire risposte assolute, Tedesco ci dà due scabrose istantanee dell' imprenditore marchigiano, che si era trasferito a Milano dove aveva fondato l' Icl, Industria chimica lombarda grassi e saponi. «La documentazione conservata presso l' Archivio centrale dello Stato - sostiene Tedesco - permette di far luce su alcuni aspetti, peraltro sorprendenti del rapporto intercorso tra Mattei e il regime fascista. Scopriamo così un Mattei delatore, come attesta la risposta data al ministero dell' Interno, datata 13 dicembre 1934, del prefetto di Milano, che riferisce della denuncia di Mattei delle espressioni "poco riguardose nei confronti del Fascismo" fatte da un certo Gualtiero Mari durante una conversazione con lo stesso Mattei». Mari, racconta Tedesco, era stato un dipendente della Icl, e non solo fu allontanato per comportamenti scorretti ma denunciato assieme alla moglie da Mattei all' Ufficio politico della milizia per «i loro sentimenti antitaliani». Più interessante l' altro documento riportato da Tedesco. L' appunto di un informatore dell' Ovra del febbraio 1934, in cui si riferiscono le critiche di Mattei al fascismo. È l' inizio di un percorso sofferto che sboccerà nella Resistenza, <span style="font-weight: bold;">ma nel 1934 le obiezioni a Mussolini erano fatte in difesa di un fascismo originario, del «diciannovesimo»</span> che caratterizzò gran parte del fascismo milanese. «Adesso il Duce fa tutto per Roma - scrive l' anonimo agente dell' Ovra riportando l' opinione di Mattei -, e non ascolta il grido di dolore che gli deve giungere da Milano. Certo è che quando la scorsa estate le vecchie camicie nere se ne vennero a Roma, bene gli fecero comprendere il loro sentimento e non risparmiarono gli appunti di dispiacenza... Ma a Milano è anche molto discusso il Corporativismo perché almeno nelle sue prime applicazioni è apportatore di danni ingenti all' Economia...». Mattei squadrista della prima ora, poi fascista critico. Se confermate, le ricerche di Tedesco ci restituiscono un Mattei figlio del suo tempo, lontano dal santino senza macchia funzionale alle battaglie del secondo dopoguerra.<br />
<br />
Messina Dino<br />
<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/giugno/23/Enrico_Mattei_trovata_tessera_fascista_co_9_070623033.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2007/...3033.shtml</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Per uno Stato Palestinese indipendente]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-per-uno-stato-palestinese-indipendente</link>
			<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 14:07:05 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-per-uno-stato-palestinese-indipendente</guid>
			<description><![CDATA[Incollo qui di seguito il testo dell'email inviata da Avaaz.org ai suoi iscritti, così per come l'ho ricevuta.<br />
<br />
Potrà sembrare banale in alcune parti, come anche il video, ma l'obiettivo è quello di raggiungere più persone possibili.<br />
<br />
<br />
<br />
Cari amici, <br />
<br />
Fra 24 ore il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si riunirà di nuovo per discutere la dichiarazione d'indipendenza della Palestina, che si candida a diventare il 194° stato nel mondo.<br />
<br />
Già 700.000 di noi hanno aderito a questa campagna. Ma abbiamo bisogno di più forze per convincere i paesi chiave a votare a favore.<br />
<br />
Avaaz ha prodotto un video breve ed efficace, che racconta la vera storia e spiega perché questa è la migliore opportunità che abbiamo per ottenere la pace.<br />
<br />
Clicca per guardarlo e invialo a tutti quelli che conosci - raggiungiamo il traguardo di 1 milione di firmatari adesso:<br />
<br />
 <br />
<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7TB4WYEawFQ&amp;feature=player_embedded"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7TB4WYEawFQ&amp;feature=player_embedded" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object><br />
<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/mepeaceit" target="_blank">http://www.avaaz.org/mepeaceit</a><br />
<br />
La nostra campagna per lo stato palestinese sta montando, con quasi 700.000 persone tra noi che hanno risposto alla chiamata nel giro di pochi giorni! La campagna è stata sulle prime pagine dei principali giornali, citata all’interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e diffusa via Twitter dal Presidente palestinese in persona. Il Consiglio di Sicurezza discuterà nuovamente la questione questa settimana, ma alcuni governi chiave non hanno ancora preso posizione.<br />
<br />
Alti diplomatici hanno dichiarato ad Avaaz che l’opinione pubblica gioca un ruolo chiave per incanalare il sostegno all’indipendenza. Molte persone però hanno la sensazione di non comprendere a fondo la situazione tanto da attivarsi. Avaaz ha prodotto un nuovo breve video, che racconta la vera storia del conflitto. Se saremo in tanti a vedere il video e a firmare la petizione, potremo creare un’ondata di pressione enorme e influenzare così il voto.<br />
<br />
Troppo spesso i media non ci dicono veramente quello che abbiamo bisogno di sapere per agire. Quasi 10 milioni di persone stanno ricevendo questa e-mail e potranno guardare questo video. Se lo inoltriamo ora a un numero notevole di persone, DIVENTIAMO noi stessi i media, e possiamo determinare l’opinione pubblica. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto, e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto, specialmente nei paesi europei ancora incerti – raggiungiamo l’obiettivo di 1 milione di firmatari prima che si tenga l’incontro dell'ONU questa settimana:<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl" target="_blank">http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl</a> <br />
<br />
Lo scorso mese i Palestinesi hanno presentato la loro dichiarazione d'indipendenza al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Più di 120 paesi li sostengono, ma gli Stati Uniti respingono la proposta e hanno mandato un chiaro messaggio ai loro alleati europei: il sostegno alla legittima dichiarazione palestinese si ripercuoterà duramente nelle relazioni bilaterali. Ora tocca a noi far capire ai principali leader europei che l’opinione pubblica è in favore di questa spinta diplomatica nonviolenta e che dovremmo essere noi la base per le scelte politiche, non importa se questo farà “arrabbiare gli americani”.<br />
<br />
Mentre la maggioranza dei palestinesi e degli israeliani vuole la soluzione del conflitto basata sui due stati, il governo estremista israeliano continua ad appoggiare la costruzione degli insediamenti nelle aree contese. E nonostante i ripetuti sforzi, i decenni spesi in negoziati di pace patrocinati dagli Stati Uniti non sono riusciti a frenare le violenze da entrambe le parti e a far raggiungere un accordo.<br />
<br />
Proprio adesso questa dichiarazione d'indipendenza potrebbe rivelarsi la migliore opportunità che abbiamo per superare lo stallo, evitare un’altra spirale di violenza e spianare il campo da gioco tra le due parti per favorire i negoziati. La nostra campagna sta esplodendo in tutto il mondo – assicuriamoci che arrivi alle orecchie dei principali leader europei il cui appoggio è di cruciale importanza. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto – raggiungiamo il traguardo di 1 milione di firmatari:<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl" target="_blank">http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl</a><br />
<br />
C’è molta disinformazione sul conflitto israelo-palestinese e molti di noi non se la sentono di partecipare in prima persona. Ma questo breve video spiega la situazione in modo chiaro e può cambiare le cose. In quanto network globale di quasi 10 milioni di persone sparse in ogni paese del mondo, noi abbiamo l’opportunità d'influenzare un voto che potrebbe ribaltare una situazione di decenni di violenza. Tutto quello che dobbiamo fare è condividere questo filmato e incoraggiare le persone che conosciamo a unirsi a questa campagna fondamentale per la pace.<br />
<br />
Con speranza,<br />
<br />
Alice, Pascal, Emma, Ricken, David, Rewan e il team di Avaaz. <br />
<br />
PIU' INFORMAZIONI:<br />
<br />
Battaglia (diplomatica) per la Palestina (La Repubblica)<br />
<a href="http://feluche.blogautore.repubblica.it/2011/08/14/battaglia-diplomatica-per-la-palestina/" target="_blank">http://feluche.blogautore.repubblica.it/...palestina/</a><br />
<br />
I palestinesi presenteranno la dichiarazione d'indipendenza all'Assemblea generale dell'ONU, in inglese (Guardian)<br />
<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/14/palestinian-statehood-un-general-assembly" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug...l-assembly</a><br />
<br />
Il ministro israeliano: Tagliate tutti i rapporti con i palestinesi, in inglese (Associated Press)<br />
<a href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5ibKJgqvlCr_xCGw5Xb0kXhOiagjQ?docId=0b01e969e8504d42823abd51c2abf8fc" target="_blank">http://www.google.com/hostednews/ap/arti...51c2abf8fc</a><br />
<br />
L'ONU chiede a Israele di non costruire nuovi insediamenti a Gerusalemme est, in inglese (Ha'aretz)<br />
<a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/un-calls-on-israel-not-to-build-new-settlements-in-east-jerusalem-1.378218" target="_blank">http://www.haaretz.com/news/diplomacy-de...m-1.378218</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Incollo qui di seguito il testo dell'email inviata da Avaaz.org ai suoi iscritti, così per come l'ho ricevuta.<br />
<br />
Potrà sembrare banale in alcune parti, come anche il video, ma l'obiettivo è quello di raggiungere più persone possibili.<br />
<br />
<br />
<br />
Cari amici, <br />
<br />
Fra 24 ore il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si riunirà di nuovo per discutere la dichiarazione d'indipendenza della Palestina, che si candida a diventare il 194° stato nel mondo.<br />
<br />
Già 700.000 di noi hanno aderito a questa campagna. Ma abbiamo bisogno di più forze per convincere i paesi chiave a votare a favore.<br />
<br />
Avaaz ha prodotto un video breve ed efficace, che racconta la vera storia e spiega perché questa è la migliore opportunità che abbiamo per ottenere la pace.<br />
<br />
Clicca per guardarlo e invialo a tutti quelli che conosci - raggiungiamo il traguardo di 1 milione di firmatari adesso:<br />
<br />
 <br />
<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7TB4WYEawFQ&amp;feature=player_embedded"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7TB4WYEawFQ&amp;feature=player_embedded" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object><br />
<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/mepeaceit" target="_blank">http://www.avaaz.org/mepeaceit</a><br />
<br />
La nostra campagna per lo stato palestinese sta montando, con quasi 700.000 persone tra noi che hanno risposto alla chiamata nel giro di pochi giorni! La campagna è stata sulle prime pagine dei principali giornali, citata all’interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e diffusa via Twitter dal Presidente palestinese in persona. Il Consiglio di Sicurezza discuterà nuovamente la questione questa settimana, ma alcuni governi chiave non hanno ancora preso posizione.<br />
<br />
Alti diplomatici hanno dichiarato ad Avaaz che l’opinione pubblica gioca un ruolo chiave per incanalare il sostegno all’indipendenza. Molte persone però hanno la sensazione di non comprendere a fondo la situazione tanto da attivarsi. Avaaz ha prodotto un nuovo breve video, che racconta la vera storia del conflitto. Se saremo in tanti a vedere il video e a firmare la petizione, potremo creare un’ondata di pressione enorme e influenzare così il voto.<br />
<br />
Troppo spesso i media non ci dicono veramente quello che abbiamo bisogno di sapere per agire. Quasi 10 milioni di persone stanno ricevendo questa e-mail e potranno guardare questo video. Se lo inoltriamo ora a un numero notevole di persone, DIVENTIAMO noi stessi i media, e possiamo determinare l’opinione pubblica. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto, e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto, specialmente nei paesi europei ancora incerti – raggiungiamo l’obiettivo di 1 milione di firmatari prima che si tenga l’incontro dell'ONU questa settimana:<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl" target="_blank">http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl</a> <br />
<br />
Lo scorso mese i Palestinesi hanno presentato la loro dichiarazione d'indipendenza al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Più di 120 paesi li sostengono, ma gli Stati Uniti respingono la proposta e hanno mandato un chiaro messaggio ai loro alleati europei: il sostegno alla legittima dichiarazione palestinese si ripercuoterà duramente nelle relazioni bilaterali. Ora tocca a noi far capire ai principali leader europei che l’opinione pubblica è in favore di questa spinta diplomatica nonviolenta e che dovremmo essere noi la base per le scelte politiche, non importa se questo farà “arrabbiare gli americani”.<br />
<br />
Mentre la maggioranza dei palestinesi e degli israeliani vuole la soluzione del conflitto basata sui due stati, il governo estremista israeliano continua ad appoggiare la costruzione degli insediamenti nelle aree contese. E nonostante i ripetuti sforzi, i decenni spesi in negoziati di pace patrocinati dagli Stati Uniti non sono riusciti a frenare le violenze da entrambe le parti e a far raggiungere un accordo.<br />
<br />
Proprio adesso questa dichiarazione d'indipendenza potrebbe rivelarsi la migliore opportunità che abbiamo per superare lo stallo, evitare un’altra spirale di violenza e spianare il campo da gioco tra le due parti per favorire i negoziati. La nostra campagna sta esplodendo in tutto il mondo – assicuriamoci che arrivi alle orecchie dei principali leader europei il cui appoggio è di cruciale importanza. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto – raggiungiamo il traguardo di 1 milione di firmatari:<br />
<br />
<a href="http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl" target="_blank">http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl</a><br />
<br />
C’è molta disinformazione sul conflitto israelo-palestinese e molti di noi non se la sentono di partecipare in prima persona. Ma questo breve video spiega la situazione in modo chiaro e può cambiare le cose. In quanto network globale di quasi 10 milioni di persone sparse in ogni paese del mondo, noi abbiamo l’opportunità d'influenzare un voto che potrebbe ribaltare una situazione di decenni di violenza. Tutto quello che dobbiamo fare è condividere questo filmato e incoraggiare le persone che conosciamo a unirsi a questa campagna fondamentale per la pace.<br />
<br />
Con speranza,<br />
<br />
Alice, Pascal, Emma, Ricken, David, Rewan e il team di Avaaz. <br />
<br />
PIU' INFORMAZIONI:<br />
<br />
Battaglia (diplomatica) per la Palestina (La Repubblica)<br />
<a href="http://feluche.blogautore.repubblica.it/2011/08/14/battaglia-diplomatica-per-la-palestina/" target="_blank">http://feluche.blogautore.repubblica.it/...palestina/</a><br />
<br />
I palestinesi presenteranno la dichiarazione d'indipendenza all'Assemblea generale dell'ONU, in inglese (Guardian)<br />
<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/14/palestinian-statehood-un-general-assembly" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug...l-assembly</a><br />
<br />
Il ministro israeliano: Tagliate tutti i rapporti con i palestinesi, in inglese (Associated Press)<br />
<a href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5ibKJgqvlCr_xCGw5Xb0kXhOiagjQ?docId=0b01e969e8504d42823abd51c2abf8fc" target="_blank">http://www.google.com/hostednews/ap/arti...51c2abf8fc</a><br />
<br />
L'ONU chiede a Israele di non costruire nuovi insediamenti a Gerusalemme est, in inglese (Ha'aretz)<br />
<a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/un-calls-on-israel-not-to-build-new-settlements-in-east-jerusalem-1.378218" target="_blank">http://www.haaretz.com/news/diplomacy-de...m-1.378218</a>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[video La crisi del capitalismo]]></title>
			<link>http://forumsinistra.info/discussione-video-la-crisi-del-capitalismo</link>
			<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 09:55:44 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">http://forumsinistra.info/discussione-video-la-crisi-del-capitalismo</guid>
			<description><![CDATA[<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3fH-_PHwBKw&amp;feature=player_embedded#at=45"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3fH-_PHwBKw&amp;feature=player_embedded#at=45" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3fH-_PHwBKw&amp;feature=player_embedded#at=45"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3fH-_PHwBKw&amp;feature=player_embedded#at=45" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350" quality="high"></embed></object>]]></content:encoded>
		</item>
	</channel>
</rss>
